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BLEU

Un breve romanzo diviso in due tempi “cinematografici” che scorrono paralleli. Due storie ovviamente destinate a intrecciarsi fra loro. Nella prima, un’anziana attrice di prosa affronta con originale determinazione le avvisaglie dell’Alzheimer. Nell’altra, una giovane donna sfida con coraggio la malattia della persona amata, fino alle estreme conseguenze. In questa biforcazione del destino che avvolge i protagonisti di entrambi i racconti non viene dato alcuno spazio alla mestizia ma solo al paradosso, a volte involontariamente comico, che determinate situazioni portano con sé. Ovvero, la capacità d’inventarsi di tutto pur di sconfiggere, anche a costo di dolorosi sacrifici, le avversità che la vita ci riserva e, con esse, le menzogne delle multinazionali del farmaco che detengono il monopolio delle cure sulla nostra salute. “L’ultima volta che sono andato dal dottore mi ha dato tante medicine che, una volta guarito, sono stato male per un mese intero”. La battuta è di Groucho Marx.

il testo è stato portato inscena in forma di monologo da Valeria D’obici (nell’ambito del Montefeltro film School Festival) e , più recentemente a Torino, da Anna Cuculo.

ANNA CUCULO AL TEATRO GOBETTI IN “BLU”

Il 11 Ottobre 2021 dalle ore 21.00 alle ore 23.59

Via Gioacchino Rossini 8, Torino

Anna Cuculo Group

BLU
Monologo sul tema dell’Alzheimer
Interpretato da Anna Cuculo
Adattamento dal romanzo Bleu di M. Zaccaro a cura di A.Cuculo e M.Zaccaro
Regia di Federica Crisà
Musiche originali di Angelo Chionna
Voce fuori campo di Albino Marino
Scene e costumi: Monica Cafiero – Luci: Rebecca Agostinelli

Il blu è la realtà invisibile che diventa visibile
Yves Klein


Maurizio Zaccaro, regista e sceneggiatore cinematografico, ha pubblicato nel 2017 con Maggioli Editori un romanzo intitolato Bleu, due racconti che si intrecciano e portano il peso di un interrogativo: l’eutanasia. Con una scrittura toccante e sempre rispettosa del dono della vita, l’autore però non concede spazio alla mestizia, bensì al paradosso, a volte involontariamente comico, che
determinate situazioni portano con sé: ovvero, la capacità di inventarsi tutto pur di sconfiggere, anche a costo di dolorosi sacrifici, le avversità che la vita ci riserva e, con esse, le menzogne delle multinazionali del farmaco che detengono il monopolio delle cure sulla nostra salute.
Ci siamo appassionati a entrambi i racconti; per ora abbiamo affrontato il primo, la cui protagonista è Adriana, un’anziana attrice di prosa che affronta con originale determinazione le avvisaglie dell’Alzheimer ponendosi la prospettiva dell’eutanasia attiva.
“…Quando aveva valicato il confine fra l’essere sana o irrimediabilmente malata? Che cosa stava interpretando quando, con un irrefrenabile tremore alle gambe, si era accorta che dalle labbra non uscivano più le battute che era abituata a recitare da anni? Non se lo ricordava…. Subdola come un
serpente nell’ombra, la strega stava stirando la sua mente come un mattarello sulla pasta…”
Nell’adattamento abbiamo cercato di renderne i forti contenuti e quella sottile comicità derivante proprio dal paradosso che spesso si presenta in determinati momenti della vita.

(ANSA) – TORINO, 05 OTT – Affrontare l’arrivo dell’Alzheimer sulla propria pelle, con un tocco di leggerezza, al limite del paradosso, che diventa, involontariamente comico.

E quanto fa Adriana, un’anziana attrice con i primi sintomi della malattia, protagonista del monologo ‘Blu’, interpretato da Anna Cuculo, in scena al Teatro Gobetti l’11 ottobre.

L’incasso derivato dallo spettacolo, adattamento dall’omonimo romanzo ‘Blu’, di Maurizio Zaccaro, a cura della stessa Cuculo, sarà devoluto in parte all’Associazione Alzheimer Piemonte.

Il testo di Zaccaro, centrato sul tema dei limiti estremi dell’esistenza, fino alla morte stessa e all’eutanasia, ha una scrittura toccante e sempre rispettosa del dono della vita, ma senza concedere spazio alla mestizia, con un occhio rivolto ad una certa comicità dell’esistenza stessa e della malattia.
    “Nell’adattamento – dice Cuculo – abbiamo cercato di renderne i forti contenuti e quella sottile comicità derivante dal paradosso che spesso si presenta in determinati momenti della vita”.
    “Che cosa stava interpretando quando, con un irrefrenabile tremore alle gambe, si era accorta che dalle labbra non uscivano più le battute che era abituata a recitare da anni? – si legge nel testo – Non se lo ricordava…Subdola come un serpente nell’ombra, la strega stava stirando la sua mente come un mattarello sulla pasta…”. (ANSA).
   

E

BLEU

ESTRATTO

Le avevano detto che non esisteva nessuna pozione magica per sconfiggere la strega, Adriana la chiamava così, però qualcosa che ne rallentava la devastante progressione c’era. Ben magra consolazione. Distruzione delle cellule, demenza degenerativa, Alzheimer insomma. Parole terribili, mitigate solo dai sorrisi ebeti di amici e colleghi che le suggerivano di fare un fascicolo  di  parole  crociate al dì, perché così il cervello si mantiene “vigile” e le cellule non muoiono come tante formiche asfissiate dal Baygon. Sì, sì. Diceva a tutti Adriana. Le faccio, non vi preoccupate che le faccio. Ma poi si limitava a leggere le vignette che, oltretutto, nemmeno la facevano ridere. Un’unica cosa confortava Adriana, sola nella sua raffinata casa romana: il silenzio. Luminosa e spaziosa, con le ampie finestre che si affacciavano sul cielo quasi sempre azzurro, quella casa era da più di trent’anni il suo porto d’arrivo dopo le estenuanti tournée in giro per l’Italia, ma anche all’estero. Il silenzio e quella luce la rigeneravano, le davano la forza di andare avanti anche senza una famiglia, gli affetti, gli amori.

Quelle cose lì insomma, che fanno più sopportabile la vita, almeno così si dice. Non che non ne avesse avute di storie anzi, ma per un motivo o per l’altro evaporavano nel nulla tutte nello stesso modo. Meglio non andare oltre… Diceva lei al “cretinetti” di turno. Meglio non farsi del male. E a quelli non sembrava vero, la prendevano in parola e scomparivano con il vento sotto le suole. Ora, che di anni ne aveva settantacinque, non c’era più bisogno di dire e di fare niente. La bellezza non era svanita, era semplicemente stata lavorata dal tempo. Lo sguardo era man mano diventato più acquoso, la pelle si era raggrinzita adattando così volto e gesti ai ruoli “da vecchia” che ormai le offrivano. L’affascinante Ljuba Andreevna Ranevskaja felice solo nel suo Giardino dei Ciliegi, un testo che sapeva interpretare, come avevano scritto in tanti, meglio della Cortese, era ormai solo una sbiadita fotografia, incorniciata in peltro, immobile sopra una mensola della libreria. Quando aveva valicato il confine fra l’essere sana o irrimediabilmente malata? Cosa stava interpretando quando, accompagnato da un irrefrenabile tremore alle gambe, si era accorta che dalle labbra non uscivano più le battute che era abituata a recitare da anni? Non se lo ricordava. Si ricordava invece con orrore l’espressione preoccupata dell’impresario che, il giorno successivo, l’aveva convocata nel suo ufficio. Era stanca forse? Aveva bisogno di riposo? Si poteva valutare una “temporanea” sostituzione. Adriana, che si era imposta di minimizzare l’accaduto, non voleva farsene una ragione, forse nemmeno capiva cosa in realtà le stava proponendo l’impresario. Sta di fatto che era

stata sostituita da una collega più giovane e, come diceva lui senza tanti giri di parole, più adeguata al ruolo. Nell’appartamento di via Rodi era cominciato così il pellegrinaggio di colleghi e amici. Visite  prima  quotidiane,  poi sempre più saltuarie. Ora non vedeva più nessuno da tempo. Da quanto? Non se lo ricordava. A volte sfogliava l’agenda, cercava qualche amica da invitare se non per cena almeno per un tè, ma alla fine si fermava al prefisso e interrompeva la telefonata. L’unica volta che era andata fino in fondo le aveva risposto il marito dell’amica che, con tono seccato, le aveva detto: Hai voglia di scherzare oggi, Adriana? Giovanna se n’è andata due anni fa, dai, su… E aveva riattaccato. Se n’era andata cosa voleva dire? Che era partita? Che era morta, forse? Non l’avrebbe mai saputo. Subdola come un serpente nell’ombra, la strega stava stirando la sua mente come certe donne, specialmente dalle sue parti, sanno fare con pasta e mattarello. La casa era sempre la stessa, le cose da fare sempre quelle eppure, a ben vedere, qualcosa di strano c’era anche lì. In un primo momento Adriana non ci aveva fatto caso ma poi si trovava come ipnotizzata davanti ai quadri appesi alle pareti. Li guardava per minuti interi, immobile davanti al suo nome stampato a grandi caratteri su locandine teatrali che, al momento, non le dicevano assolutamente nulla. E sotto il suo nome, come a ribadire che era molto più importante l’attrice dell’opera, solo il titolo: Il giardino dei ciliegi, L’anitra selvatica, La Betìa, Madre Coraggio e i suoi figli, e tanti altri: una vita sul palcoscenico. Ma quale vita? La sua? Era proprio lei? Adriana, Adriana che ti succede? Si diceva. Poi un’altra voce spodestava la prima e intimava: Ma chi mai li avrà appesi al muro? Buttali via, non sono roba tua, buttali… No, non darle retta, sei tu quella lì, proprio tu! Tornava ad ammansire la prima voce. Sprazzi di lucidità in conflitto con la strega. Il nero contro il bianco. Questo Adriana lo sapeva bene, ma doveva fare alla svelta. Doveva agire in prima persona e subito, prima che qualcuno, fra i pochi amici rimasti, si fosse sentito in obbligo di darle una mano appioppandole una badante. Non l’avrebbe sopportato. Non doveva finire così, piuttosto sarebbe stato più giusto morire, magari in una di quelle cliniche svizzere dove ti fanno bere un bicchierino di qualcosa e ciao. Almeno questo era un concetto ancora nitido, uno sbarramento a doppio, triplo filo spinato come quelli che si vedono nei film di guerra, dietro il quale attendere il nemico. E così un giorno di tarda estate, con il caldo ancora feroce, nell’immenso stridore delle cicale, Adriana decideva, in completa solitudine, che la misura era colma. Avrebbe pensato lei al suo futuro non qualcun altro, e sapeva  benissimo come.

mauriziozaccaro Mostra tutti

Regista e sceneggiatore italiano.
Italian film director and screenplayer.

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