IL CARNIERE


Il 26 giugno 1991 la guerra di Slovenia dava inizio alla dissoluzione della Jugoslavia e inaugurava il decennio di conflitti sanguinosi che hanno sconvolto i Balcani. Da questo primo focolaio gli scontri si sono diffusi, come un’epidemia, anche in Croazia, in Bosnia, in Kosovo, fino alla Macedonia: scenari diversi, diverse etnie, diverse religioni, diverse cause di tensioni. Prima di quel giorno la vita in Jugoslavia era “quasi” normale, il mare cristallino e il cambio favorevole attiravavano turisti sull’altra sponda dell’Adriatico e, a quel tempo, le riserve di caccia al cervo erano molto ambite dai cacciatori, soprattutto italiani…


Dall’Italia tre amici, Renzo, Paolo e Roberto, arrivano in Jugoslavia. Come ogni anno, si apprestano a raggiungere una riserva per l’abituale battuta di caccia. Hanno appuntamento con Boris, il capocaccia che li dovrà guidare nei luoghi opportuni. Stavolta però Boris non si fa trovare. Al suo posto, la figlia Rada guida gli ospiti nei boschi ma, alla sera, partono improvvisi colpi di fucile in mezzo agli alberi. Ferito ad una gamba, Paolo viene trasportato all’ospedale della più vicina città, gli altri sono interrogati dalla polizia, nelle stanze e nei corridoi si intravvedono gruppi di altri feriti. Passa la notte, e la mattina rumori di sirene, spari, incendi fanno capire la verità: è l’autunno del 1991 e in Jugoslavia è cominciata la guerra civile tra le varie regioni ed etnie. Gli italiani si trasferiscono in un hotel in disfacimento pieno di soldati, profughi, confusione. Dai palazzi di fronte i cecchini sparano e uccidono. Passerà del tempo, prima che i tre riescano a fare ritorno in Italia. La vicenda è raccontata oggi da un giornalista sportivo, che aveva conosciuto Renzo, Paolo e Roberto in quell’albergo, dove anche lui si trovava per intervistare un giocatore di basket. Ottima prova d’attori: Massimo Ghini, Leo Gullotta, Antonio Catania, Roberto Zibetti e la bulgara Paraskeva Djukelova.


Maurizio Zaccaro, allievo di Olmi, 45 anni, quinto film, è molto bravo a trasformare questa storia sugli “est” del mondo in metafora, in incubo kafkiano, in apocalisse interiore costruendo un set dai toni grigi, opachi, deprimenti.
Il Messaggero, Fabio Bo, 16/3/97.


Il cinema italiano e la guerra nella ex Iugoslavia. È il primo caso: lo affronta Maurizio Zaccaro, allievo di Olmi, collaboratore di Pupi Avati, sostenuto da un testo cui, insieme con lui, hanno posto mano Marco Bechis, Gigi Riva, Umberto Contarello e Laura Fremder. Un testo che all’inizio, con abile senso dello spettacolo, sembra proporre solo una partita di caccia organizzata da un gruppo di italiani in una zona boscosa che potrebbe essere la Bosnia. Presto, però, con dei contrattempi: la guida che doveva attenderli non si fa trovare, una sua figlia che si è incaricata di sostituirla è ansiosa e piena di paure; fino a dei colpi di fucile che feriscono uno del gruppo, con una rapida corsa alla volta della città più vicina dove, di colpo, le atmosfere cambiano: folla negli ospedali, si spara dai tetti, carri armati nelle strade, militari di cui non si capiscono le intenzioni, in un disordine, anzi, in un caos sempre crescente.
Gian Luigi Rondi – Il Tempo












































Il carniere di Donapinto Stelle – Film TV
Tre amici italiani, Renzo (Massimo Ghini), suo fratello Roberto (Roberto Zibetti) e Paolo (Antonio Catania), si recano con la loro auto in Jugoslavia per una battuta di caccia al cervo. Non trovano pero’ Boris, la guida con la quale si erano accordati. Accetta di fare loro da guida, molto controvoglia e piuttosto preoccupata, Rada (Pareskeva Djukelova) la figlia di Boris, una ragazza diffidente e poco socievole. Durante la battuta, Paolo viene inspiegabilmente ferito alla gamba da un colpo di fucile esploso da sconosciuti. Qualcosa di tremendo sta’ per accadere.


Film-TV
Mi dispiace che questo bel film di Maurizio Zaccaro, allievo di Ermanno Olmi e regista dell’affascinante LA VALLE DI PIETRA e dell’interessante giallo metafisico DOVE COMINCIA LA NOTTE, sia stato accolto tiepidamente da critica e pubblico e vittima di una pessima distribuzione nelle sale. IL CARNIERE e’ uno dei pochi film girati che parlano della controversa guerra civile combattuta in Jugoslavia nella prima meta’ degli anni 90′, con l’ONU e le potenze occidentali a fare da spettatori. Una spietata e sanguinosa guerra fraticida dove i figli arrivano a uccidere i loro padri. Una pellicola, che a quanto ricordo, sembra ispirarsi alla realta’, con dei cacciatori italiani che andavano spesso a caccia in Croazia e che si ritrovarono coinvolti nel conflitto balcanico, anche se nel film non viene specificata la localita’. Il sospetto comunque e’ che l’azione si svolga in Bosnia. Zaccaro gira con semplicita’ e onesta’, un film di grande impegno civile e di notevole impatto emotivo, che ci mostra la tragedia di un popolo, visto attraverso gli occhi di questi cacciatori che diventano, loro malgrado, “cacciati” e che sperimenteranno sulla loro pelle cosa significa diventare dei profughi. Molte le pagine da ricordare: le suggestive scene di caccia immerse in una splendida natura incontaminata con un’altrettanto suggestivo commento musicale, l’entrata in citta’ dei carri armati che fanno tremare i lampadari dell’albergo dove sono stipati i profughi con i volti terrorizzati dei bambini, strade deserte, case distrutte e auto incendiate. Bellissimo il finale. L’unico limite puo’ essere rappresentato da una confezione a tratti un po’ troppo televisiva. Ok tutti gli attori, un po’ impacciato il giovane Roberto Zibetti. In particolare emergono i personaggi di Carlo ( Leo Gullotta) un giornalista sportivo che si improvvisera’ suo malgrado corrispondente di guerra, quello di Rada, la ragazza serba interpretata dalla bravissima attrice bulgara Pareskeva Djukelova, ambigua e scontrosa, ma che fara’ di tutto per salvare i tre protagonisti, e il personaggio di Milan, un’individuo sanguigno e aggressivo, che in uno squalliduccio night club insulta Paolo e Roberto, “italiani mangiapasta di merda”, per poi mettere a repentaglio la propria vita pur di salvarli. Zaccaro in seguito dirigera’ per il cinema UN UOMO PER BENE, film che narra la vicenda giudiziaria di Enzo Tortora, per dedicarsi poi solo a regie televisive e documentari.

IL CARNIERE – Commissione Nazionale Valutazione Film – CEI
Un film sulla tragedia della guerra in Jugoslavia girato con grande sensibilità e senso della misura. La guerra che comincia come gioco dei cacciatori diventa inaspettata, drammatica realtà attraverso momenti quasi impercettibili, scanditi da una narrazione dolente, dai toni ora amari, ora sconfortati, mai rassegnati. Va sottolineata, dal punto di vista pastorale, la sensibilità con cui il regista compone un film di forte ispirazione civile e, attraverso un linguaggio denso, pone l’accento sulla ricerca della verità, sulla necessità di non rinunciare ai valori, ai piccoli gesti, agli atti d’a-more che possono aiutare a porre fine alle guerre. Film notevole per l’am-bientazione in esterni, ma anche per l’appello alla solidarietà che esce dalle immagini. In una di queste una ragazza-cecchino uccide senza saperlo il padre: se tu alzi l’arma contro il tuo prossimo, uccidi te stesso. Utilizzazione: Un film italiano di notevole intensità che merita di essere uti-lizzato anche in programmazione ordinaria per la sua sincerità e forza inte-riore. Utilissimo naturalmente il ricorso al film per riflettere non solo sulla guerra nella ex Jugoslavia ma, più in generale, su come nasce e va avanti, vista dal di dentro, una tragedia come la guerra civile.



Allo spunto di partenza di Il carniere, il film di Maurizio Zaccaro ambientato nella Jugoslavia del 1991, si sposerebbe perfettamente il titolo – appena modificato – di un fortunato recente successo, “Bella vita e guerre altrui” (quelle del libro di Alessandro Barbero erano le guerre di Mr Pyle, gentiluomo). Bella la vita dei tre amici che nell’autunno del 1991 corrono su una station wagon nel paesaggio di quella che allora si chiamava la Jugoslavia per andare a fare una partita di caccia in una grande riserva. E peccato che il desiderio di divertimento dei tre (Massimo Ghini sempre più calato nel suo ruolo di Alberto Sordi anni ’90, Antonio Catania e Roberto Zibetti) ignori le voci di guerra -le guerre altrui appunto – che già arrivano dal sud del paese. Neanche li inquietano, nella cecità della loro allegria, quelle frecce stradali cancellate – metafora potente e semplicissima di un paese che si sta disgregando e reciprocamente negando. Succede dunque che i tre, un po’ per allegria un po’ per italica cialtroneria, ignorino il senso di minaccia nell’aria. Non trovano il guardiacaccia all’appuntamento previsto. Ma insistono perché sua figlia li porti nella riserva. E così nelle brume serali, in un paesaggio all’apparenza incantato (che risulta esser la Bulgaria), comincia una partita di caccia in cui anziché i cervi dai boschi sbucano degli umani armati di fucili. Ferito a una gamba, Catania deve essere trasportato al più vicino ospedale: che si trova però in una città dove la piccola sporca misteriosa guerra altrui sta infuriando. E i tre figli del benessere e dell’ordine, che si facevano un vanto della perfetta organizzazione del loro viaggio, si trovano persi nel girone infernale di un albergo senza luce, senza cibo, senza regole e senza apparenti o comprensibili ragioni, in un paese dove avere un nome bosniaco o croato può segnare la differenza tra la vita e la morte, e dove improvvisamente la vita di un uomo (anzi, la morte) vale cinquecento dollari (settecento se è una donna, mille se è un bambino). A raccontare la storia dei tre amici è Leo Gullotta – un giornalista sportivo arrivato in Jugoslavia al seguito di un gruppo di atleti e rimasto bloccato in una città che sembra la sinopia di ciò che sarà poi Sarajevo. Zaccaro, grazie anche alla bella livida fotografia di Blasco Giurato, ricostruisce in maniera molto credibile l’atmosfera di incomprensibile incubo di questa guerra altrui. Emerge invece più scolorito e meno interessante il ritratto dei tre amici, che soffre anche di un problema di casting: quando si immette in un gruppo un attore con la faccia singolare e inquietante di Robert Zibetti non gli si può far fare solo il bravo ragazzo taciturno.
Irene Bignardi – La Repubblica
Behind the scenes of “The game bag” (Il Carniere). Photos by Philippe Antonello
























David di Donatello – 1997
Premio migliore attore non protagonista a Leo Gullotta
Candidatura miglior produttore a Giovanni Di Clemente
Candidatura miglior regista a Maurizio Zaccaro
Candidatura migliore fotografia a Blasco Giurato
Candidatura migliore sceneggiatura a Marco Bechis, Umberto Contarello, Lara Fremder, Gigi Riva, Maurizio Zaccaro
Nastri d’Argento – 1998
Candidatura miglior scenografia
Ricordando l’amico e maestro Ettore Mo, uno dei più grandi giornalisti, reporter di guerra italiani. Dopo aver visto questo filmato di Mixer del 1995, mi ispirai proprio a lui per raccontare il personaggio dell’inviato speciale a Sarajevo di IL CARNIERE, splendidamente intrpretato da Leo Gullotta che per quel ruolo vinse il David Di Donatello. (La voce narrate del filmato è di Milena Gabanelli che in quei lontani giorni era con lui in Cecenia.
Ricordando con affetto Blasco Giurato – D.O.P.

Ricordando Francesco Bolzoni

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mauriziozaccaro Mostra tutti
Regista e sceneggiatore italiano.
Italian film director and screenplayer.