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NOTA DI REGIA
C’è una fotografia bella e rassicurante di Mafalda. È stata scattata a Roma dal fotografo ufficiale di Casa Savoia, poco prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale, e vede la principessa con i suoi tre figli maschi: Enrico, Maurizio ed Ottone. Ho guardato spesso questa fotografia. L’ho portata con me un po’ ovunque, […] non volevo dimenticarmi la serenità che traspare da quei volti, la felicità di Mafalda: la felicità di una madre con i suoi figli. Non la gioia di una principessa. Quando si lavora sull’agiografia ci sono dei rischi, è chiaro che ci si pone l’interrogativo di cosa penserà il pubblico, non tanto a proposito dell’esteriorità della vita di un personaggio di dominio pubblico, quanto, piuttosto, in relazione alla sua interiorità. Noi per primi ci siamo domandati come Mafalda abbia vissuto emotivamente certe situazioni, certi sentimenti, cosa abbia potuto provare quando le è stato intimato di spogliarsi all’ingresso del lager di Buchenwald, dandole una semplice casacca da lavoro. La televisione di oggi è il cinema popolare di trent’anni fa. Una volta la gente usciva di casa e andava al cinema, adesso siamo noi a portare il cinema nelle loro case. Certo, da spettatore sono consapevole che sulle reti generaliste, Rai o Mediaset, devo subire numerose interruzioni per gli spot pubblicitari, a differenza delle proiezioni in sala, ma è altrettanto vero che sono proprio quegli stacchi pubblicitari a generare il budget necessario alla realizzazione dei nostri film.
Maurizio Zaccaro, 26.11.2006
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Rocca: per Mafalda di Savoia ho pianto davvero nel lager

ROMA – «Quando mi hanno proposto di interpretare Mafalda di Savoia, sono rimasta perplessa: non sapevo niente di lei» racconta Stefania Rocca «Ho scoperto che non esiste quasi niente, a parte il libro di Cristina Siccardi sul quale è basata la nostra fiction. Niente, o quasi, sul suo carattere, la sua personalità. Perciò sono rimasta ancora più colpita quando ho letto la frase che disse ai compagni di prigionia italiani prima di morire: “Ricordatemi non come una principessa ma come una sorella”. Da lì ho ricostruito la “mia” Mafalda: allegra, amante della musica, romantica, testarda e non formale». Ed è il ritratto una donna vera, quello proposto nel film di Maurizio Zaccaro (in onda domani e mercoledì su Canale 5), interpretato oltre che dalla Rocca, da Franco Castellano, Johannes Brandrup, Clotilde Courau (la moglie di Emanuele Filiberto di Savoia interpreta Giovanna di Savoia), Regina Orioli e Amanda Sandrelli. La Rocca vede Mafalda di Savoia come una principessa lontana dalle favole: trascorrerà l’ ultima parte della vita nel lager di Buchenwald, dove morì nel 1944, a 41 anni, in seguito al bombardamento degli alleati. «Questa donna così “normale”» racconta l’ attrice «ci insegna che c’ è sempre qualcuno che paga per gli errori degli altri. Mafalda era un misto di coraggio e umiltà. Si ritrovò nel lager di Buchenwald, scioccata perché non capiva il motivo della deportazione, ma non smise mai di sperare che venissero a liberarla. Ho pianto mentre recitavo nelle baracche. Sembrava vero. è stato ricostruito tutto nei minimi dettagli. Ho provato un’ angoscia fortissima che mi ha preso al cuore e, alla fine, sono scoppiata a piangere. Siamo abituati a leggere dei campi di concentramento, ma sul set ho vissuto un’ esperienza tremenda». Prodotta da Angelo Rizzoli, scritta da Massimo De Rita e Mario Falcone, la fiction prende il via nell’ agosto 1944 quando Mafalda, internata a Buchenwald da quasi un anno, viene ferita durante un bombardamento. Ricoverata in condizioni disperate nel bordello del campo, inizia a ricordare la sua vita. A partire dalla sala da ballo in cui aveva conosciuto l’ uomo che, a dispetto di tutti, sarebbe diventato suo marito e il padre dei suoi quattro figli: Filippo d’ Assia Kassel. Luterano e lontano dalle strategie matrimoniali utili alla casata, Filippo non era visto di buon occhio dal re d’ Italia Vittorio Emanuele III. Nel ’43 gli eventi precipitano: il Duce viene destituito; il 7 settembre Mafalda riparte da Sofia, dov’ era andata a trovare la sorella Giovanna che assisteva il marito Boris in coma; l’ 8 è a Budapest, il 9 forse qualcuno la informa di ciò che sta accadendo e si appresta a prendere un aereo. L’ aeroporto è già in mano ai tedeschi. Con mezzi di fortuna raggiunge Roma e fa appena in tempo a rivedere i figli; il giorno dopo Kappler la convoca al comando tedesco, per l’ arrivo di una telefonata del marito dalla Germania. Una trappola: arrestata, viene deportata nel lager di Buchenwald, dove è rinchiusa nella baracca numero 15 sotto falso nome (frau von Weber). Al contrario di molte principesse, tiene saldamente in mano la sua vita. Ed è questo tratto di Mafalda ad aver affascinato Stefania Rocca: «Siamo entrambe testarde». L’ attrice (protagonista di Commedia sexy di D’ Alatri accanto a Bonolis) sta girando con Giorgio Pasotti Voce del verbo amore: «Mi sono divertita in tutti e due i film: sono commedie, dopo Mafalda avevo bisogno di ridere».

La Repubblica

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Mafalda Di Savoia
Il coraggio di una Principessa

Regia di: Maurizio Zaccaro

Musica: Andrea Guerra

Marzo 2006

La fiction in due parti trasmessa in prima serata Martedì e Mercoledì sulla rete ammiraglia Mediaset ha rivelato la sua autentica identità: un vero e proprio film degno dello schermo cinematografico!!!
L’accurata ricostruzione di ambienti e costumi, e la sapiente capacità di scegliere le “facce” perfette per i ruoli di contorno sono figlie del nostro cinema più nobile e civilmente impegnato; basta citare le lunghe sequenze ambientate nel lager nazista per far tornare la memoria ai tagli d’inquadratura e alle fisionomie dei personaggi di “KAPO’” (1959) di Gillo Pontecorvo, come anche la rappresentazione delle SS rispetta i canoni utilizzati a partire dal Rossellini di “ROMA CITTA’ APERTA” (1945) fino al Monicelli de “LA GRANDE GUERRA” (1959) ed oltre.
A questo proposito, da evidenziare come sia totalmente cinematografica la scelta di far parlare tra loro i tedeschi in lingua originale, sovrapponendo i sottotitoli in italiano alle immagini, abilmente fotografate dalle luci tenui di Fabio Olmi.
L’ottima regia di Maurizio Zaccaro rende giustizia all’attenta sceneggiatura scritta con Massimo De Rita e alle interpretazioni della bravissima Stefania Rocca (Mafalda), di Franco Castellano (Aldo Maggio, il prigioniero nel lager) e di tutto il cast, particolarmente efficace nel recitare in presa diretta.(Il Quotidiano Del Cinema)

 

Cast: Stefania Rocca, Franco Castellano (II), Johannes Brandrup, Hary Prinz, Clotilde Courau.

Digital Records

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