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LO SMEMORATO DI COLLEGNO

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SINOSSI PRIMO EPISODIO
Nel 1926, un barbone viene arrestato mentre sta rubando un vaso nel cimitero israelitico di Torino. Quando lo portano in Questura, dà segni di squilibrio e dichiara di non sapere chi sia. Lo ricoverano nel manicomio di Collegno, nella speranza di fargli tornare la memoria.
Un anno dopo, il dottor Rivano, direttore del manicomio, rivela l’esistenza dello Smemorato a Luigi Astolfi della Domenica del Corriere, che pubblica un articolo corredato da una fotografia. Da quel momento la storia diventa un caso che appassiona l’Italia e centinaia di persone si dicono certe di intravedere una somiglianza tra l’uomo misterioso e un parente scomparso. Ma la famiglia che sembra più convinta del riconoscimento è quella del professor Giulio Canella di Verona.
Sua moglie Giulia, una bella donna che non ha mai perduto la speranza di rivedere il marito disperso in Macedonia durante la guerra mondiale, si reca in manicomio dopo che il cognato e alcuni amici hanno già effettuato una serie di confronti sorprendenti. Perché anche se con molti buchi neri, l’uomo parla correntemente il francese e il latino e i suoi modi ricordano in maniera impressionante quelli del professor Canella.
Messa a faccia a faccia con lui, Giulia rimane senza fiato. Ma anche lo Smemorato scoppia in lacrime. Il loro abbraccio è talmente emozionante da convincere i medici e anche il commissario Finucci, che si sta occupando del caso. Astolfi scrive un articolo memorabile.
Il giorno dopo, l’uomo viene dimesso e affidato a Giulia perché possa ricongiungersi a lei e ai loro due figli. Ma quello che sembra un lieto fine è solo l’inizio di un enigma che ancora oggi non è stato risolto.
In pochi giorni lo Smemorato si ricuce perfettamente addosso i panni del professor Canella, lasciando di stucco parenti e amici. Ma è soprattutto con Giulia che scatta una scintilla speciale. Nel primo momento di intimità che consumano insieme, la donna si rende improvvisamente conto di essere finita nelle braccia di un uomo che dieci anni prima non l’aveva mai baciata né accarezzata in quel modo. Ma invece di fare un passo indietro, decide di lasciarsi completamente andare.Gli articoli sullo Smemorato che ha ritrovato un’identità ed una famiglia si moltiplicano. Astolfi e tutti i cronisti italiani inseguono la coppia. Ma è in agguato un colpo di scena. Alla vigilia del rientro a casa a Verona, il commissario Finucci si presenta con l’ordine di riaccompagnare l’uomo in manicomio. Ufficialmente per il disbrigo di alcune formalità. In realtà, per metterlo a confronto con una proletaria torinese che una lettera anonima ha indicato come la sua vera moglie. Lo Smemorato non sarebbe affatto il professor Canella, bensì Mario Bruneri: tipografo, simpatizzante socialista e soprattutto truffatore incallito. Giulia è sconvolta, ma non vuol credere a una parola di quella lettera. E decide di seguirlo a Collegno.
Il confronto tra Rosa Bruneri e lo Smemorato è drammatico. L’uomo insiste a dichiarare di essere il professor Canella persino quando la donna lo mette di fronte al figlio Giuseppe. Ma ormai le parole non bastano più, la magistratura vuole vederci chiaro. Anche perché l’Osservatore romano ha cominciato a porre in prima pagina un dubbio etico non da poco: se lo Smemorato fosse Bruneri, chi dovrebbe pagare per aver consentito a un truffatore di infilarsi nel letto di una vedova madre di due figli?
Il riferimento a polizia e magistratura, ma in definitiva allo Stato fascista è fin troppo scoperto. Poco alla volta il romanzo popolare dello Smemorato comincia a stingersi e a smuovere altri interessi.

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SINOSSI SECONDO EPISODIO

Allo Smemorato vengono prelevate le impronte digitali. La comparazione con quelle di Bruneri, conservate nell’archivio centrale della polizia, non ammette dubbi: sono identiche. Una serie di persone truffate dal tipografo torinese giura di averlo riconosciuto. E un ex ricoverato del manicomio racconta addirittura che durante la degenza l’uomo gli aveva consegnato una serie di lettere da portare alla sua amante, una certa Milly. La donna, portata a Collegno, lo identifica per Bruneri. Astolfi capisce al volo che può essere una fonte inesauribile di rivelazioni e la aggancia all’uscita dal manicomio promettendole fama e successo in cambio di notizie.

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Di fronte al fuoco incrociato di testimonianze e riscontri che inchiodano lo Smemorato alla sua vera identità di truffatore, di fronte a Rosa Bruneri che la affronta nei corridoi del manicomio, Giulia Canella non arretra di un solo millimetro: per lei quello è e resta Giulio, suo marito. E da suo padre Francesco pretende e ottiene sostegno, al punto che come legale di famiglia viene ingaggiato un uomo del regime: Roberto Farinacci.
Lo Smemorato viene spiato, perquisito, sottoposto a perizie contrapposte a prove di ogni genere. E di fronte a padre Agostino Gemelli che era amico personale del professor Canella e lo tempesta di domande religiose, crolla miseramente. Ma nemmeno questo incrina le convinzioni di Giulia, che ormai è sicura di essere vittima di un complotto.

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Comincia una serie infinita di processi nei quali Farinacci cerca di far passare una tesi affascinante: quella dello scambio di persona avvenuto dopo l’arresto dell’uomo che stava rubando al cimitero. Secondo Farinacci, quella notte nella questura di Torino c’erano due persone: lo Smemorato, cioè il professor Canella, e Mario Bruneri. E per una serie di equivoci le impronte del tipografo vennero attribuite allo Smemorato. La tesi regge nella prima camera di consiglio, che si dichiara incapace di stabilire la vera identità dell’uomo ricoverato a Collegno. E Giulia, che davanti ai giudici ha sostenuto la tesi della supremazia dell’Io spirituale sull’Io materiale, è felice anche perché ha scoperto di essere incinta.

Chi non è affatto felice è Astolfi. Un po’ alla volta si sta rendendo conto di essere stato strumentalizzato dal proprio giornale e di essere diventato una pedina di un gioco più grande, che vede contrapposto il regime fascista alla Chiesa, proprio alla vigilia del concordato. Ma Astolfi è un cronista di razza e scavando nel passato di Milly scopre le prove che incastrano lo Smemorato alla sua vera identità di truffatore. I quattro successivi processi gli danno ragione. Secondo la giustizia, lo Smemorato è Bruneri.

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Intanto sono passati gli anni, Giulia ha avuto altri due figli dall’uomo che continua a riconoscere come suo marito, ma la sentenza finale non ammette discussioni né romanticismi. Lo Smemorato viene arrestato e rinchiuso in carcere per rispondere dei reati contestati a Bruneri. Il sipario si abbassa. I giornali di regime ricevono l’indicazione di non parlare più di quella storia e la Chiesa tacita l’Osservatore romano. Astolfi viene promosso e spostato a un altro servizio. Rosa Bruneri riesce, chissà come, ad avere una casa nuova per sé e per il figlio. Sullo Smemorato cade l’oblio di Stato.
Nel 1934, lo Smemorato riceve la grazia e viene liberato. Giulia lo sta aspettando per partire con lui e i figli alla volta del Brasile. Al momento della consegna del passaporto, l’ennesima beffa: sul documento c’è scritto Mario Bruneri. Ma allo Smemorato non importa. Lascia comunque l’Italia portandosi dietro il suo segreto..

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NOTA DI REGIA

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“Mi chiamo Matteo Caccia, ho 33 anni e vivo a Milano. Non so se qualcuno si ricorda di me. Io no.”
Recentemente i quotidiani hanno dedicato intere pagine alla storia dello “smemorato della radio” che dopo aver perso la memoria si racconta ogni giorno ai microfoni di Radio2: una sorta diario in cui Caccia ricostruisce i pezzi della sua vita. La trasmissione si chiama “Amnesia” e gode attualmente di un successo insperato, al punto tale che molte voci, anche autorevoli, insinuano che “lo smemorato della radio” non sia per nulla “smemorato” ma solo un abile attore, al servizio di un abile trasmissione. Interpellati, molti medici sostengono che l’amnesia retrograda globale (quella di cui Caccia dice di soffrire) può essere causata solo da un forte trauma fisico o psichico. Caccia invece dice di aver perso la memoria comodamente seduto in un teatro, durante un concerto. E’ quindi Caccia un “simulatore” ?

Analogie, similitudini quasi incredibili di oggi, con l’enigma psichiatrico per eccellenza di ieri: quello dello “smemorato di Collegno” il cui referto medico, stilato nel 1926, parla appunto di amnesia retrograda globale. Come allora, ecco ripetersi il ruolo giocato dai media e, a sua volta, la capacità di una vicenda tanto enigmatica da trasformarsi subito in letteratura: il caso dello “smemorato di Collegno” ispirò scrittori come Pirandello e Sciascia, mentre il caso dello “smemorato della radio” diventerà presto un libro per i tipi della Mondadori. E i giornali, oggi come allora, ricevono lettere di donne che, nel vedere la fotografia pubblicata scrivono: “Che emozione amatissimo Matteo quando ho visto la tua foto su Repubblica. Ero in tram e una signora accanto a me sfogliava il giornale, io sbirciavo ed ad un certo punto ti ho riconosciuto nella fotografia…allora non sei fuggito da me, ti è invece successa una cosa terribile: la perdita della memoria…” Finzione radiofonica? Libera ispirazione dal più famoso caso dello “smemorato di Collegno”? Chissà, ma intanto Radio2 ha aperto perfino un sito web dove il pubblico può trovare ulteriori approfondimenti sul caso.

Lisa Roscioni, autrice di un affascinante saggio edito da Einaudi sullo “smemorato di Collegno”, da cui è stato tratto il nostro lavoro, sottolinea a proposito del caso l’assalto della stampa (allora non c’erano i “media”), degli intellettuali, dei politici e del grande pubblico: tutti catturati dall’intrigante trama in cui due mogli si contendevano lo stesso uomo e marito. Una trama da film, appunto, in cui il lutto nazionale per la Grande Guerra fa da sfondo. “Un’illusione purissima” come amava dire il Generale Diaz: quella per cui ogni donna poteva immaginare che il corpo del Milite Ignoto (che nel 1921 attraversò l’Italia su un treno speciale) appartenesse al proprio marito o figlio disperso, e altrettanto nell’enigmatico svelarsi di uno “smemorato” o, come si usava dire fra il popolo, di uno “scemo di guerra” che poteva, nel caso, lenire il dolore per la scomparsa del primo sostituendolo in quanto “doppio”.

Corsi e ricorsi della storia e della letteratura dunque, che da Omero a Plauto, in Wilde come in Kafka, ripropone il tema diabolico del “doppio” così come lo “smemorato della radio” gioca oggi, diabolicamente, la sua partita con il pubblico: “Facciamo così: io vi racconto tutti i giorni ciò che scopro per la prima volta, ma dal momento che molti di voi mi scrivono che invidiano la mia situazione, che gli piacerebbe provare a dimenticare tutto o parte di quello che hanno vissuto, giochiamo al gioco della memoria salvata. Scrivetemi non tanto quello che vorreste dimenticare ma quello che vorreste ricordare. Se tutto fosse cancellato quali sono i resti di memoria che manterreste?” Né più né meno quello che avrebbe detto lo “smemorato di Collegno” se, all’epoca, avesse avuto a disposizione un microfono. Dal 1926 ad oggi sono passati ben 83 anni. In tutto questo tempo il grande enigma ha conservato intatto il suo fascino e, magari anche grazie a questo film per la Tv (quando aboliremo il termine fiction?) lo conserverà ancora per molto tempo a venire perché, in fin dei conti, è pur sempre una grande storia italiana. Forse Matteo Caccia la potrà raccontare in onda, ad Amnesia, e allora per lui sarà come trovarsi davanti ad uno specchio, con il suo doppio: “Mi chiamo Giulio Canella, ho 46 anni e vivo a Verona. Non so se qualcuno si ricorda di me. Io no.”

Maurizio Zaccaro,  5 marzo 2009

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RECENSIONE LO SMEMORATO DI COLLEGNO (2009)

Un film in due parti giocato sugli aspetti oscuri relativi al caso che appassionò l’Italia negli anni Venti, senza sbilanciarsi sulla possibile truffa messa in atto dall’uomo, ma andando invece a spiegare il difficile percorso di ricostruzione dell’identità che lo ‘smemorato’ intraprende. Massimo Borriello

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A questa vicenda che appassionò e spaccò l’Italia in due si era già ispirato Sergio Corbucci  che l’aveva portata al cinema negli anni Sessanta, piegandola alla comicità di Totò. Oggi la storia de Lo smemorato di Collegno torna d’attualità con una miniserie televisiva in due puntate, prodotta da Rai Fiction, che propone una maggior aderenza della storia alla realtà dei fatti, grazie al prezioso contributo del romanzo di Lisa Roscioni che ha fatto da linea guida alla realizzazione di questo prodotto televisivo diretto da Maurizio Zaccaro, che comunque non intende fugare tutti i dubbi sull’identità reale del protagonista. La miniserie è infatti giocata sugli aspetti oscuri relativi al caso, senza sbilanciarsi però sulla possibile truffa messa in atto dall’uomo, ma andando invece a spiegare il difficile percorso di ricostruzione dell’identità che lo ‘smemorato’ intraprende.

DSC_7114Se la ricerca di una certezza che restituisca all’uomo la sua vita sembra essere il motore della vicenda, più intrigante si fa la lotta delle due donne convinte di essere, ognuna, la sua legittima moglie. Naturalmente si tratta di fiction Rai, la realtà viene abbondantemente edulcorata: sulle condizioni di vita dei pazienti del manicomio nessun accenno, gli aspetti più morbosi della vicenda vengono addolciti, la Chiesa e la devozione ad essa hanno un posto privilegiato, e via discorrendo. La realizzazione è comunque corretta, Zaccaro riesce a colorare la vicenda di quell’inquietudine necessaria a restituire il volto di un’epoca, e ben descritto è l’iter di una notizia per diventare un vero e proprio caso nazionale. Protagonisti de Lo smemorato di Collegno sono il tedesco Johannes Brandrup, Gabriella Pession e Lucrezia Lante della Rovere, tutti autori di una performance onesta, alle prese con uno script che non brilla certo per freschezza, ma che può contare su una storia piuttosto intrigante.

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Un uomo conteso tra due mogli

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Lo smemorato di Collegno è liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Lisa Roscioni (edito da Einaudi), interpretata da Gabriella Pession, nel ruolo di Giulia Canella, la moglie nobile, Johannes Brandrup, lo Smemorato, Lucrezia Lante della Rovere, nel ruolo di Rosa Bruneri, Giuseppe Battiston, Franco Castellano (Dottor Rivano). 
Diretto da Maurizio Zaccaro, prodotto da Rai Fiction, Susanna Bolchi e Aureliano Lalli-Persiani, sceneggiato da Andrea Purgatori e Laura Ippoliti.

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La miniserie è stata girata tra Torino e Collegno e non ha riscontrato difficoltà per il fatto che fosse “in costume”, ma è stata resa attraverso ottime immagini (Zaccaro è anche operatore!) per raccontare di quella che, all’epoca, era una vera e propria serialità, con colpi di scena, menzogne, improvvise verità. Una storia vera (anche audace per i suoi tempi), accaduta nel 1926, che commosse e, allo stesso tempo, divise l’Italia, così come lo era lo smemorato: conteso tra due mogli. A presentarla è lo stesso Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno e Rai Fiction, il quale ha raccontato di aver pensato che il caso di Collegno poteva essere un’idea perfetta per una miniserie e che la proposta è stata subito accolta, ha preso corpo, soprattutto quando è diventato direttore del settore fiction. Una storia straordinaria che si prestava ad una riduzione cinematografica e che è stata ottimamente realizzata, ha proseguito il “padrone di casa”, attraverso un cast all’altezza. Una fiction in cui non ci sono parti messe o recitate per caso, dove si coglie la bravura del regista; una di quelle fiction che prende immediatamente per la drammaticità iniziale con la successiva “sdrammatizzazione” della commedia. Un piccolo caso, portato anche avanti dalla voce degli strilloni di allora, che poi divenne notizia di dominio pubblico tanto la storia divenne complicata e che è stato reso perfettamente. L’Italia era spaccata in due, ha spiegato Del Noce, ovvero tra Cannella (la moglie ricca) e Bruneri (quella povera).

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Maurizio Zaccaro spiega che il caso dello smemorato ha affascinato così tanto perché è una storia che si ripete sempre. Racconta, infatti, che, proprio in questi giorni, su Radio Due c’è una trasmissione, dal titolo “Amnesia”, condotto da Matteo Caccia, un uomo che ha perso la memoria durante un concerto di musica classica (così dice!). Lui racconta la sua storia, tutti i giorni, ammettendo di non ricordare nulla del suo passato; nella trasmissione, Caccia invita gli ascoltatori a dirgli cosa vorrebbero loro, ciascuno nella propria vita, cancellare o ricordare. La storia di Collegno, quindi, è attuale, se pensiamo che ci sono persone che si appropriano delle carte di credito degli altri, che sottraggono la posta altrui e da lì si compongono delle identità fittizie. Questo mistero che aleggia intorno a un personaggio simile mi ha affascinato.

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La produttrice Susanna Bolchi ammette di aver avuto la stessa suggestione per la vicenda quando lesse, su La Repubblica, un trafiletto che recensiva il libro della Roscioni e se ne è “innamorata” e immediatamente ha acquistato il libro, un piacevole romanzo, e ha proposto l’idea e non c’è stata difficoltà ad iniziare questo progetto, ammettendo che solamente Zaccaro avrebbe potuto girare questo film, avendolo fatto in modo “autoriale” e popolare al tempo stesso. 
Lo Smemorato, l’attore Joahnnes Brandrup, ha raccontato (in un buon italiano imparato sul set!) che non conosceva la storia di Collegno e che, quando ha accettato la parte, Zaccaro gli ha suggerito di non leggere nulla a riguardo, di non farsi un’idea sulla vicenda. La scena dell’arrivo dello Smemorato in manicomio che voleva suicidarsi lo ha emozionato davvero tanto! 
E’ stata la Bolchi a contattare Lucrezia Lante Della Rovere per parlarle di questo nuovo progetto e lei si è subito ricordata che sua nonna, spesso, quando dimenticava qualcosa, usava il nome “Collegno”, ma, allora, lei non conosceva il caso. La Lante della Rovere ammette, quindi, di essersi un po’ “trasformata” nell’interpretare questo ruolo, dicendo chiaramente che, in questo caso: “la bella la fa la Pession”. cioè Giulia Cannella.  Ambiguità ed estraniamento sono i “chiaroscuri” che hanno reso umano il personaggio di Giulia Canella, insieme alla coerenza e alla volontà di difendere la propria idea.
 Ma, ci chiediamo, cosa ha di politico lo Smemorato? Per il Governo, ma anche per la Chiesa, non era importante capire chi fosse, anche se loro erano certi che fosse Bruneri, il punto è che si voleva verificare, stando vicino al Concordato, dove ‘girava la bussola’ cioè l’opinione della gente”.
Una storia senz’altro avvincente che oggi, però, sarebbe risolta in 24 ore con l’esame del DNA!

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La recensione su Lo smemorato di Collegno

All photographs by Bepi Caroli © Casanova Multimedia

Music composed and directed by Andrea Guerra © Casanova Multimedia

CAST ARTISTICO


Smemorato: Johannes Brandrup
Giulia Canella: Gabriella Pession
Rosa Bruneri: Lucrezia Lante Della Rovere
Dottor Rivano: Franco Castellano
Astolfi: Giuseppe Battiston
Commissario Finucci: Fabrizio Contri
Renzo Canella: Gualtiero Burzi
Francesca Canella: Maurizio MarchettI

Nonostante gli ottimi effetti visivi (trucco e parrucche) realizzati a regola d’arte da Fabrizio Sforza (Capo Trucco), che qui ricordiamo con sincero affetto; Marta Roggero e Katia Lentini (assistente truccatore); Patrizia Arrighi, (Truccatrice aggiunta), e l’ottima performance di Giuseppe Battiston e Gabriella Pession “invecchiati a puntino”, le scene non hanno poi trovato la giusta collocazione nel montaggio finale.

Altre scene tagliate a questo link: https://vimeo.com/483673406

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Certosa Reale di Collegno – Ospedale psichiatrico

documentazione

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Ricordando

Andrea Italia, macchinista. 43 anni. Torino, 19 luglio 2017

Ricordando

Fabrizio Sforza , truccatore – 1970 Roma, 12 ottobre 2009

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