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Daniele Liotti è “Il bell’Antonio”

ROMA. Evitato, anche perchè troppo ingombrante, il confronto con il film di Mauro Bolognini interpretato dal seduttore per eccellenza del cinema italiano, Marcello Mastroianni e ambientato nel ’60, Il bell’Antonio versione tv si rifà al libro scritto da Vitaliano Brancati nel ’49 per restituire con grande dignità e indubbia qualità di fattura tutta la bellezza provinciale della Sicilia degli anni ’30.
Primo film (gli altri, 10 in tutto, arriveranno nell’arco di 5 anni) di una collezione di tv movie sui grandi romanzi italiani del Novecento, realizzata per Rai Fiction da Angelo Rizzoli, arriva ora sul piccolo schermo Bell’Antonio, che la regia misurata e attenta di Maurizio Zaccaro riesce a rendere godibile per tutta la platea televisiva, anche la più colta. Daniele Liotti è il gran seduttore, quell’Antonio Magnano di cui si raccontano mirabilie maschie e che invece nel momento dell’innamoramento e dunque della prima notte di nozze con l’amata Barbara Puglisi (Nicole Grimaudo), figlia del notaio di Catania, comincia una serie di tristi defaillance sessuali. Come nel romanzo di Brancati, ci sono dramma e comicità insieme nel raccontare questa società borghese della provincia siciliana, in cui il gallismo trova durante il regime fascista rinnovata spinta.
Si ride delle disgrazie altrui, come quando la zitella (Tiziana Lodato) da sempre innamorata del bell’Antonio non si rassegna al matrimonio di lui e profetizza nozze infelici, o quando il padre di Antonio (Luigi Maria Burruano), Alfio, magnifica il figlio in ogni dove, sotto l’occhio amorevole di zio Ermenegildo (Leo Gullotta). Ma poi arriva il dramma e lo struggimento di una coppia innamorata che finisce per logorarsi e disintegrarsi: la moglie infelice sposerà il ricco duca di Bronte e sarà finalmente madre, Antonio, dopo che il padre durante un bombardamento resta ucciso mentre si trova in un bordello per riscattare l’onore della famiglia, si libera finalmente delle sue paure e può (ma il romanzo aveva un altro finale) ritrovare passione e serenità accanto ad un’altra donna, Julia (Andrea Klara Osvart).
Zaccaro ha girato nei veri ambienti del romanzo, la Catania dei palazzi del ‘600, dei saloni borghesi affrescati e delle ville in campagna: «Per me questo è importante in termini di credibilità e autenticità del racconto. Tanti attori poi – spiega – sono di Catania o comunque siciliani».

Il Messaggero Veneto

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Il remake del Bell’ Antonio i grandi libri diventano fiction

ROMA – Il progetto è bello e ambizioso, raccontare l’ Italia del ‘900, i cambiamenti della società e del costume, attraverso i romanzi. Quelli che erano una volta i “romanzi sceneggiati” sono diventati fiction, ma il risultato non cambia. Angelo Rizzoli ha siglato con la Rai un accordo per dieci miniserie: primo titolo Il bell’ Antonio tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati, che ispirò nel 1960 il film di Mauro Bolognini con una coppia di rara bellezza, Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale. Maurizio Zaccaro inizierà a girare il film a Catania il 25 ottobre, protagonisti Daniele Liotti e Nicole Grimaudo. L’ operazione ha un sapore antico, quando la Rai, seguendo il filone della tv pedagogica, realizzava Anna Karenina, i Fratelli Karamazov, La cittadella, E le stelle stanno a guardare, La freccia nera. Rizzoli, appassionato di cinema e storia, non sembra spaventato dal paragone col passato. «Nel caso del Bell’ Antonio abbiamo guardato al libro più che al film di Bolognini, che era ambientato negli anni 60. Noi raccontiamo la Sicilia degli anni Trenta, la storia di un uomo al quale il clima in cui vive toglie ogni voglia di fare. Un personaggio a metà tra il protagonista della Nausea di Sartre e lo Straniero di Camus. Quella di Antonio non è solo impotenza sessuale, il suo è vero male di vivere, il rifiuto di un certo mondo. Non rifacciamo il Bell’ Antonio, ma ricostruiamo una disfatta collettiva – il libro è ambientato tra il ’38 e la fine della guerra – in cui l’ amore tra Antonio e Barbara è solo un aspetto». I libri sono stati selezionati con Walter Pedullà, ma Rizzoli non anticipa l’ intera lista. «Le posso dire che partiamo da Brancati per arrivare a Pontiggia, c’ è stato un grande confronto» spiega il produttore «Per ora prepariamo altri due titoli: Le ragazze di San Frediano di Pratolini (il film era di Zurlini), che è un po’ il simbolo del ritorno dell’ amore nel dopoguerra. Al progetto lavora Paola Pascolini. E La provinciale di Moravia (il film era di Soldati), di straordinaria attualità: la storia di una donna che distrugge la propria vita per il sogno del cinema. Con tutte le ragazzine che si mettono in fila per fare provini ovunque, mi sembra la fotografia dell’ Italia di oggi, una sorta di Io la conoscevo bene. Lo sta scrivendo Laura Toscano. Se il cinema faceva sognare, oggi la fiction televisiva è davvero diventata il nuovo cinema popolare. Le differenze? Guardi, una salta agli occhi. La bellezza dei protagonisti. Tra le tante cose che ha perso il nostro cinema ci sono le facce». Nel Bell’ Antonio la bellezza è un elemento determinante. «E infatti abbiamo scelto Liotti e Nicole Grimaudo, che è bellissima, siciliana e ha talento da vendere.

La Repubblica

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