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Una delle guerre contemporanee limitate, feroci, caotiche, incomprensibili, capaci di riportare l’uomo a una condizione arcaica, è raccontata molto bene da Maurizio Zaccaro ne Il carniere, attraverso la storia di tre cacciatori italiani riferita dal giornalista sportivo Leo Gullotta casualmente presente. Nell’autunno 1991 gli amici Massimo Ghini, Antonio Catania, Roberto Zibetti (fratello di Ghini) vanno come altre volte in Bosnia a sparare ai cervi, e si ritrovano nella guerra. Chi era andato per uccidere rischia d’essere ucciso, chi voleva cacciare animali vede la caccia all’uomo, chi portava il carniere conosce il carnaio, chi era arrivato da turista benestante sperimenta il destino dei profughi senza casa, senza cibo, senza illuminazione né riscaldamento, senza notizie, senza possibilità di capire cosa accada né come finirà.
Lietta Tornabuoni – La Stampa
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Il cinema italiano e la guerra nella ex Iugoslavia. È il primo caso: lo affronta Maurizio Zaccaro, allievo di Olmi, collaboratore di Pupi Avati, sostenuto da un testo cui, insieme con lui, hanno posto mano Marco Bechis, Gigi Riva, Umberto Contarello e Laura Fremdor. Un testo che all’inizio, con abile senso dello spettacolo, sembra proporre solo una partita di caccia organizzata da un gruppo di italiani in una zona boscosa che potrebbe essere la Bosnia. Presto, però, con dei contrattempi: la guida che doveva attenderli non si fa trovare, una sua figlia che si è incaricata di sostituirla è ansiosa e piena di paure; fino a dei colpi di fucile che feriscono uno del gruppo, con una rapida corsa alla volta della città più vicina dove, di colpo, le atmosfere cambiano: folla negli ospedali, si spara dai tetti, carri armati nelle strade, militari di cui non si capiscono le intenzioni, in un disordine, anzi, in un caos sempre crescente.

Gian Luigi Rondi – Il Tempo

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Tre amici, Paolo, Renzo e Roberto, a bordo di una station wagon, stanno raggiungendo una riserva di caccia nella penisola balcanica. Il viaggio si ripete ogni anno, non appena inizia l’autunno proprio quando i cervi si fanno meno sospettosi ed escono a branchi dai boschi. I tre hanno un appuntamento con Boris, il capocaccia che li dovrà scortare verso i palchi d’attesa piazzati in una splendida radura. Ma quest’anno, a differenza degli anni precedenti, qualcosa non funziona, infatti al posto di Boris, i tre trovano la figlia della guida. Una misteriosa, bella e taciturna ragazza che non dà spiegazioni e che sostituisce il padre. Improvvisamente il gruppo di amici si trova coinvolto nella guerra che ha insanguinato la Jugoslavia.
Film sicuramente da riscoprire. La storia di tre amici che durante una battuta di caccia si ritrovano improvvisamente nel bel mezzo dello scoppio della guerra jugoslava. Sperimenteranno sulla loro pelle il dramma di essere tagliati fuori dal mondo e l’inferno, loro malgrado, di essere profughi. Ben diretto da Maurizio Zaccaro e ben interpretato da tutti gli attori. Da brividi, nel finale, la “tabella premi” dei cecchini per ogni civile ucciso: uomo, donna e bambino.
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