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LA FELICITA’ UMANA – FILM COMPLETO – ITA

Vasto come l’oceano e mutevole come il cielo stellato, il concetto di “felicità umana” è diventato l’oggetto di indagine di Maurizio Zaccaro nel corso di una vita, da quando, da studente pendolare milanese, ricorda di aver divorato “il superpocket da 350 lire de La conquista della felicità di Bertrand Russell”. Per raccontare la quest verso la comprensione attuale di uno stato emozionale così indefinibile, il cineasta si è avvalso delle suggestioni e delle opinioni più disparate provenienti dall’attraversamento geografico, politico e culturale del pianeta: questo a implicita dimostrazione che il desiderio di felicità è forse uno dei rari aspetti che accomuna e ha accomunato chiunque nella corso della Storia.
Una barca a vela spezzata s’impone sulla locandina de La felicità umana, altrimenti tradotto in sottotitolo come Le Bonheur Humain – Human Happiness. Non è spiegato il motivo della scelta di un’immagine così apparentemente lontana dall’idea di “felicità” come da contemporaneo immaginario collettivo, eppure essa naviga in un senso di pertinenza giacché intimamente connessa con quanto lo stesso Zaccaro ha scelto quale logline del suo film. Si tratta di un intrinseco legame fra l’idea stessa di desiderio e quella di felicità che Seneca mirabilmente teorizzò sentenziando “Povero non è colui che possiede molto, ma colui che desidera di più”. Oggi la frase senechiana appare di un’attualità feroce e stringente, di portata rivoluzionaria quanto la necessità che lo stile di vita consumistico predominante capovolga i propri connotati affinché non solo si possa “immaginare la felicità”, ma addirittura la sopravvivenza del genere umano.
Il documentario di Zaccaro si appropria strutturalmente di questo paradigma e in virtù di esso inanella una serie di opinionisti interrogati sul tema, includendo esimi filosofi, economisti, attivisti, registi, attori, scrittori, sperimentatori, politici, suore e – sul finire – una semplice vecchietta. L’indagine trasporta il regista inizialmente nella Francia di due teorici “illuminati” come Serge Latouche e André Comte-Sponville, ai quali è affidata la spiegazione dell’imprescindibile connotazione tra economia e la percezione attuale di felicità umana, ormai non solo sradicata dall’astrattismo sacrale del Medio Evo ma anche mutata da collettiva a individuale. In altre parole, l’essere umano contemporaneo ha l’impressione di essere felice se vive nel benessere materiale e nella sicurezza dal pericolo: tutto il resto porta inesorabilmente all’infelicità. Tale lapalissiana premessa, ben strutturata nel pensiero dei due filosofi, apre il campo alle riflessioni successive su cui – in definitiva – poggia il capovolgimento di cui sopra già profetizzato da Seneca. Sono infatti le voci raccolte in vari Stati del mondo da Zaccaro a (di)mostrare quanto in realtà quell’idea di felicità non sia appunto altro che un’impressione e che, peggio ancora, può portare solo all’annientamento dell’umanità perché si nutre di sentimenti contrari all’umanesimo più profondo. Soprusi, guerre e violenze di ogni forma e natura orientate al “possedere sempre di più” hanno di fatto condotto a una gerarchia di poteri ben lontani se non opposti alla felicità.
La proposta di cui si fa carico il documentario attraverso le voci degli intervistati è dunque quella di interrompere tale circolo vizioso e indirizzarsi verso una sobrietà nei consumi che possa finalmente scollegare l’economia finanziaria e mercantile dal desiderio di felicità. Non è un caso che la Danimarca, ovvero il Paese “più felice del mondo” secondo il Rapporto Mondiale della Felicità 2016, sia abitato da cittadini che “sanno accontentarsi”. Non per ultimo, il film amplifica il discorso, testimoniando al suo pubblico che senza una vita di relazioni è impensabile essere felici: parola di diversi funzionari e manager di successo che hanno scelto di liberarsi dalla schiavitù di un lavoro che impediva loro di vivere le gioie famigliari. Rigoroso e ambizioso, La felicità umana manifesta la struttura e l’estetica di un “saggio cinematografico” a tema costruito con dedizione, logica, ricca documentazione ma anche con un buona capacità di empatizzare con gli spettatori.

Anna Maria Pasetti My Movies
 
Red line vecto
 

La felicità umana: un quadro appassionato, ma non certo roseo, dell’attuale stato emotivo della popolazione mondiale

Che cos’è la felicità? Cosa possiamo fare per raggiungerla? Gli abitanti del mondo odierno stanno davvero facendo il meglio possibile per rendere e rendersi felici? A queste e altre domande cerca di rispondere La felicità umana, dando parola a un coro di voci variegate ed eterogenee, ognuna con proprie idee e la propria ricetta per vivere meglio. Assistiamo così a un continuo passaggio del testimone fra filosofi, artisti, economisti e persone della porta accanto, che come tante tessere di un puzzle apportano i loro contributi, spesso in antitesi fra loro, nel dipingere un quadro appassionato, ma non certo roseo, dell’attuale stato emotivo della popolazione mondiale.

Maurizio Zaccaro è abile nel gestire con i giusti tempi e modi le diverse personalità a sua disposizione, senza lasciare che nessuna di esse diventi preponderante all’interno della narrazione. Inevitabile che con così tanta carne al fuoco qualche passaggio e alcune delle tante storie umane risultino meno centrate e azzeccate, soprattutto nella parte finale, ma il risultato è comunque un prodotto di grande sensibilità e profondità, che in poco più di un’ora ci mostra vizi e miserie della nostra società, con il discreto ma deciso accompagnamento delle musiche originali di Yo Yo Mundi e Andrea Alessi e di brani di Beethoven.

Fra i passaggi più intensi e toccanti ci sono sicuramente le tristi e dolorose immagini degli atroci attentati perpetrati dall’Isis in Francia, che portano a una lucida e severa riflessione da parte di André Comte-Sponville sui danni che il fanatismo religioso ha fatto e continua tuttora a fare nella mente e nelle vite delle persone. Su schermo scorrono poi le immagini e le parole del celebre discorso di Robert Kennedy sul PIL, unità di misura economica che indica la ricchezza di un popolo, ma che non comprende aspetti e attività fondamentali nel determinare la salute e la felicità delle persone. Argomentazioni simili arrivano anche dal discorso dell’ex presidente uruguaiano José Mujica, che invoca più tempo libero per le persone e meno energie spese nel lavoro.

Tessendo la sua trama, che con il passare dei minuti prende sempre più forma, Maurizio Zaccaro continua la sua ricerca della ricetta perfetta per la felicità dando voce ai singoli: una coppia italo-danese che spiega perché la Danimarca è considerata la nazione più felice del mondo, una suora che ha trovato il senso della propria esistenza in una vita umile e interamente dedicata alla fede. Esperienze di vita diverse, ma accomunate dalla capacità di trovare gioia e soddisfazione in una vita semplice e modesta. Il fine ultimo de La felicità umana è infatti proprio quello di mostrare il fallimento di un intero sistema, che con la sua corsa sfrenata verso la ricchezza e il superfluo ci sta inesorabilmente rendendo tutti più tristi e soli, facendoci perdere di vista la gioia delle piccole cose e dei rapporti affettivi.

La felicità umana cerca nel particolare la chiave di volta per comprendere l’universale

La felicità umana è un film onesto e sincero, che cerca nel particolare la chiave di volta per comprendere l’universale, fornendo utili spunti di riflessione per la ricerca della tanto agognata felicità. Un piccolo grande film, certamente non adatto a tutti i palati, ma che saprà stimolare e soddisfare chi sarà disposto a coglierne la più intima essenza.

Marco Paiano

Red line vecto

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Film completo versione italiana
Film complet en français

Full movie – English version