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IL BELL’ANTONIO

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“Dei siciliani scapoli che si stabilirobno a Roma intorno al 1930, otto per lo meno, se la memoria non m’inganna, affittarono ciascuno una casa ammobiliata in quartieri poco rumorosi e frequentati e quasi tutti andaronoi a fin ire presso insigni monumenti, dei quali però non seppero mai la storia né osservarono la bellezza, e talvolta nemmeno li videro. Che cosa non saltò il loro occhio ansioso di scorgere la donna desiderata in mezzo alla folla che scendeva dal tram? Cupole, portali, fontane… opere che, prima di essere attuale e compiute, tennero aggrottate per anni la fronte di Michelangelo o del Borromini, non riuscirono a farsi minimamente notare dall’occhio mobile e nero dell’ospite meridionale!”

Vitaliano Brancati – Il bell’Antonio – Incipit

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Primo episodio completo

Tratta dal celebre romanzo scritto da Vitaliano Brancati del 1949 e diretta da Maurizio Zaccaro, la miniserie, ambientata nell’Italia bigotta della fine degli anni ’30, racconta la storia di Antonio Magnano, un giovane sensibile e di rara bellezza, noto a Catania per la sua fama di “sciupafemmine” che un giorno scopre di essere impotente. La disfunzione sconvolge la sua vita fino al precipitare della situazione, quando la notizia giunge alle orecchie del padre di Antonio e diventa di dominio pubblico, facendo sprofondare il bel giovane nella disperazione. Ma alla fine proprio attraverso l’amore Antonio troverà il modo per riscattarsi.

Secondo episodio completo

Red line vecto

Daniele Liotti è “Il bell’Antonio”

ROMA. Evitato, anche perchè troppo ingombrante, il confronto con il film di Mauro Bolognini interpretato dal seduttore per eccellenza del cinema italiano, Marcello Mastroianni e ambientato nel ’60, Il bell’Antonio versione tv si rifà al libro scritto da Vitaliano Brancati nel ’49 per restituire con grande dignità e indubbia qualità di fattura tutta la bellezza provinciale della Sicilia degli anni ’30.
Primo film (gli altri, 10 in tutto, arriveranno nell’arco di 5 anni) di una collezione di tv movie sui grandi romanzi italiani del Novecento, realizzata per Rai Fiction da Angelo Rizzoli, arriva ora sul piccolo schermo Bell’Antonio, che la regia misurata e attenta di Maurizio Zaccaro riesce a rendere godibile per tutta la platea televisiva, anche la più colta. Daniele Liotti è il gran seduttore, quell’Antonio Magnano di cui si raccontano mirabilie maschie e che invece nel momento dell’innamoramento e dunque della prima notte di nozze con l’amata Barbara Puglisi (Nicole Grimaudo), figlia del notaio di Catania, comincia una serie di tristi defaillance sessuali. Come nel romanzo di Brancati, ci sono dramma e comicità insieme nel raccontare questa società borghese della provincia siciliana, in cui il gallismo trova durante il regime fascista rinnovata spinta.
Si ride delle disgrazie altrui, come quando la zitella (Tiziana Lodato) da sempre innamorata del bell’Antonio non si rassegna al matrimonio di lui e profetizza nozze infelici, o quando il padre di Antonio (Luigi Maria Burruano), Alfio, magnifica il figlio in ogni dove, sotto l’occhio amorevole di zio Ermenegildo (Leo Gullotta). Ma poi arriva il dramma e lo struggimento di una coppia innamorata che finisce per logorarsi e disintegrarsi: la moglie infelice sposerà il ricco duca di Bronte e sarà finalmente madre, Antonio, dopo che il padre durante un bombardamento resta ucciso mentre si trova in un bordello per riscattare l’onore della famiglia, si libera finalmente delle sue paure e può (ma il romanzo aveva un altro finale) ritrovare passione e serenità accanto ad un’altra donna, Julia (Andrea Klara Osvart).
Zaccaro ha girato nei veri ambienti del romanzo, la Catania dei palazzi del ‘600, dei saloni borghesi affrescati e delle ville in campagna: «Per me questo è importante in termini di credibilità e autenticità del racconto. Tanti attori poi – spiega – sono di Catania o comunque siciliani».

Il Messaggero Veneto

Red line vecto

Il remake del Bell’ Antonio – I grandi libri diventano fiction

Angelo Rizzoli, produttore

ROMA – Il progetto è bello e ambizioso, raccontare l’ Italia del ‘900, i cambiamenti della società e del costume, attraverso i romanzi. Quelli che erano una volta i “romanzi sceneggiati” sono diventati fiction, ma il risultato non cambia. Angelo Rizzoli ha siglato con la Rai un accordo per dieci miniserie: primo titolo Il bell’ Antonio tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati, che ispirò nel 1960 il film di Mauro Bolognini con una coppia di rara bellezza, Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale. Maurizio Zaccaro inizierà a girare il film a Catania il 25 ottobre, protagonisti Daniele Liotti e Nicole Grimaudo. L’ operazione ha un sapore antico, quando la Rai, seguendo il filone della tv pedagogica, realizzava Anna Karenina, i Fratelli Karamazov, La cittadella, E le stelle stanno a guardare, La freccia nera. Rizzoli, appassionato di cinema e storia, non sembra spaventato dal paragone col passato. «Nel caso del Bell’ Antonio abbiamo guardato al libro più che al film di Bolognini, che era ambientato negli anni 60. Noi raccontiamo la Sicilia degli anni Trenta, la storia di un uomo al quale il clima in cui vive toglie ogni voglia di fare. Un personaggio a metà tra il protagonista della Nausea di Sartre e lo Straniero di Camus. Quella di Antonio non è solo impotenza sessuale, il suo è vero male di vivere, il rifiuto di un certo mondo. Non rifacciamo il Bell’ Antonio, ma ricostruiamo una disfatta collettiva – il libro è ambientato tra il ’38 e la fine della guerra – in cui l’ amore tra Antonio e Barbara è solo un aspetto». I libri sono stati selezionati con Walter Pedullà, ma Rizzoli non anticipa l’ intera lista. «Le posso dire che partiamo da Brancati per arrivare a Pontiggia, c’ è stato un grande confronto» spiega il produttore «Per ora prepariamo altri due titoli: Le ragazze di San Frediano di Pratolini (il film era di Zurlini), che è un po’ il simbolo del ritorno dell’ amore nel dopoguerra. Al progetto lavora Paola Pascolini. E La provinciale di Moravia (il film era di Soldati), di straordinaria attualità: la storia di una donna che distrugge la propria vita per il sogno del cinema. Con tutte le ragazzine che si mettono in fila per fare provini ovunque, mi sembra la fotografia dell’ Italia di oggi, una sorta di Io la conoscevo bene. Lo sta scrivendo Laura Toscano. Se il cinema faceva sognare, oggi la fiction televisiva è davvero diventata il nuovo cinema popolare. Le differenze? Guardi, una salta agli occhi. La bellezza dei protagonisti. Tra le tante cose che ha perso il nostro cinema ci sono le facce». Nel Bell’ Antonio la bellezza è un elemento determinante. «E infatti abbiamo scelto Liotti e Nicole Grimaudo, che è bellissima, siciliana e ha talento da vendere.

La Repubblica

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Nonostante il capolavoro di Bolognini rimanga inarrivabile, Zaccaro si accosta all’opera con una certa dimestichezza affidando a un convincente Liotti la parte del protagonista; se è vero che il “taglio” televisivo può far storcere il naso ai puristi del cinema, il film, a mio avviso, ha spunti interessanti tali da consigliarne la visione. Oltre al bravo Liotti, nel cast anche un Burruano che parla un “simpatico” catanese.

Fonte: Il Davidotti Samuel1979

In onda su RaiUno la miniserie in due puntate tratta da Brancati
Nel 1960 il celebre film con Mastroianni e Claudia Cardinale
Il bell’Antonio 45 anni dopo
Liotti: “Ma io non sono Marcello”

Diretto da Maurizio Zaccaro, è il primo della serie “Grandi Romanzi”
Saccà: “Un progetto editoriale di memoria condivisa e appartenenza”


ROMA – Con Marcello non c’è confronto, inutile cercarlo, Daniele Liotti non ci pensa nemmeno. E il “suo” Antonio Magnano, protagonista del film in due puntate di RaiUno Il bell’Antonio, l’attore l’ha portato sul piccolo schermo “con la mia anima, il mio regista, la mia interpretazione. Mi lusinga interpretare un ruolo che è stato di Mastroianni – dice – ma penso che sia impossibile fare dei paragoni”. E’ un altro film, Il bell’Antonio che va in onda sulla rete ammiraglia Rai lunedì 21 e martedì 22 marzo alle 21, rispetto a quello celebre del 1960, diretto da Mauro Bolognini, con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale.

“Sono due prodotti diversi – spiega il direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, durante la presentazione della miniserie a Roma – il film del 1960 è più pessimista, il nostro è più aperto alla speranza. L’unico ‘tradimento è nel finale – aggiunge il produttore Angelo Rizzoli – il libro è stato scritto nel 1945, quando era difficile vedere un futuro per l’Italia, che, invece, si è risollevata. Anche Antonio cade, ma poi si rialza”.

Nel film, Daniele Liotti è quell’Antonio Magnano, studente a Roma, del quale a Catania si favoleggia: sul “continente” prestazioni mirabolanti e infallibili doti di seduttore. Completati gli studi, Antonio torna in Sicilia, si innamora di Barbara Puglisi (nel film, l’attrice Nicole Grimaudo), la sposa. Ma una desolante serie di defaillance sessuali smentisce la vulgata.

Come in Brancati, dramma e comicità si alternano nel ritrarre la società borghese della provincia siciliana degli anni Trenta-Quaranta, e quel gallismo al quale il Ventennio aveva restituito dignità. Si ride delle altrui disgrazie, come quando la zitella (Tiziana Lodato), eternamente innamorata di Antonio, non si rassegna alle di lui nozze e profetizza un’unione infelice. O quando Alfio, il padre di Antonio (Luigi Maria Burruano), elogia il figlio sotto l’occhio amorevole di zio Ermenegildo (Leo Gullotta).

Però poi c’è il dramma, e la disperazione che disintegra una coppia innamorata. L’infelice Barbara che sposa il ricco duca di Bronte e risponde ai richiami del senso materno, e Antonio che si libera delle sue paure e (a differenza di come invece si chiude il romanzo) ritrova passione e serenità accanto a un’altra donna, Julia (Andrea Klara Oscart).

Quelle di Antonio sono diverse impotenze, dice Liotti. “Quella di fronte al dolore che prova per Barbara, che ama e che non riesce a rendere felice. E poi quella nei confronti del padre, tipico ‘gallo di provincia’ degli anni Trenta. Infine – continua il protagonista del film – l’impotenza sessuale di fronte ad una società che considera gli uomini malati come stracci da piedi, come scrive Brancati”.

Il bell’Antonio è il primo di una serie di film, dieci in tutto, da completare nell’arco di cinque anni, della collezione di tv movie sui grandi romanzi italiani del Novecento, realizzata per Rai Fiction da Angelo Rizzoli. Una serie, ha detto Saccà, “che si unisce e completa quel più generale progetto editoriale di memoria condivisa che con fiction come le prossime, dedicate a Cefalonia, De Gasperi, Edda Ciano, Meucci e altre si sta costruendo da alcuni anni. Vogliamo continuare a rendere amabile il gusto di questo paese, e dare un senso di appartenenza”. Il prossimo film sarà Le ragazze di San Frediano di Pratolini, poi seguirà La provinciale di Moravia.

(20 marzo 2005)

La colonna sonora de “Il bell’Antonio” di Maurizio Zaccaro è composta e diretta dal musicista Giovanni Sollima

Giovanni Sollima – Palermo, 24 ottobre 1962 – violoncellista e compositore

Data di uscita 21 Marzo 2005 (Italia)

Genere Commedia

Anno 2005

Regia Maurizio Zaccaro

Attori Daniele Liotti, Andrea Osvart, Luigi Maria Burruano, Carmelo Galati, Nicole Grimaudo, Leo Gullotta, Francesco Di Lorenzo, Anna Malvica Paese Italia

Liotti, affascinante realtà

Un giovane e affascinante attore si fa strada nel cinema e in tv. Daniele Liotti, occhi profondi, nelle vesti del “Bell’Antonio” dimostra ancora una volta la propria bravura.

Daniele Liotti

12.04.2007 – Autore: Rossana Cacace
Abbiamo incontrato Daniele Liotti. E’ simpatico, bello, alto e, chi lo avrebbe mai detto, un gran chiacchierone. In tv l’abbiamo visto di recente nella serie ‘Don Gnocchi’ (2004), per la regia di Cinzia T.H. Torrini, adesso lo ritroviamo nei panni del protagonista de ‘Il Bell’Antonio’(nella foto), miniserie in onda su Raiuno lunedi 21 e martedi 22 marzo in prima serata. Una bella performance, la sua, che conferma la bravura, la naturalezza nel recitare, la bella espressività.

A lui tocca inaugurare il progetto di Raifiction ‘I grandi romanzi italiani del ‘900’, che prevede l’adattamento per la televisione di 10 romanzi italiani del Novecento. Lo sceneggiato è liberamente tratto dal libro di Vitaliano Brancati (1949) che già negli anni’60 aveva  ispirato il regista Bolognini per il film interpretato da Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale.

Si racconta di Antonio Magnano, ragazzo bellissimo e con una fama di ‘sciupafemmine’ e di un tabù chiamato impotenza, che è poi la metafora dell’incapacità emotiva della società intera. Accanto a Liotti ci sono Nicole Grimaudo, Leo Gullotta, Luigi Maria Burruano e tanti altri attori di valore. A fare da splendido set la città di Catania, mostrata nella sua magia, nei suoi profumi.

Ciao Daniele, com’è stata questa esperienza sul set?
Sicuramente positiva! L’aria che si respirava sul set era divertente. Si è creato un grande affiatamento con tutti i miei compagni di avventura. Sono davvero contento di aver potuto interpretare un personaggio particolare, inusuale, molto interiore. Insomma il contrario del ‘supermucho’ che va tanto di moda ai nostri giorni e che poi, a pensarci bene, era anche il modello di riferimento della Sicilia degli anni Trenta in cui vive il bell’Antonio…

Una domanda inevitabile: ti spaventa il paragone con un mito come Marcello Mastroianni?
Faccio una premessa: Mastroianni non ha e non può avere un alter ego perchè è unico e inimitabile. Al massimo si può parlare di un erede ma in questo momento, con la mia poca esperienza, non posso essere io..chissà forse tra 10 anni, forse mai…

Insomma non ti pesa il confronto?
Probabilmente pecco di incoscienza, ma la mia risposta è no. Per me interpretare il suo stesso personaggio è solo un vanto. E poi c’è il gusto della sfida. Sono un attore, come dire, emergente e ho solo voglia di imparare, migliorare…

Parlaci del tuo bell’Antonio…
E’ sicuramente un personaggio tormentato, colpito nel profondo dell’orgoglio. Per un uomo è molto difficile accettare l’impotenza, allora come ai nostri giorni, infatti rimane ancora un argomento tabù. Poi, che dire, io gli ho trasmesso le mie emozioni…

A story about young man during the second world war and his love temptations. 26 November 2008 | by sinceverona

Antonio Magnano is 30 years old and living in Rome for the past ten years.The second world war is just about to begin. Although he is a lawyer, he does not work, because his rich parents in Catania pay for his life style. After a telephone call from his father in which he informs him that he knows of his love affair with a wife of a justice minister he tells him that he can’t give him any more money. But Antonio still does not want to come home. After second phone call from his father in which he informs him that he can’t pay for his apartment he agrees to come home. That same day he meets Julia Rosenberg, who is a refugee from Poland. She is a photographer and Antonio invites her to his apartment, but after a passionate kissing something changes in him and he can not continue. Julia invites him to come with her to London where her brother lives, but Antonio decides to return to Catania. When he arrives to Catania he finds that nothing is changed and that there are old rules he must obey. Unlike the first movie with Marcello Mastroianni the story about Beautiful Antonio is far more complexest. The story evolves around the fascism in Italy and how unwillingly Antonio is to be part of it. Cinematography is also very good, it is like you stepped out of a train and you are back in Italy just before the second world war. The stage is set for a very good story and everything looks believable. Nothing is left unexplained. Danielle Liotti does not play Antonio as just a womanizer but he gives his character a depth. In the scene where he speaks little English I suspect that unlike his character the actor knows it quite well. For me the best looking scene was the one when he meets Julia in Rome by the famous fountain Di Trevi a day before he returns for Catania. The soundtrack of the movie is simply wonderful!

Red line vecto

Ricordando

Luigi Maria Burruano ( Palermo, 20 ottobre 1948 – Palermo, 10 settembre 2017)

Marcello Perracchio (Modica, 16 gennaio 1938 – Ragusa, 28 luglio 2017)

Franco Diogene (Catania, 20 ottobre 1947 – Genova, 27 maggio 2005)

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