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IL BAMBINO DELLA DOMENICA

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SINOSSI PRIMO EPISODIO Marcello e Saro sono due ragazzi sbandati, ma anche due amici inseparabili. Marcello insegue un sogno: diventare campione di boxe e sposare Anna. Saro invece cerca una scorciatoia per fare soldi e vuole convincere Marcello a diventare un picciotto agli ordini del Maestro, il boss che manovra gli affari sporchi della città. Una notte Saro trascina Marcello sulla spiaggia. Il Maestro l’ha incaricato di raccogliere un pugno di clandestini in arrivo dal mare. Durante la fuga, convinto di difendere il suo amico, Saro uccide uno dei clandestini davanti agli occhi del figlio. E per lui si aprono le porte del carcere. Marcello non gli perdona averlo coinvolto e la loro grande amicizia si trasforma in odio. Quando Saro esce dal carcere sono passati molti anni, ma ormai nella sua testa c’è un’idea fissa: distruggere l’esistenza dell’amico che l’ha abbandonato.
Intanto Marcello è diventato un pugile famoso e ha sposato Anna. E nell’incontro per il titolo, soffre e vince. Ma Saro lo incastra facendolo accusare di doping. Fine della carriera, fine del sogno. Squalificato e abbandonato da Anna, che non sopporta più di vederlo rischiare la vita su un ring, Marcello comincia a sprofondare nella solitudine, nella miseria, nell’alcol. Un attimo prima di finire nel baratro, Marcello conosce Carmine, uno strano bambino dal passato misterioso, che non parla con nessuno.
Ma una notte muore la donna che ogni domenica lo va a prendere in orfanotrofio, e Carmine decide di aprire bocca per la prima volta proprio con Marcello. Ha scelto lui. All’inizio per Marcello Carmine è solo un peso di cui vorrebbe liberarsi. Anche perché ha accettato l’offerta di Saro ed è entrato in un giro di incontri clandestini, che muovono denaro e scommesse, e soprattutto interessano molto il Maestro. Marcello sa combattere, è spietato, vince, diventa il campione della mafia. Saro gli sta sempre accanto. Finge di essergli tornato amico. In realtà non gli è bastato distruggere la sua carriera di pugile alla luce del sole, adesso vuole costringerlo a sporcarsi le mani. Ma la presenza di Carmine sta cambiando profondamente Marcello. E la scoperta che i genitori del piccolo sono stati uccisi per ordine del Maestro, che voleva proteggere Carrisi, uno dei suoi uomini più fidati, lo mette di fronte a una scelta: entrare definitivamente nel giro mafioso o mollare tutto per prendersi cura di quel bambino che ormai lo considera come un padre…
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SINOSSI SECONDO EPISODIO

Ma mollare non è facile: per richiedere l’affidamento di Carmine, Marcello deve avere la disponibilità economica per mantenerlo, e i soldi arrivano dagli incontri clandestini. E Marcello è determinato. Se per avere Carmine deve rischiare la vita combattendo, è disposto a correre quel rischio. Ma un giorno la vita la rischia davvero. Saro, a sua insaputa e con l’aiuto del Maestro, organizza un incontro all’ultimo sangue a Casablanca. Uno di quegli incontri in cui solo il vincitore rimane vivo. Marcello vince l’incontro e il pubblico gli chiede di finire il suo avversario. E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Marcello abbandona gli incontri clandestini e rompe i rapporti con Saro. Cerca un lavoro onesto, ma non sa che il Maestro e Saro gli stanno facendo terra bruciata attorno. Infine, determinato ad avere un lavoro che gli permetta di adottare Carmine, si rassegna ad accettare un posto come uomo di fatica in un autogrill. Le pratiche dell’affidamento, però, non vanno bene: l’assistente sociale dà parere negativo ritenendo Marcello inaffidabile sia moralmente che economicamente. Ma Marcello non si rassegna.
Intanto Anna continua a frequentare un medico dell’ospedale, e Marcello reagisce aggredendolo. Anna lo affronta chiedendogli di sparire dalla sua vita, ma una volta che sono faccia a faccia, la passione riesplode e fanno l’amore. Marcello crede di aver riconquistato la sua donna. Ma Anna lo gela: si è trattato solo di un momento di debolezza. Marcello si getta anima e corpo nella sua risalita sportiva, che nelle sue speranze gli permetterebbe di ottenere l’affidamento di Carmine. Vuole sfidare il campione italiano – Karim al Hassam – e dimostrare a tutti che è pulito. Ma proprio in questo momento arriva la vendetta del Maestro, che gli fa spezzare la mano dai suoi scagnozzi. In ospedale, al capezzale di Marcello, ci sono Anna e Nino. E anche suor Chiara, che però è venuta a dirgli che è costretta a valutare altre possibilità di affidamento per Carmine. E’ il punto più basso dell’esistenza di Marcello, ma diventa il punto di partenza. E’ Carmine a rimetterlo in moto. Il bambino scappa dall’orfanotrofio e corre a casa sua. Vuole che Marcello si rimetta in piedi e vinca per lui. E Marcello così farà, con a fianco Nino, finalmente schierato di nuovo dalla sua parte. La determinazione di Marcello nel prepararsi all’incontro fa breccia anche nella diffidenza di Anna. La sera dell’incontro il Maestro tenta l’ultimo colpo: fa rapire Anna e il bambino e chiede a Marcello di andare al tappeto truccando l’incontro. Ora Marcello sta per salire sul ring. Ha di fronte due alternative: cedere al ricatto del Maestro per amore di Anna e di Carmine, o ribadire che non si piegherà mai e dimostrare alla sua donna e al bambino che è ancora l’uomo pulito e determinato che hanno sempre conosciuto. Ma forse esiste un’altra via d’uscita…

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Una miniserie tutta al maschile, ricca di emozioni, passioni e impegno sociale. Si tratta de Il Bambino della Domenica, due parti con la regia di Maurizio Zaccaro e con Beppe Fiorello nel ruolo del protagonista. Prodotto dalla Casanova Entertainment di Luca Barbareschi, la storia offre uno spaccato duro, e un po’ romanzato, della vita di un uomo senza radici e di un bambino che lo aiuterà a trovare se stesso.

Beppe Fiorello interpreta Marcello, un ragazzo che potrebbe definirsi ‘di strada’, cresciuto senza una famiglia e con al fianco solo un amico, Saro (David Coco), con il quale ha condiviso ogni momento di un’infanzia e di una gioventù difficile, affrontata dai due, però, in maniera completamente diversa. Se lo sbocco di Saro sarà la criminalità organizzata, che lo trasformerà in un killer, Marcello vede il suo futuro redento da una grande passione, la boxe. Ma la via per l’affermazione sportiva non è semplice e soprattutto non certo ricca di grandi opportunità: coinvolto in una serie di incontri clandestini gestiti dalla malavita e fermato per doping, Marcello tocca rapidamente il fondo, trovandosi improvvisamente senza la sua passione e senza il suo amore, Anna (Anita Caprioli), la moglie, che lo lascia esausta da una vita che stenta a decollare.
E’ in questo momento di buio affettivo ed esistenziale che nella vita di Marcello entra Carmine (Riccardo Nicolosi), un orfano di nove anni che alla domenica assapora la gioia di una famiglia, presso la quale trascorre la giornata di festa. Un bambino dal passato misterioso e talmente chiuso in se stesso da aver smesso di parlare. Sarà proprio Carmine a ridare, inconsapevolmente, un nuovo motivo a Marcello per vivere e lottare, per uscire dal tunnel e riappropriarsi di se stesso, degli affetti e di una nuova consapevolezza. E sarà Marcello a far sentire per la prima volta al bambino l’amore di un adulto.

Al soggetto ha collaborato lo stesso Beppe Fiorello, che ha raccontato a Tv Sorrisi e Canzoni la genesi di questa miniserie e la lunga preparazione che gli ha permesso di indossare guantoni e pantaloncini e immedesimarsi nel ruolo di un boxeur dilettante. La storia è nata casualmente, durante una chiaccherata con l’amico Alessandro Pondi: una storia fatta di lealtà e solitudini, viste da due prospettive diverse, su cui i due amici si son subito trovati d’accordo decidendo peraltro di dar vita ad una propria società, la Nove Metri Quadri, con la quale Beppe spera di creare presto altri soggetti da proporre a RaiFiction. Per entrare nel personaggio sono stati necessari due anni di duro lavoro in palestra e una dieta serrata, che gli hanno permesso di scolpire il fisico e di entrare nella mentalità del boxeur di provincia. Due anni che sono diventati un ormai uno stile di vita e che sono iniziati in una delle palestre più rinomate per l’attività pugilistica, quella di Freddy Roach a Los Angeles, per continuare a Roma, sotto lo sguardo attento di Ennio Cibello,

Alla regia de Il Bambino della Domenica un veterano delle storie ‘con/su’ bambini, Maurizio Zaccaro, firma – tra le varie cose da lui girate – della trasposizione tv di Cuore e della miniserie ‘O Professore, su Canale 5 martedì 19 e mercoledì 20. Un’esperienza non facile anche per Zaccaro, che ha trovato, però, nel piccolo protagonista, Riccardo Nicolosi, un valido aiuto. Spontaneo e credibile, il piccolo Riccardo ha reso meno gravoso il lavoro sul set.

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Il bambino della domenica: una storia semplice, ma con tanto cuore dentro

IL 18 e 19 maggio è andato in onda su Raiuno la fiction “Il bambino della domenica” (premiato con ottimi ascolti: 5.392.000 spettatori il 18 e 6.815.000 il 19), con protagonista Giuseppe Fiorello e il piccolo Riccardo Nicolosi. Una storia dura, affascinante e vera come l’ambiente in cui si svolge, ovvero la Sicilia contemporanea, ricca di bellezza ma anche di grandi contraddizioni e problemi, come la Mafia.Un ex-pugile e un orfanello: due vite che, casualmente, si incontrano, convergono e si fondono, salvando il primo dall’ìnferno del pugilato clandestino, dalle scommesse, da un’esistenza ormai allo sbando e il secondo da una solitudine imposta dall’abbandono da parte degli adulti. Un film che, per stessa ammissione del regista Maurizio Zaccaro, per tipo di storia e per il modo in cui viene raccontata si rifà alla lezione tecnico-stilistica del cinema neorealista: immagini vere e autentiche che riescono a intrattenere e a coinvolgere lo spettatore. divertendolo e commuovendolo allo stesso tempo, e un copione “caldo” e avvolgente, concentrato sugli attori, sulle loro vicende umane. Proprio come sapeva fare il Neorealismo. Il regista a tal proposito sottolinea come:<<“Il Ferroviere”, “Ladri di biciclette”, “Paisà” sono ancora ineludibili film di riferimento per questo tipo di tematiche dove il mondo degli adulti è costretto a misurarsi, a confrontarsi con il mondo dell’infanzia, dei bambini>>. Lo sguardo e la vitalità del giovanissimo Riccardo Ncolosi si mescolano alla perfezione al coraggio e cocciutaggine di Marcello, facendolo “rinascere” e maturare definitivamente come pugile e, soprattutto, come uomo.Giuseppe Fiorello. grande “mattatore” della fiction di casa nostra, si conferma ancora una volta un buon attore, capace di calarsi a pieno nei personaggi che interpreta. Grazie ad una lunga preparazione atletica (sacrificio quanto mai raro nel panorama del nostro cinema e, soprattutto, della televisione) ha saputo rendere Marcello La Spada, boxeur ai limiti della legalità ma dal grande cuore, una figura di indubbio impatto visivo ed emotivo. 

Ecco cosa ha dichiarato Beppe Fiorello ai nostri microfoni.

– R: Come ti sei preparato per interpretare il ruolo di un pugile? E qual’è stato il tuo rapporto con il personaggio di Marcello?

– F: Ho iniziato questa grande avventura anche per il piacere di dare al mio mestiere la possibilità di mettere alla prova il mio corpo, che per la prima volta – nella mia carriera – si è trasformato totalmente, muscolo dopo muscolo. Ho vissuto con grande passione “l’idea della trasformazione” per regalare al pubblico qualcosa di diverso. La fatica è stata immensa per arrivare a questo risultato. Quasi un anno e mezzo di lavoro con l’obiettivo di diventare un pugile credibile.Per quanto riguarda il mio personaggio, interpretandolo ho appreso soprattutto la filosofia della boxe e lìetica di combattimento, e ho capito quanto il pugilato può essere una bella metafora della vita: rispettare sempre l’avversario e mai screditarlo.

– R: Come si è  formato il progetto del film?

– F: L’idea nasce una sera in macchina, sul Lungotevere a Roma, con l’amico e sceneggiatore Alessandro Pondi. Io gli confidavo il mio sogno di calcare il ring, e lui mi raccontava la voglia di parlare di quei bambini che vivono in orfanotrofio in attesa di un affido temporaneo. Ci è sembrato da subito molto affascinante intrecciare questi due mondi apparentemente lontani, ma umanamente molto vicini. E così, assieme a Paolo Logli e Andrea Purgatori, abbiamo dato il via alla sceneggiatura.

– R: Come ti sei trovato a lavorare con Maurizio Zaccaro?

– F: Zaccaro mi ha diretto in modo insolito, ma efficace. Il film è quasi interamente girato con la macchina da presa a spalla – dove lui stesso era l’operatore – rendendo tutto molto realistico, naturale e incisivo. Grazie anche all’affascinante fotografia di Fabio Olmi. Spesso, sul set, respiravo la stessa aria e atmosfera che ritrovo in quel vecchio e indimenticabile cinema italiano che si chiama Neorealismo.

– R: Quali sono i tuoi progetti futuri?

– F: In questo momento sto lavorando nel nuovo film di Giuseppe Tornatore, “Baaria”, e ho finito da poco di girare con Edoardo Winspeare, che mi ha fatto recitare in salentino nel suo film “I Galantuomini”, con Donatella Finocchiaro e Fabrizio Gifuni. 

(Davide Ferrara)

NOTA DI REGIA

Per presentare IL BAMBINO DELLA DOMENICA potremmo prendere in prestito il bell’incipit del film di Rosi, Le mani sulla città , che spiegava: “Personaggi e fatti narrati sono frutto della fantasia, ma autentica è la realtà che li produce”.

In questa autenticità, in una Sicilia volutamente ruvida e rovente, Giuseppe Fiorello (il pugile) e il debuttante Riccardo Nicolosi (il bambino) danno vita ad un duetto d’attori di rara forza espressiva e credibilità dove la boxe,  il ring,  i ganci, i montanti, gli uno-due si alternano al mondo volontariamente chiuso del bambino finché le due strade casualmente convergono e si fondono salvando il primo dall’inferno del pugilato clandestino, dalle scommesse, da una vita ormai allo sbando e il secondo da una solitudine imposta, che rischia di confinarlo sempre di più nell’alienazione e quindi all’abbandono da parte degli adulti.

Leggere e poi mettere in scena questa storia è stato come rivisitare, giocare con le tracce lasciate dal cinema del neorealismo. Un cinema che sapeva raccontare con grande suggestione, con immagini vere e autentiche, storie che sapevano intrattenere il pubblico, divertirlo e commuoverlo al tempo stesso. Cinema indimenticabile ma anche popolare, che sfuggiva abilmente alle trappole della retorica grazie appunto a copioni caldi e avvolgenti, concentrati sugli attori, sulle loro vicende umane e soprattutto sui luoghi dove essi prendevano corpo. Nel mettere in scena questo film, nel dirigere gli attori, nell’allestimento delle scene e perfino nei costumi, ho cercato di ripercorrere nella massima semplicità di realizzazione la strada indicata da maestri come Pietro Germi,  Vittorio De Sica , Roberto Rossellini.

Il Ferroviere, Ladri di Biciclette, Paisà sono ancora ineludibili film di riferimento per questo tipo di tematiche dove il mondo degli adulti è costretto a misurarsi, a confrontarsi con il mondo dell’infanzia, dei bambini. Il piccolo Riccardo Nicolosi, che interpreta Carmine in modo impeccabile per la sua giovanissima età ( 7 anni appena compiuti), diventa così, scena dopo scena, l’arcata portante di tutto il film.

Cercato e trovato dopo un lungo lavoro di casting nella torrida Catania dell’estate scorsa, dove il termometro segnava ben 48 gradi all’ombra, Riccardo non solo ha fatto un toccante provino ma ha saputo poi rendere il suo personaggio memorabile tanto quanto, se mi è concesso l’azzardato paragone, quelli di Edoardo Nevola (Sandrino, ne Il Ferroviere), Enzo Staiola (Bruno, in ladri di Biciclette) e Alfonsino Pasca (Lo scugnizzo di Paisà). A lui e alla sua famiglia va tutta la mia riconoscenza.

Come del resto va a Giuseppe Fiorello che, grazie ad una lunga ed encomiabile  preparazione atletica ( sacrificio quanto mai raro nel panorama del nostro cinema e soprattutto della televisione ) ha saputo rendere Marcello La Spada, boxer ai limiti della legalità ma dal grande cuore, una figura di sicuro impatto visivo ed emotivo.

Infine, tutto il mio ringraziamento va anche a Susanna Bolchi, Aureliano Lalli-Persiani e a Luca Barbareschi per avermi dato la possibilità di allestire complicate scene di boxe e non solo, così come dovevano essere fatte.

Maurizio Zaccaro

CAST&CREW

Le riprese de “Il bambino della domenica” sono iniziate a Catania l’8 ottobre e sono terminate a Casablanca il 5 dicembre 2007 per complessivi 49 giorni di lavorazione.

Sono state utilizzate 41 location tra Italia e Marocco e impiegate 3.475 figurazioni.

Interpreti: Giuseppe Fiorello, Anita Caprioli, David Coco, Marcello Perracchio
Produzione: Rai Fiction, Casanova Multimedia
Prodotto da: Luca Barbareschi, Susanna Bolchi, Aureliano Lalli-Persiani
Regia: Maurizio Zaccaro
Soggetto: Andrea Purgatori, Alessandro Pondi, Giuseppe Fiorello, Paolo Logli
Sceneggiatura: Alessandro Pondi, Andrea Purgatori, Paolo Logli
Fotografia: Fabio Olmi
Montaggio: Babak Karimi
Musiche: Louis Siciliano
Scenografia: Giuseppe Pirrotta
Costumi: Simonetta Leoncini
Casting: Loredana Scaramella

ANNO / YEAR:

2008

Ricordando

Mariella Lo Giudice (Catania, 6 febbraio 1953 – San Giovanni L.P., 31 luglio 2011)

Vittoria Piancastelli (Roma, 20 marzo 1962 – Roma, 12 settembre 2015)

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mauriziozaccaro Mostra tutti

Regista e sceneggiatore italiano.
Italian film director and screenplayer.