NOUR” racconta la follia di un mondo che si vuole sempre più diviso fra nord e sud, nel tentativo di rendere l’Europa una fortezza inespugnabile. Spostando il punto di attenzione dal racconto nello sguardo di chi trova la salvezza nell’ultimo (o nel primo, dipende dai punti di vista) lembo di terra italiana, la storia di Nour Al Shabi (Linda Mresy) bambina siriana di undici anni arrivata senza genitori a Lampedusa, diventa così una sorta di “Axis Mundi” attorno al quale si collegano il cielo, la terra e gli inferi, in questo caso rappresentati dal mare che, dal 1993 ad oggi, ha inghiottito più di 35.000 vite umane. Una strategia narrativa che capovolge il rapporto con lo spettatore: non è chi è seduto in sala a guardare le immagini ma sono le immagini a guardare l’indifferenza.

Non mettiamoci quindi a fare solo della sterile politica, a spaccare il capello in quattro, a discettare di cinema o fiction-tv standosene bene al sicuro davanti al proprio pc, magari protetti da una porta blindata. Il mondo deve essere scosso dalle fondamenta perché tutti sappiano quello che sta accadendo nel Mediterraneo Centrale. Non bastano le news dei tg. Non bastano i talk show. Non basta l’obolo all’Ong che ci è più simpatica, Occorre invece che la gente capisca davvero la sofferenza degli altri. L’Unione Europea (se di vera Unione si tratta) deve intervenire radicalmente, trovare la forza di compiere sacrifici, magari anche di essere impopolare, altrimenti tutto continuerà così, giorno dopo giorno, gommone dopo gommone ribaltato in acqua. Quello che sta succedendo non ha precedenti nella storia dell’umanità e a tutto questo dobbiamo reagire secondo modalità altrettanto inedite, dare risposte mai fornite prima. E’ così difficile?

Nel lontano 1200, il filosofo persiano Sa’di di Shiraz ha scritto: “Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo, sono della stessa essenza. Quando il tempo affligge con il dolore una parte del corpo, anche le altre parti soffrono. Se tu non senti la pena degli altri non meriti di essere chiamato uomo”

Ecco, chissà che un piccolo film come Nour possa servire a farci tornare umani, consapevoli che siamo tutti figli di Adamo, appunto. Lo spero. Intanto, se volete, fate il passaparola, dite che questo film esiste, chiedetelo in programmazione ovunque voi siate, nei cinema come nelle scuole e, qualora lo vogliate, quel giorno sarò con voi, magari insieme a Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che durante i suoi trent’anni di lavoro al poliambulatorio dell’isola ha soccorso più di 350.000 esseri umani: donne, uomini e bambini approdati miracolosamente al molo Favaloro.

Maurizio Zaccaro – dicembre 2019

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NOUR. UN RITRATTO SEMPLICE DI UNA REALTÀ COMPLESSA, E DI UNA TRAGEDIA CHE ATTENDE ANCORA UNA SOLUZIONE.

Fonte: MyMovies – Recensione di Emanuele Sacchi
martedì 26 novembre 2019

A Lampedusa sbarcano migranti. Quelli che riescono a toccare la terraferma, quantomeno. Molti invece muoiono annegati, o per ipotermia. Altri ancora arrivano lì, ma sono stati separati dalla rispettiva famiglia: come Nour, una ragazzina siriana costretta dalla guerra a lasciare la propria patria, rimasta senza la madre Fatima. Pietro Bartolo, il dottore che si occupa di soccorrere i migranti, prende a cuore il caso di Nour.

Lampedusa, terra di confine. Luogo della speranza e della sua frustrazione: l'”isola del sale” è stato teatro negli ultimi anni di sbarchi di moltitudini di esseri umani, quasi mai trattati come tali e disposti a tutto per la possibilità di un futuro migliore.

Nour di Maurizio Zaccaro, nella sua semplicità di linguaggio e umiltà di atteggiamento, può vantare diversi meriti. In primis quello di affrontare la vicenda attraverso un caso esemplare, senza presentare verità assolute o facili manicheismi. Anche il personaggio più vicino a incarnare la figura di villain, lo scafista senegalese Sandy, ha modo di esporre il suo punto di vista, attraverso un confronto deciso con Bartolo; e così per una giornalista, che ha la possibilità di smentire il pregiudizio del dottore con i fatti, dimostrando un’umanità che va al di là del sensazionalismo da ricerca dello scoop a tutti i costi.

Zaccaro ritorna a lavorare con Sergio Castellitto, dopo il film tv Il sindaco pescatore, e ritorna sul tema dell’immigrazione dopo L’articolo 2Nour trae spunto da una vicenda realmente accaduta e raccontata in “Lacrime di sale”, scritto dallo stesso Bartolo insieme a Lidia Tilotta a coronamento di un infaticabile lavoro di soccorso e assistenza, fisico e spirituale, svolto dal medico a Lampedusa.

Il suo cinema apparentemente prosaico si rivela nuovamente vincente in Nour, dove la polifonia di personaggi e relativi pareri prova a ricostruire le mille sfaccettature di un dramma in cui è più semplice additare presunti colpevoli che trovare delle soluzioni concrete. I confronti di Bartolo con padre Giovanni o con altri “scettici” rappresentano altrettante occasioni per ridiscutere il nostro ruolo di occidentali privilegiati di fronte a una situazione apparentemente senza via di uscita, e che riguarda tutti noi. Come in una breve scena ambientata in un bar di Lampedusa, quando finalmente Bartolo trova il modo di sedersi e dimenticare, per un attimo, l’affanno continuo tra le corsie dell’ospedale. È qui che un fotoreporter confessa al medico di “votare a destra”, perché terrorizzato da quel che avviene in città come Ferrara, in cui la mafia nigeriana si è impossessata di un intero quartiere. E Bartolo, anziché presentare facili risposte, ascolta, capisce, solo in parte smentisce.

Anche questo apparentemente “indifendibile” punto di vista, secondo la vulgata corrente, ha luogo di esistere nella concezione orizzontale e attenta alle contraddizioni di Zaccaro. Per questo sarebbe semplicistico e miope accanirsi contro i limiti di messa in scena o di budget di Nour, così come attaccarlo per una “televisività” da fiction di prima serata. Il linguaggio del regista, dimesso e vicino alla quotidianità del piccolo schermo, è volutamente privo di ogni orpello autoriale, di qualunque possibilità di strumentalizzare la tragedia per metterla al servizio di un mero esercizio di stile. Zaccaro segue la lezione di Ermanno Olmi, a cui Nour è dedicato: un cinema etico parte innanzitutto dall’umiltà, dal fatto di non voler piegare la realtà o, peggio, la tragedia umana al proprio volere di autore

Cinema – Il fatto quotidiano – Davide Turrini

Nour, mettiamo da parte tutti i riferimenti a partiti e leader politici e guardiamo questo film

Nour, mettiamo da parte tutti i riferimenti a partiti e leader politici e guardiamo questo film

Il film di Maurizio Zaccaro presentato al 37esimo Torino Film Festival, è uno stralcio significativo della quotidianità recente di Pietro Bartolo, il medico che dal 1992 si occupa di soccorrere i migranti sull’isola di Lampedusa. Sergio Castellitto si immerge nel personaggio modello Actor’s

Facciamo tutti una piccola rinuncia. Mettiamo da parte tutti i riferimenti a partiti e leader politici, senza pensare nemmeno a cronaca e tweet, e guardiamo Nour. Il film di Maurizio Zaccaro presentato al 37esimo Torino Film Festival. Stralcio significativo della quotidianità recente di Pietro Bartolo, il medico che dal 1992 si occupa di soccorrere i migranti sull’isola di Lampedusa. Zaccaro, scuola Ermanno Olmi, non è un cineasta che vuole imporre lezioncine morali tra il rosso e il nero, anzi tra l’arancione e il grigio. Il maestro bergamasco ha sempre suggerito una prospettiva umanistica, uno sguardo oltre steccati e divisioni terreni, dritto nell’anima dell’uomo. E Nour rientra in pieno in questa “ipotesi di cinema”.

Bartolo, interpretato da un Sergio Castellitto per il quale abbiamo speso ogni apprezzamento possibile, anche se qui ne servirebbero altri ancora, è ritratto in un incedere semplice e universale, in una paradossale autentica speranza rinunciataria, quella del tentare di svuotare un mare con un cucchiaino. Non c’è enfasi attorno al suo agire, non c’è retorica nel suo parlare, dimostrare, spiegare. Bartolo/Castellitto accarezza come un papa laico gli esseri umani. Sospende ogni giudizio etico, causale e criminale (sugli scafisti è fin troppo gentile, anche se non gliela manda a dire), e semplicemente conforta il più debole. Lo sappiamo, sembra la descrizione di una pagina del Vangelo. Eppure quando incontri un poveraccio, mezzo assiderato, impaurito, distrutto, probabilmente privato degli affetti più cari, cos’altro puoi fare? Poi certo, ci sono le leggi, e per fortuna: un’idea di ordine generale, d’imposizione di regole, la ricerca di un intervento statale che sappia capire l’entità umana del dramma e allo stesso tempo preservare l’equilibrio sociale ed economico per non attivare logiche di diffidenza e paura. Queste ultime righe, però, le abbiamo aggiunte noi. Perché in Nour queste considerazioni più pragmatico politiche non ci sono.

Al centro del racconto, di fianco a Bartolo, c’è Nour, una bambina siriana che in mezzo al caos del naufragio non trova più la madre. Il contesto, appunto, tra ambulatori, uffici, centri per rifugiati, ma soprattutto tra banchine del porto e casermoni dove si allineano sacche pieni di cadaveri, è tragedia muta e solenne. Bartolo prova a rintuzzare il dolore della bimba e di questi sconosciuti. Prova a mettere una piccola toppa, poi un’altra, poi un’altra ancora. Antieroe comune e indefesso riesce a sistemare qualcosa, quasi nulla, ma molto, tanto, praticamente tutto il resto (si veda quel no terribile che fa con la testa a quell’altro signore nordafricano che ha perso il figlio e al quale non riesce a fargli tenerlo il suo falchetto) non può e non riuscirà mai a risolverlo. Perché il film Nour mostra proprio questo: lo sforzo naturale e vano di un essere umano di fronte all’immensità di un caotico creato.

Certo, Zaccaro, in collaborazione con le sceneggiatrici Monica Zapelli e Imma Vitelli, imbastisce una sorta di corollario di personaggi e storia attorno a Bartolo e alla bimba, come la giornalista e il fotografo che cercano di intervistarlo, moglie e colleghi del nostro, la deviazione un tantino morbida sui due scafisti, anche se il cuore della drammaturgia rimane fortemente ancorato in questa rappresentazione altissima dell’anelito umanista del protagonista. Castellitto si immerge nel personaggio modello Actor’s Studio. Studiato il timbro di voce di Bartolo è come se ne sfiorasse continuamente l’essenzialità profonda. Poi si concentra su quegli occhialetti da vista che si spezzano a metà sul petto, continua a toglierseli e rimetterseli, facendolo un gesto ora suo e non più da riprodurre. La misura, infine, con cui, mostra tenacia e debolezza è così priva di una retorica del recitare davvero da applausi. Un’ultima notazione. Registicamente Zaccaro, in questa mescolanza tra documentario e finzione – siamo davvero a Lampedusa -, riesce addirittura ad inserire una forma di osservazione pudica sulla morte: sia finta, ovvero riprodotta in modo magniloquente dentro ad un hangar con decine di sacchi blu pieni di cadaveri; sia vera, con immagini d’archivio del recupero di corpi in mare che si mangiano Fuocoammare di Rosi in un boccone. Chiaro, non esiste gara sulla morte. Ma a Zaccaro viene spontaneo e non artefatto guardare e farci guardare quei dettagli, a Rosi no.

Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO. di Davide Turrini | 25 Novembre 2019

La Repubblica – 16 novembre 2019

Storia di Bartolo – La vita da film del medico antieroe

ROMA — «Vedere Sergio Castellitto con le mie camicie e i miei pensieri è stato come rivedere me stesso », confessa Pietro Bartolo al telefono da Bruxelles e in partenza per il Ruanda per una missione da parlamentare europeo. E in effetti nel film Nour di Maurizio Zaccaro (in anteprima al Torino Film Festival, distribuito in sala da Vision nel 2020), l’attore incarna l’uomo che il mondo ha conosciuto grazie al documentario — Orso d’oro a Berlino 2016 — Fuocoammare di Gianfranco Rosi, il medico che ha accolto nel suo ambulatorio 340 mila migranti portati dal mare in ondate inarrestabili, nel corso degli anni. Un racconto privo di retorica, «ho cercato la verosimiglianza, ho chiesto a Castellitto di evocare Bartolo, non di rappresentarlo », spiega Zaccaro. Chi ha incontrato nella realtà il medico, riconoscerà la sua quotidianità dolorosa fatta di chiamate notturne, corse al porto, l’accoglienza di esseri umani gelati, affamati, con la morte nello sguardo. Le famiglie spazzate via, i lutti, il rito di estrarre dai corpi sotto i teli una piccola quantità di midollo per poterli identificare e dare risposte ai parenti che li cercheranno.

Il cuore emotivo del film è nell’incontro con Nour, bambina siriana che è stata separata dalla madre quando è partito il barcone dalla Libia e di cui Bartolo si prende cura. Attorno alla sua umanità si muovono gli abitanti del villaggio, le forze dell’ordine, la famiglia, i pescatori, una giornalista e un fotografo. «Ho vissuto quasi tutta la vita a Lampedusa, la mia isola, che mi manca tantissimo — spiega il medico — come il mare e la mia famiglia allargata. Guardando il film ho ripensato ai miei dubbi, alle volte in cui, di fronte al corpo di un bambino morto in mare, pensavo di non farcela. A quante volte, in trent’anni, mi sono chiesto se avrei potuto fare di più. Ma mi è anche sembrato di aver fatto bene e sono orgoglioso». «Raccontiamo una storia diversa da quella di Fuocoammare — aggiunge Zaccaro — qualcosa che Bartolo teneva per sé e che poi ha scritto nel libro Lacrime di sale , che è nato dopo il film. Un libro piccolo ma all’interno molto vasto, con i suoi ricordi d’infanzia, il padre pescatore, la finta estrazione con i biglietti per decidere quale dei sei figli sarebbe andato all’università (su tutti i biglietti il padre aveva scritto il suo nome), quando a 12 anni era caduto dalla barca ed era stato a un passo da affogare, sentendosi probabilmente come uno dei migranti che rischiano di essere inghiottiti dal mare. E tanti dettagli del suo crescere — continua il regista — e farsi uomo a Lampedusa. Momenti distanti dalla realtà scottante che era al centro del documentario di Rosi. C’è stato un lungo lavoro di incontri con Pietro e tutta la sua famiglia dell’isola. Sono loro i protagonisti». Zaccaro ha avuto grande cura nel non trasformare Bartolo in un eroe. Rivendica il medico che «aiutare chi ti chiede soccorso è un obbligo e se questo significa essere eroi allora la nostra società è malata».

Il film è pensato per i giovani «che oggi sono incantati dalle sirene e che spero capiscano che cosa significa essere umani. C’è una scena in cui la bambina guarda la foto di una sua coetanea ad Auschwitz. Non paragono l’olocausto nel mare a quello nei campi di sterminino. Ma, usando le parole di Liliana Segre, dico che l’indifferenza di ieri è identica a quella di oggi. Il mio non è un film politico ma umanista». Bartolo ne è convinto, aiuterà come i libri e il documentario «a far conoscere le sofferenze di queste persone che non sono alieni, come ci vuole far credere una politica che punta sull’odio e sulla paura. Sono entrato in politica (nelle liste del Pd, ndr ) perché ho capito che erano la politica e l’Europa che dovevano dare risposte. Sono stato votato da 270 mila persone e devo rispondere a loro: credo nella buona politica, arte nobile e non cattivo comportamento ». Zaccaro dedica il film a Ermanno Olmi. «Abbiamo lavorato insieme quarant’anni. L’ho sentito due giorni prima che morisse, parlava con un filo di voce. Sapeva le difficoltà con cui stavo lavorando, mi ha detto: “Maurizio, ricordati in tutto questo che ogni film ha una sua dignità”. Spero di esserci riuscito »

La Repubblica – Arianna Finos – © 2019

“NOUR” è liberamente tratto da
“Lacrime di sale”
di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta
Mondadori

NOUR/ Sergio Castellitto commuove nei panni di Pietro Bartolo, Zaccaro “stacca” Rosi

Fonte: Il Sussidiario.net 26.11.2019 – Carmine Massimo Balsamo

Nour: una storia di migranti dura e lacrimevole

nour

Tra le isole più belle del nostro Paese e appartenente all’arcipelago delle Pelagie, Lampedusa è sempre più al centro del dibattito mediatico. Non per la sua bellezza o per tradizioni particolari, ma per il delicato tema migranti: essendo l’isola più vicina all’Africa, è il principale porto d’approdo per i profughi nonché la porta d’ingresso verso l’Europa. Negli ultimi anni sono stati registrati naufragi e tragedie sempre più frequenti e, ovviamente, il dibattito politico è sempre più acceso. Ma c’è anche chi vive/lavora a Lampedusa e chi è sempre stato in prima linea, al fianco di chi scappa dalle guerre, dalla fame e dalle violenze: parliamo del medico Pietro Bartolo, interpretato da Sergio Castellitto in Nour di Maurizio Zaccaro, presentate nella sezione Festa Mobile del Torino Film Festival 37.

Il nuovo lungometraggio del regista di Milano – tratto dal libro di memorie “Lacrime di sale” (pubblicato da Mondadori) – racconta la storia di Nour (Linda Mresy), ragazzina di 10 anni che ha affrontato da sola il viaggio verso l’Europa attraverso il Mediterraneo. Di origine siriana, la giovane ha perso il padre, ucciso, e la madre, che in mezzo al caos del naufragio non trova più. A Lampedusa c’è Pietro Bartolo, che tenta di accudirla, ma deve fare i conti con una ragazzina indipendente e ribelle: il medico decide di prendersi cura di lei e, un passo dopo l’altro, riesce a conquistare la sua fiducia…

Dopo aver preso parte al film documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi (Orso d’oro al Festival di Berlino 66 e candidato all’Oscar nel 2017 per il Miglior documentario), Pietro Bartolo è nuovamente protagonista sul grande schermo: questa volta però è Castellitto a vestire i suoi panni in un lungometraggio che mescola documentario e finzione con maestria, andando a lambire il confine tra il vero e il verosimile. Toccante l’inserimento di immagini d’archivio del recupero di corpi in mare: un pugno allo stomaco per lo spettatore, necessario per portare l’opera sulla dimensione della realtà. Attenzione però: non parliamo di spettacolarizzazione del dolore – accusa rivolta ai media in epoca di guerra -, ma di cinema verità, cinema vita. Ci troviamo di fronte a un film che scuote le coscienze e lo fa senza retorica: mostra al mondo cosa succedeva (e succede ancora oggi) a Lampedusa, tra atrocità e sofferenza.

Castellitto sforna l’ennesima interpretazione di altissimo livello, non artificiosa e assolutamente rispettosa. Credibilità e autenticità sono le due parole chiave per leggere Nour, con Zaccaro bravo a ricreare situazioni delicate immerso nella realtà di Lampedusa: in tal senso, non è inopportuno il paragone con La terra trema di Luchino Visconti (anche in questo caso troviamo abitanti del posto prestati a fare gli attori). Naturale l’accostamento con Fuocoammare, ma Nour entra più in profondità e lascia un segno diverso, più netto e doloroso: straordinaria la sintesi tra il vero vissuto, descritto da Pietro Bartolo nel suo libro, e il vero narrato, interpretato da Castellitto sul grande schermo. Un esempio su tutti? Come Pietro Bartolo entra in empatia con i migranti, attraverso un piccolo gesto o con poche parole.

Girato in quattro settimane – con sbarchi veri anche nel corso delle riprese – Nour è dedicato ad Ermanno Olmi e sarà distribuito da Vision nel 2020, una produzione Stemal Entertainment, Ipotesi Cinema in collaborazione con Rai Cinema. Un film che trasmette un messaggio di speranza e che va visto mettendo per un attimo da parte l’orientamento politico: d’altra parte è una storia che ci parla di persone, innanzitutto…

#TFF37 – Nour, di Maurizio Zaccaro – SENTIERI SELVAGGI

25 Novembre 2019 di Antonio D’Onofrio

L’isola di Lampedusa è finita alla ribalta della cronaca in questi ultimi anni per essere una delle porte d’ingresso dei migranti verso l’Europa, la punta dell’Italia più vicina ad un continente, l’Africa, ridotto dalle mille guerre ad essere un territorio ostile dal quale bisogna scappare, e crocevia di un movimento di uomini che arrivano anche dalle zone limitrofe come la Siria o l’Afghanistan per provare ad imbarcarsi. Nour di Maurizio Zaccaro tenta di fare luce su una delle tragedie dei nostri tempi, esseri umani in fuga attraverso il mare e che in quel mare spesso trovano la morte, in balia di trafficanti senza scrupoli e l’indifferenza dell’opinione pubblica, quanto non vero e proprio astio, alimentato da politici in cerca di consenso. Nour è una ragazzina siriana, costretta dagli eventi bellici a lasciare la casa dove è nata. Durante un viaggio pieno di pericoli perde contatto con la famiglia e arriva appunto a Lampedusa, dove un medico, Pietro Bartolo, interpretato da Sergio Castellito, la prende a cuore e tenta di tutto per aiutarla, trasgredendo alla routine impersonale applicata solitamente.
Nasce da una vicenda vera, tratta da un romanzo, Lacrime di sale, scritto proprio dallo stesso dottore, Pietro Bartolo, che da anni porta soccorso alle persone recuperate in mare, colpite da ipotermia e spesso contagiate dalla scabbia. Un dottore che non riuscirà mai a diventare indifferente davanti ai sacchi allineati dei cadaveri, con una missione, lungo quel 35 parallelo che non riesce proprio ad abbandonare, perché “quando nasci su un’isola non puoi vivere da nessuna parte”. Nour è legalmente una minore non accompagnata, destinata a finire in una struttura protetta, mentre lei non vorrebbe altro che tornare in Libia per cercare la madre, Fatima. E quello che vede intorno è soltanto un mondo senza senso, senza appetito. Co-protagonisti del film sono una giornalista che arriva al centro di accoglienza per intervistare Pietro, e poi, colpita dagli avvenimenti, resta essa stessa per aiutare la ragazza, e poi Hassan, un uomo che nel tentativo di raggiungere una nuova vita ha perso un figlio, e lo ritrova dietro un’etichetta identificativa, la 209. Numeri, un cimitero pieno di croci senza nome, questa è la fine di tanti disperati scomparsi senza lasciare traccia, la totale cancellazione dell’identità, la perdita del diritto all’esistenza.
Il film di Zaccaro, che omaggia nei titoli di coda Ermanno Olmi e ha uno stile molto televisivo ed un linguaggio da fiction, segna il ritorno alla collaborazione tra il regista e Castellitto dopo il successo ottenuto con il precedente Il sindaco pescatore (2016) andato in onda proprio sul piccolo schermo. E segna anche il ritorno ad un tema, quello dell’immigrazione, già affrontato nel lontano 1994 con L’articolo 2, dove viene declinato dal lato dell’integrazione. Il film rifugge ogni tipo di retorica, prende ad esempio una singola storia per diffondere un modello di umanità oscurato dalla propaganda odierna, fatta di odio e pregiudizi pilotati ad arte. L’orrore ha bisogno di testimoni dice ad un certo punto Castellitto. Non servono grandi artifici tecnici o estetici, una fotografia appariscente, una colonna sonora importante, anche se trova un piccolo spazio la musica graffiante di James Senese, il segnale di aiuto si propaga ugualmente molto forte, bastano gli occhi di Linda Mresy ed il coraggio di un uomo che, anche se stremato dagli eventi, non vuole dirsi sconfitto.

NOUR by Maurizio Zaccaro Italy 2019 93′ Eng. sub.

Lampedusa is the landing but not the definitive destination of migrants fleeing war, violence, and hunger. A film constructed on the island: the emergency room where Pietro Bartolo (Castellitto) takes care of the refugees, the dock where the rust bucket boats touch land, a home-made radio, the refugee center. This is where Nour arrives, alone and frightened; she is a Syrian girl who has lost her father, who was killed, and her mother, who didn’t board the boat with her. Moving and harsh, one of the many “private” stories we must not ignore. (37° TFF 2019)

Lampedusa è il luogo d’approdo ma non di arrivo definitivo dei migranti in fuga dalla guerra, dalla violenza, dalla fame. Un film costruito nello spazio dell’isola, tra il pronto soccorso dove Pietro Bartolo (Castellitto) si prende cura dei rifugiati, la banchina dove toccano terra le carrette del mare, una radio artigianale, il centro di accoglienza. Qui arriva, sola e impaurita, Nour, una ragazzina siriana che ha perduto il padre, ucciso, e la madre, che non si è imbarcata. Commovente e dura, una delle tante storie “private” che non dobbiamo ignorare. (37° TFF 2019)

Les bateaux chargés de migrants rescapés continuent d‘arriver à Lampedusa. Pietro Bartolo (Sergio Castellitto), le médecin de l‘île, compte les morts et prend s‘occupe des vivants. De l‘un de ces bateaux descend Nour El Shabi (Linda Mresy), une gamine syrienne de 11 ans, seule. Pietro la prend en charge, mais elle s‘enfuit toujours à la recherche de ses parents. Que sont-ils devenus ? Pietro met tout en œuvre pour essayer de les retrouver. Devant l‘inutilité de ses recherches, il s‘adresse à un passeur, malgré tout le mépris qu‘il a pour ce genre d‘individu. Lui sait ce qui s‘est passé lors du départ.

Nour, Bartolo e la missione di accogliere i migranti

“Proteggere persone, non confini”. Castellitto gli dà il volto

TORINO – “C’è un grande murales a Lampedusa su cui è scritto: ‘Bisogna proteggere le persone e non i confini’. Bisogna insomma avere paura solo dei muri mentali”. Così oggi al Torino Film Festival un appassionato Pietro Bartolo, storico medico dell’isola e ora parlamentare europeo eletto nelle liste del Pd, che ha salvato e accolto migliaia di migranti provenienti dal nord Africa. Motivo della sua presenza? La presentazione a Festa Mobile di Nour di Maurizio Zaccaro, film tratto da un suo libro (Lacrime di sale) e con protagonista Sergio Castellitto che veste i suoi panni.

Chi è Nour? Una ragazzina di dieci anni che viene dalla Siria e che ha affrontato da sola il viaggio verso l’Europa attraverso il Mediterraneo. Insomma una delle tante sopravvissute a un naufragio, ma con un dolore enorme dentro il cuore: sua madre, in Libia, solo alla fine non è stata imbarcata e ora Nour non sa più dove sia. Pietro Bartolo (Castellitto), medico dell’isola, se ne prende però cura in modo particolare. La porta nella sua casa, le si affeziona come a una figlia e cerca in tutti i modi di ricostruire non solo il passato della bambina, ma anche il suo presente e il suo futuro. “Mi sono chiesto come mettere in scena con il dovuto rispetto la storia di Nour – dice il regista – . Sono giunto alla conclusione che nulla, in questo film, poteva essere ricreato in modo posticcio. Nour, per essere credibile, doveva collocarsi a metà strada fra il vero vissuto. Insomma quello che Bartolo descrive nel suo libro è il vero narrato che Castellitto interpreta sullo schermo. Due modi di raccontare il vero e il verosimile in modo da rendere una storia, pur complessa che sia, vicina a tutti, anche se affonda le sue radici nella realtà più dura, scomoda e controversa che si conosca”.

Il film, che sarà distribuito da Vision ed è dedicato ad Ermanno Olmi, è firmato Stemal Entertainment, Ipotesi Cinema in collaborazione con Rai Cinema, prodotto da Donatella Palermo ed Elisabetta Olmi. “È stata un’esperienza straordinaria – dice ancora Bartolo -, e sono grato a Castellitto, un grande professionista. Per quanto riguarda il mio lavoro credo, ora più che mai, che sia una missione. Proprio ieri c’è stato un altro naufragio e io credo che non ci si possa assuefare mai a queste cose, perché un naufragio dovrebbe scuotere le coscienze”. E ancora il medico: “Per trent’anni il molo di Lampedusa e stata la mia prima casa. E va detto che devo molto a tutti gli immigrati che ho salvato. Mi hanno cambiato la vita. Io che scrivevo solo ricette mediche mi sono messo a un certo punto a scrivere libri, mi sono poi votato alla politica pur di poter fare qualcosa. I migranti mi hanno addirittura curato da un ictus che è come rientrato di fronte alla mia voglia di tornare in ospedale”. Vera ossessione per Bartolo quella per un bambino che non è riuscito a salvare e ha trovato morto in una sacca per cadaveri: “Aveva i pantaloncini rossi, non lo scorderò mai. Era solo un bambino. Non riesco proprio a dimenticarlo, era solo un bambino”.

FONTE : ANSA.IT

#Villerupt 2: Nour

Posted by: passaparolina in Grande Schermo, In primo piano

L’orrore ha bisogno di testimoni: il film Nour di Maurizio Zaccaro è un fedele testimone delle tragedie che si susseguono nel Mediterraneo e  a Lampedusa, raccontando con toni giusti e pacati la più grande emergenza umanitaria dei nostri tempi.

Tratto dal libro “Lacrime di sale”di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta, il film intreccia la storia di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che  accoglie e cura i migranti che sbarcano sulla sua isola, con quella di Nour, una piccola siriana di 12 anni  arrivata a Lampedusa dalla Libia senza la sua mamma.

Il film è stato il mio coup de coeur  e coup de poing (pugno nello stomaco) della giornata. Dolore, orrore, paura questi sono i sentimenti che dallo schermo si diffondono in platea attanagliando  gli spettatori. Dopo aver visto le immagini del film non si può più ignorare  che il nostro bel mare è diventato un  grande cimitero senza nomi:

“Volevo salvarli tutti,  ma erano troppi e mi scivolavano  dalle mani”, si rammarica nel film, un pescatore amico di Pietro. Noi, invece, possiamo e dobbiamo continuare a  filmare, scrivere, raccontare per non dimenticare l’orrore. La proiezione si è conclusa con un lungo applauso che premia  prima il coraggio e poi la sceneggiatura, gli attori , tutti bravissimi e Sergio Castellitto, semplicemente impeccabile nei panni di Pietro Bartolo. Ornella Piccirillo Hahn

Messaggio: Buongiorno,
Ho visto il Suo film “Nour” a Villerupt la settimana scorsa. Ho scoperto che non è diffuso in Italia e infatti, non ho trovato né trailer, né locandina “ufficiale”, niente. Quindi Le scrivo per dirLe che alcuni giorni dopo, ci penso ancora. Sono stata veramente sconvolta, stupita, affascinata da questo film. Congratulazioni, è un capolavoro. L’ho visto con i miei alunni e da domani, ne parleremo insieme. Sono stati sconvolti anche loro. Spero che “Nour” possa un giorno avere il pubblico italiano che si merita.
Un caro saluto dalla Francia,
Carole

“Nour” Music by Alessio Vlad

Review: Nour

by Vittoria Scarpa

26/11/2019 – Maurizio Zaccaro brings to the big screen an episode from the working life of Pietro Bartolo, the Lampedusa doctor who comes to the aid of migrants, in an important and highly affecting account

Review: Nour

Linda Mresy and Sergio Castellitto in Nour

As two women scroll through their holiday photos at dawn aboard a boat, they hear cries that sound like they’re coming from people in the sea. Little by little, they make them out in the water. They’re immigrants whose boat has sunk in the Lampedusa waters, and it’s with this scene of contrast that Nour opens, the new film by Maurizio Zaccaro presented at the 37th Turin Film Festival within the Festa Mobile section. The director and winner of multiple David di Donatello awards has devoted this most recent work of his to Pietro Bartolo – the Lampedusa doctor made famous by Gianfranco Rosi’s Fire at Sea [+] – recounting one particular episode from Bartolo’s role as coordinator of healthcare activities in response to the immigration emergency experienced by the island (a post he has covered since 2011), taken from his book Tears of Salt: A Doctor’s Story, written in league with the journalist Lidia Tilotta.(The article continues below – Commercial information)

“I saw a child in a sack. I see him when I open my eyes, I see him when I close my eyes”. Bartolo (played here by Sergio Castellitto) carries out his work as if it were a mission: that of saving the largest possible number of lives from among the immigrants whose boats capsize just a few miles from the Sicilian island (the so-called “gateway to Europe”), fleeing from famine, war and torture. We see him in full activity, in a style which straddles fiction and documentary, as he coordinates rescue activities, as he embraces exhausted migrants wrapped in emergency blankets, as he sends a pregnant woman to a secure hospital to give birth. It’s a tiring and, at times, heart-breaking routine, such as the scene where he finds himself having to tell a father that his little boy lost at sea has been found in a blue sack with a number attached to it.

“They say that you get used to it, but I never do”. It’s called humanity. It comes as no surprise, then, that when Pietro finds himself faced with a ten-year-old girl who’s alone and in shock, his first instinct is to take her home with him and give her something to eat. The child’s name is Nour (Linda Mresy). She’s Syrian and she crossed the Mediterranean alone, because her mother didn’t manage to get on the boat with her in Libya. So, before sending her off to a “secure facility”, as is the rule for all the other “non-accompanied minors” (a term which resurfaces multiple times – the voice of bureaucracy), Bartolo will take her particular case to heart and do everything he can to find Nour’s mother.

At various points, Zaccaro’s film – which is perhaps too didactic and monotonous – packs an undeniable emotional punch. Pietro Bartolo is an extraordinary character and, faced with the images of these desperate souls in shock and struck dumb, it’s hard not to feel empathy or knots in our stomachs (there’s no shortage of excruciating scenes where bodies are found underwater). Flashbacks of what happened to Nour before she got on that boat, lines of bodies arranged inside an outhouse and tissue samples taken to establish their identity, family photos found in pockets: the film gathers together the memories of a person who has spent years in the front line rescuing those lost at sea. It’s an invaluable testimony.

Today, Pietro Bartolo works in the European Parliament, and it’s from this base that he tries to stir consciences. “I owe a lot to all those immigrants whom I’ve saved; they changed my life. Before, all I wrote were medical prescriptions; now, I’m writing books to raise awareness of these stories, and I’ve entered into politics so that I can do something about it”, the passionate doctor enthused during the film’s presentation at the TFF, the day after the umpteenth scene of carnage in the Mediterranean. And he added to this a simple footnote which, for many and in today’s society, no longer seems to be of this world: “I’m not a hero, I’m a human being. Saving people is my duty”.

Nour is produced by Stemal Entertainment and Ipotesi Cinema in association with Rai Cinema, and will be distributed by Vision Distribution in 2020.

Nour

Maurizio Zaccaro porta sullo schermo la storia del medico Pietro Bartolo. Lampedusa, i migranti, un film di grande umanità, che però non convince del tutto. Al TFF37 in Festa Mobile

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica, politica e sociale”. Questo è l’articolo 2 della Costituzione italiana, a cui Maurizio Zaccaro aveva dedicato il titolo del suo omonimo film del 1994 (L’articolo 2).

Già allora il regista di Milano si era interrogato sulla questione dei migranti. La vita di un algerino veniva sconvolta dall’arrivo della sua seconda moglie e dei tre figli. L’Italia non accetta la bigamia, e negava alla donna il permesso di soggiorno. L’intelligenza di Zaccaro era di affrontare il problema prima di tutto sotto il profilo culturale.

Venticinque anni dopo il discorso prosegue con Nour. Lampedusa, le strutture di primo soccorso, la disperazione di chi sbarca e di chi accoglie. Una piccola guerra quotidiana, vista con gli occhi del medico Pietro Bartolo (oggi eurodeputato), un eroe che lavora “nell’ultimo lembo di terra italiana”, come si sente alla radio. Il film è tratto dal romanzo Lacrime di sale: la mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza, dove Bartolo racconta i decenni passati ad assistere, a curare e ad “aspettare”. Lo ripete Sergio Castellitto che lo interpreta, lo scrive lui nel suo romanzo. Bartolo è anche stato un personaggio cardine di Fuocoammare di Gianfranco Rosi.

Zaccaro non perde la sua anima militante, analizza i paradossi dell’Italia (come aveva già fatto in Un uomo perbene), si confronta con i temi più spinosi. Cerca di trovare la sincerità in un mondo immerso nel cinismo e nella burocrazia. Nour è molto ambizioso. A metà strada tra documentario e finzione, mettendo davanti alla macchina da presa anche la gente di Lampedusa. Le intenzioni sono encomiabili, in un racconto di grande umanità.

Ma il respiro non è quello del cinema. Sembra più un’opera televisiva, destinata alla prima serata. Non si avverte la tensione del grande schermo, e alcuni passaggi privilegiano la retorica. A brillare è Castellitto, schiacciato tra dolore e senso del dovere. La sua missione è rintracciare la madre di una piccola siriana chiamata Nour. La prende a casa sua, la tratta come una figlia. In fondo si comporta un po’ come un padre, che accudisce tutti quei disgraziati venuti da lontano.

In una sequenza siamo al cimitero, e lui indica un piccolo gruppo di croci senza nome. Vicino svetta un cartello, ignorato da molti, che invita la gente a non abbandonare i rifiuti tra quelle tombe. La tragedia si somma alla tragedia. E forse alla fine sembra davvero che Bartolo/Castellitto abbia ragione quando dice a un militare: “Le assicuro che anche applicando le regole qui è un casino lo stesso”. L’identità dell’Italia si riflette in un’isola “di confine”, e ne esce sconfitta. In un film che avrebbe meritato molto di più.

Fonte: Gianluca Pisacane – Cinematografo – 25 novembre 2019

“NOUR” – LINDA MRESY e SERGIO CASTELLITTO
“Nour” Music by Alessio Vlad

Nour: recensione del dramma di Maurizio Zaccaro in cui Sergio Castellitto interpreta il medico di Lampedusa Pietro Bartolo

Presentato nella sezione Festa mobile è l’adattamento del libro di memorie di frontiera del medico simbolo dell’accoglienza a Lampedusa Pietro Bartolo.

È la sua isola, Lampedusa. Mentre i turisti prendono il sole in barca e i disperati del mare arrivano dalla Libia in condizioni tragiche, spesso non sopravvivendo al viaggio, l’unica certezza è il medico eroe Pietro Bartolo. Una figura di umanità e senso del dovere, imbevuto della sua missione professionale, da alcuni anni uno dei rari esempi positivi della nostra accoglienza. Lui aspetta, cura i nuovi sbarcati applicando con flessibilità le regole (“le assicuro che anche applicandole, qui è un casino”, risponde a un militare troppo zelante); pensa alle famiglie, a non dividerle, a rispettare la sensibilità di chi si affaccia in un nuovo mondo, spesso perché non aveva alternative. Quel nuovomondo non troppi anni fa eravamo noi a cercarlo, partendo da porti vicini verso porti lontani. Una memoria incisa nel nostro DNA che Bartolo ha sempre presente, così come molti dei pescatori di zona, con ben chiare le regole non scritte del mare, l’accoglienza e il salvataggio di chiunque si trovi in difficoltà.

Sono anche loro, insieme ai corpi senza vita che ci accolgono nella prima sequenza, in una notte di luna mentre due turiste si godono la loro barca, i protagonisti di questo film di Maurizio Zaccaro, che parte dal libro di BartoloLacrime di sale (pubblicato da Mondadori), per sintetizzare nella figura della giovane Nour la lotta dei migranti e la loro speranza di riuscire a superare il viaggio compiuto, in tutti i sensi. Un calvario che spesso li ha portati ad affrontare mesi di deserto prima della traversata nel Mediterraneo. Bartolo si affeziona a Nour, iniziando prima a cercare una chiave di comunicazione linguistica con lei, che parla solo arabo, per poi ricostruire la sua storia e scoprire che la sua disperazione è legata al fatto di essere stata divisa dalla madre.

Sergio Castellitto è perfetto nell’incarnare l’umanità sincera e a tratti sbrigativa di Bartolo, la sua capacità di entrare immediatamente in empatia con i migranti, con un sorriso o un piccolo gesto. Durante il percorso di avvicinamento di Pietro e Nour vediamo scorrere una giornalista con il suo fotografo, che si guadagna la compliciità del medico mettendo a frutto la sua conoscenza dell’arabo, migranti insopportabili e altri simpatici, così come i burocrati, o i volontari. Un film realizzato con semplicità e palesi buone intenzioni, il cui spessore risiede soprattutto nel suo valore di testimonianza civile, nel non dimenticare una terra di passaggio, in cui le lacrime di tante vite spezzate e il sale portato a terra dal mare si mescolano. Uno sguardo di speranza, quello di Nour e della madre, per non cedere alle retoriche disfattiste e l’egoismo inumano di chi invita a ripiegarci sempre più su noi stessi.

Fonte: Mauro Donzelli 24 novembre 2019 ComingSoon

CINEMED – MONTPELLIER (FR) – 19 OTTOBRE 2019
TORINO FILM FESTIVAL – 24 NOVEMBRE 2019
«È vero, ho salvato tante vite, a volte già chiuse nei sacchi dove si depongono i morti. Tanti bambini; alcuni li ho anche fatti nascere e allora in quei momenti mi sento bene, mi sento un uomo vero, una persona che dà senso alla propria vita. Certamente non un eroe»
Pietro Bartolo,
medico di Lampedusa, deputato al Parlamento Europeo 2019


  • A Bruxelles arriva la solidarietà: eletto Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa
    Da 30 anni in prima linea a Lampedusa per aiutare i migranti, Pietro Bartolo è eletto con il Pd e 135mila preferenze

Nel generale avanzamento delle destre xenofobe europee, dall’Italia arriva un raggio di speranza: Pietro Bartolo, medico di Lampedusa e candidato con il Pd, è stato eletto e ha trascinato i democratici, con oltre 135mila preferenze nelle circoscrizioni dove era iscritto. 
Da 30 anni attivo come medico del poliambulatorio di Lampedusa, Bartolo in un’intervista rilasciata a Globalist non molto tempo fa affermava l’importanza di “arginare questa deriva populista, sovranista e xenofoba, perché il nostro Paese non merita di essere rappresentato da chi semina paura, ma da chi costruisce speranza. Non merita di essere rappresentato da chi alza muri, ma da chi costruisce ponti”. 
Sempre nell’intervista, Bartolo ha dichiarato la sua intenzione di proporre, da eurodeputato, “una revisione della convenzione di Dublino, per dare alle persone in arrivo la possibilità di raggiungere i Paesi in cui desiderano vivere. Chi arriva in Italia molto spesso non desidera restare nel nostro Paese, ma spostarsi altrove. È necessario garantire la libera circolazione all’interno della Comunità Europea, nel rispetto degli accordi tra Stati membri”.
“La mia carriera di medico” dichiarava Bartolo, “mi ha messo a contatto in questi trent’anni davanti ai crimini più grandi che si possano commettere contro l’umanità intera. Perché quando violenti una donna, stai violentando l’umanità intera, quando torturi un uomo, stai torturando l’umanità intera. Ecco, la mia “dote”, se così possiamo definirla, è che nessuno debba più vedere quel che sono stato costretto a vedere io. Che si aprano subito i corridoi umanitari. E il Mediterraneo torni ad essere un mare di vita, non di morte”.

Fonte: The Globalist 27 maggio 2019

NOUR: FILM MISTERIOSO

“…ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.”Primo Levi

NOUR – scheda tecnica

ITA 2019

UFFICIO STAMPA

Interpreti:

Linda Mresy, Sergio Castellitto, Valeria D’Obici
Raffaella Rea, Thierry Toscan, Elia Moutamid

Soggetto:
Pietro Bartolo(Libro “Lacrime di Sale”)
Lidia Tilotta(Libro “Lacrime di Sale”)
Maurizio Zaccaro
Diego De Silva
Monica Zapelli

Sceneggiatura:
Maurizio Zaccaro
Monica Zapelli
Imma Vitelli

Musiche:
Alessio Vlad

Montaggio:
Paola Freddi

Costumi:
Laura Costantini

Scenografia:
Gaspare De Pascali

Fotografia:
Fabio Olmi

Produttore:
Donatella Palermo
Elisabetta Olmi

Produzione

Stemal Entertainment, Ipotesi Cinema con Rai Cinema

Distributore

Vision Distribution.