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RECENSIONE LO SMEMORATO DI COLLEGNO (2009)

Un film in due parti giocato sugli aspetti oscuri relativi al caso che appassionò l’Italia negli anni Venti, senza sbilanciarsi sulla possibile truffa messa in atto dall’uomo, ma andando invece a spiegare il difficile percorso di ricostruzione dell’identità che lo ‘smemorato’ intraprende.

Massimo Borriello

A questa vicenda che appassionò e spaccò l’Italia in due si era già ispirato Sergio Corbucci  che l’aveva portata al cinema negli anni Sessanta, piegandola alla comicità di Totò. Oggi la storia de Lo smemorato di Collegno torna d’attualità con una miniserie televisiva in due puntate, prodotta da Rai Fiction, che propone una maggior aderenza della storia alla realtà dei fatti, grazie al prezioso contributo del romanzo di Lisa Roscioni che ha fatto da linea guida alla realizzazione di questo prodotto televisivo diretto da Maurizio Zaccaro, che comunque non intende fugare tutti i dubbi sull’identità reale del protagonista. La miniserie è infatti giocata sugli aspetti oscuri relativi al caso, senza sbilanciarsi però sulla possibile truffa messa in atto dall’uomo, ma andando invece a spiegare il difficile percorso di ricostruzione dell’identità che lo ‘smemorato’ intraprende.

Se la ricerca di una certezza che restituisca all’uomo la sua vita sembra essere il motore della vicenda, più intrigante si fa la lotta delle due donne convinte di essere, ognuna, la sua legittima moglie. Naturalmente si tratta di fiction Rai, la realtà viene abbondantemente edulcorata: sulle condizioni di vita dei pazienti del manicomio nessun accenno, gli aspetti più morbosi della vicenda vengono addolciti, la Chiesa e la devozione ad essa hanno un posto privilegiato, e via discorrendo. La realizzazione è comunque corretta, Zaccaro riesce a colorare la vicenda di quell’inquietudine necessaria a restituire il volto di un’epoca, e ben descritto è l’iter di una notizia per diventare un vero e proprio caso nazionale. Protagonisti de Lo smemorato di Collegno sono il tedesco Johannes Brandrup, Gabriella Pession e Lucrezia Lante della Rovere, tutti autori di una performance onesta, alle prese con uno script che non brilla certo per freschezza, ma che può contare su una storia piuttosto intrigante.

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Un uomo conteso tra due mogli

Lo smemorato di Collegno è liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Lisa Roscioni (edito da Einaudi), interpretata da Gabriella Pession, nel ruolo di Giulia Canella, la moglie nobile, Johannes Brandrup, lo Smemorato, Lucrezia Lante della Rovere, nel ruolo di Rosa Bruneri, Giuseppe Battiston, Franco Castellano (Dottor Rivano). 
Diretto da Maurizio Zaccaro, prodotto da Rai Fiction, Susanna Bolchi e Aureliano Lalli-Persiani, sceneggiato da Andrea Purgatori e Laura Ippoliti.


La miniserie è stata girata tra Torino e Collegno e non ha riscontrato difficoltà per il fatto che fosse “in costume”, ma è stata resa attraverso ottime immagini (Zaccaro è anche operatore!) per raccontare di quella che, all’epoca, era una vera e propria serialità, con colpi di scena, menzogne, improvvise verità. Una storia vera (anche audace per i suoi tempi), accaduta nel 1926, che commosse e, allo stesso tempo, divise l’Italia, così come lo era lo smemorato: conteso tra due mogli. A presentarla è lo stesso Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno e Rai Fiction, il quale ha raccontato di aver pensato che il caso di Collegno poteva essere un’idea perfetta per una miniserie e che la proposta è stata subito accolta, ha preso corpo, soprattutto quando è diventato direttore del settore fiction. Una storia straordinaria che si prestava ad una riduzione cinematografica e che è stata ottimamente realizzata, ha proseguito il “padrone di casa”, attraverso un cast all’altezza. Una fiction in cui non ci sono parti messe o recitate per caso, dove si coglie la bravura del regista; una di quelle fiction che prende immediatamente per la drammaticità iniziale con la successiva “sdrammatizzazione” della commedia. Un piccolo caso, portato anche avanti dalla voce degli strilloni di allora, che poi divenne notizia di dominio pubblico tanto la storia divenne complicata e che è stato reso perfettamente. L’Italia era spaccata in due, ha spiegato Del Noce, ovvero tra Cannella (la moglie ricca) e Bruneri (quella povera).

Maurizio Zaccaro spiega che il caso dello smemorato ha affascinato così tanto perché è una storia che si ripete sempre. Racconta, infatti, che, proprio in questi giorni, su Radio Due c’è una trasmissione, dal titolo “Amnesia”, condotto da Matteo Caccia, un uomo che ha perso la memoria durante un concerto di musica classica (così dice!). Lui racconta la sua storia, tutti i giorni, ammettendo di non ricordare nulla del suo passato; nella trasmissione, Caccia invita gli ascoltatori a dirgli cosa vorrebbero loro, ciascuno nella propria vita, cancellare o ricordare. La storia di Collegno, quindi, è attuale, se pensiamo che ci sono persone che si appropriano delle carte di credito degli altri, che sottraggono la posta altrui e da lì si compongono delle identità fittizie. Questo mistero che aleggia intorno a un personaggio simile mi ha affascinato.

La produttrice Susanna Bolchi ammette di aver avuto la stessa suggestione per la vicenda quando lesse, su La Repubblica, un trafiletto che recensiva il libro della Roscioni e se ne è “innamorata” e immediatamente ha acquistato il libro, un piacevole romanzo, e ha proposto l’idea e non c’è stata difficoltà ad iniziare questo progetto, ammettendo che solamente Zaccaro avrebbe potuto girare questo film, avendolo fatto in modo “autoriale” e popolare al tempo stesso. 
Lo Smemorato, l’attore Joahnnes Brandrup, ha raccontato (in un buon italiano imparato sul set!) che non conosceva la storia di Collegno e che, quando ha accettato la parte, Zaccaro gli ha suggerito di non leggere nulla a riguardo, di non farsi un’idea sulla vicenda. La scena dell’arrivo dello Smemorato in manicomio che voleva suicidarsi lo ha emozionato davvero tanto! 
E’ stata la Bolchi a contattare Lucrezia Lante Della Rovere per parlarle di questo nuovo progetto e lei si è subito ricordata che sua nonna, spesso, quando dimenticava qualcosa, usava il nome “Collegno”, ma, allora, lei non conosceva il caso. La Lante della Rovere ammette, quindi, di essersi un po’ “trasformata” nell’interpretare questo ruolo, dicendo chiaramente che, in questo caso: “la bella la fa la Pession”. cioè Giulia Cannella.  Ambiguità ed estraniamento sono i “chiaroscuri” che hanno reso umano il personaggio di Giulia Canella, insieme alla coerenza e alla volontà di difendere la propria idea.
 Ma, ci chiediamo, cosa ha di politico lo Smemorato? Per il Governo, ma anche per la Chiesa, non era importante capire chi fosse, anche se loro erano certi che fosse Bruneri, il punto è che si voleva verificare, stando vicino al Concordato, dove ‘girava la bussola’ cioè l’opinione della gente”.
Una storia senz’altro avvincente che oggi, però, sarebbe risolta in 24 ore con l’esame del DNA!

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