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Il film è uscito come “Cervellini fritti impanati ” per la IIF. Italian International Film.

A metà strada fra “Funghi fritti croccanti” e “Fiori di zucca dorati”,  ancora oggi quel brutto titolo “Cervellini fritti impanati” mi fa incazzare da morire;  quando abbiamo scritto la sceneggiatura (ispirata allo spettacolo teatrale di Vittorio Franceschi “Scacco Pazzo”) si chiamava “Testa matta”, ma da un giorno all’altro, poco prima dell’uscita, il produttore o il distributore – adesso non ricordo –  decisero di chiamarlo “Cervellini fritti impanati “perché ricordava “Pomodori verdi fritti”…”  Sono tre parole su tre che suonano uguale, e la gente lo andrà a vedere perché si ricorderà questo”, mi dissero. Non ho potuto fare nulla in quel momento, non avevo né potere né forza per oppormi perché non ero “l’autore” del soggetto ma, più semplicemente, il regista. Sembra poco ma in certi casi è una differenza sostanziale. Il giorno che gli ho detto che non ero d’accordo e che gli volevo perfino fare causa per quel titolo che trovavo ingiusto, perfino volgare , il produttore ha spalancato la porta attigua al suo ufficio e mi ha presentato il suo ufficio legale. A quel punto uno non è incosciente, dice: “Tenetevi il film, per me resta comunque Testa Matta e basta.”  E infatti sulle cose che ho poi ho scritto, e che che vedete in giro non c’è mai scritto “Cervellini fritti impanati” perché l’ho completamente rimosso. C’è invece  “Testa matta”.                Comunque, al di là delle diatribe sul titolo capita a tutti i registi di fare un film sbagliato, e questo è un film profondamente sbagliato. Inutile. Un film che non si doveva fare. Di questo sfortunato lavoro restano però alcune cose pregevoli, come la struggente colonna sonora originale di Alessio Vlad e Claudio Capponi, il cesellato montaggio da Amedeo Salfa e, perché no, l’appassionata performance di un attore di talento come Alessandro Haber.  

Maurizio Zaccaro

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Antonio, un quarantenne mentalmente leso a causa di un lontano incidente d’automobile dove è morta la moglie Elisabetta, vive a Trieste con il fratello Valerio nella vasta casa dei suoi – morti da qualche tempo – completamente regredito ad uno stato infantile (al punto di chiamare papà il fratello che lavora nel vicino Hôtel Savoia e che si prende cura di lui, anche per un senso di colpa, perché era proprio lui alla guida la sera dell’incidente automobilistico. Quando Valerio s’innamora di Marianna e vorrebbe fare con lei una gita in una house-boat (per conoscersi meglio e visitare un rudere su un isolotto, che vorrebbe trasformare in albergo), è costretto a farle cenno di tale situazione penosa. Per toglierlo dalla comprensibile indecisione, Marianna si reca in casa di Antonio e rimane scossa dall’impatto con quell’adulto-bambino, ma non intende rinunciare alla gita tutti insieme. Mentre la confortevole house-boat naviga sulla laguna nel clima più sereno ed euforico dei tre, Valerio è preso da un colpo di sonno: Antonio s’impadronisce dei comandi e imprime una forte accelerazione all’imbarcazione che va a impantanarsi dentro un canneto, costringendo Valerio a lasciarla per chiedere aiuto. Nel frattempo scoppia un uragano che risveglia impressioni rimosse nel subconscio di Antonio: le lontane nozze con Elisabetta, i rovesci d’acqua sull’autostrada la sera stessa delle nozze, la brusca frenata di Valerio, che si trovava alla guida, per evitare lo scontro con un mezzo pesante sbucato all’improvviso, l’urto tremendo. Racconta tutto questo all’attonita Marianna, e subito ripiomba nel suo stato regressivo. Tutto gli si confonde, mentre la bufera rimette in rotta l’imbarcazione e la sospinge a largo, finché va nuovamente ad urtare contro la terraferma, costringendo i due a trovare rifugio su un isolotto, al riparo di un rudere, dove trascorrono la notte. Quando, dopo affannose ricerche, vengono ritrovati da Valerio e da una motovedetta della Guardia costiera, Marianna, affascinata dal mondo fantasioso e irreale nel quale l’ha introdotta Antonio, finisce con unirsi a Valerio nell’assistenza del “diverso”, per un ritorno comune al mondo sognante dell’infanzia, pieno d’incantato stupore.

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“Zaccaro mantiene il film sul décor professionale, senza germi underground, rispettando un manuale di psicoterapia elementare. Perché le radici psicanalitiche, compreso l’amore-odio di lei per il padre, sono di maniera, mentre la povera Galiena, dopo ‘Senza pelle’, sembra destinata ad essere la vittima sacrificale dei fuori di mente, che vedono il sottofondo della vita e ci ridono sopra”.

Maurizio Porro,’Il Corriere della Sera

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Dal film siamo usciti perplessi, in uno stato d’animo un po’ schizofrenico, diviso tra consenso e riserve, adesione e distacco. Eppure, tenuto a briglia corta da Zaccaro con cui aveva già lavorato Haber tempera il naturale istrionismo con una sottigliezza che suggerisce bene l’ambiguità della sua schizofrenia, mentre con l’abituale sobrietà Citran disegna il grigiore borghese di Valerio, l’ambivalente rapporto col fratello, i rimorsi. Convince meno la Galiena, così seduttiva; dà l’impressione di recitare a fianco del personaggio invece di entrarci. Errore di casting? Di riscrittura? Di incapacità registica? Difficile dirlo. Non è mai stato facile per nessuno trasferire un testo teatrale in una dimensione cinematografica, cercando di cancellarne le origini. Forse la debolezza di fondo di ‘Cervellini fritti impanati’, quel che gli impedisce di essere un film riuscito, è nel suo impianto narrativo, nella sua costruzione drammaturgia”.

Morando Morandini, ‘Il giorno’

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“Il difetto di ‘Cervellini fritti impanati’ sta nella mancanza di una autentica tensione psicologica. La regressione infantile di Antonio (chissà se un po’ ci fa…) dovrebbe far deflagrare i sentimenti trattenuti dei due fidanzati, costringerli a fare i conti con la loro irresolutezza affettiva, introdurre una ventata di irragionevole vitalità. Ma il procedimento risulta spesso meccanico, nonostante la convinta adesione ai personaggi dei rispettivi interpreti: Haber nel ruolo teneramente sopra le righe di Antonio, Roberto Citran e Anna Galiena (versione bionda) in quelli più sorvegliati di Valerio e Marianna”.

Michele Anselmi, ‘L’Unità’

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DVD

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