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2013

La terra non solo è un bene comune, ma è la nostra natura. Ha dichiarato recentemente Carlo Petrini, patron di Slow Food, che ha ripetutamente citato la Costituzione dell’Ecuador come esempio di progresso e speranza. In Ecuador è stato inserito nella Costituzione un articolospecifico dove il nome della Pacha Mama (dalla lingua quechua: Madre Terra, ovvero la dea primigenia della terra, dell’agricoltura e della fertilità) viene posto in riferimento ineludibile alla sovranità territoriale, a difesa della biodiversità e della natura; facendo intendere che con ciò gli ecuadoriani hanno compreso la necessità fondamentale di essere lungimiranti sulle scelte ambientali del proprio territorio. Purtroppo quello che abbiamo visto e documentato girando nel cuore della foresta pluviale fa affiorare uno scenario completamente diverso da quello propagandato dalla Costituzione dell’Ecuador. In questo nostro viaggio, sono stati molti gli incontri con chi si oppone al disastro annunciato dal Presidente Rafael Correa che, nonostante lebelle parole della Costituzione, ha dichiarato concluso il progetto Yasunì ITT, istituito sei anni prima per proteggere uno dei luoghi a più alta biodiversità del pianeta dall’aggressione delle compagnie petrolifere: il parco nazionale dello Yasunì, mettendo così la foresta pluviale in balia della land grabbing internazionale (letteralmente, razzia di terre) ovvero concessioni, ma a volte anche di acquisti massicci da parte delle multinazionali degli stati più ricchi, di enormi porzioni di territorio nei paesi più poveri per trasformarli non solo in colture intensive che servono a costruire una grossa riserva di cibo per l’occidente ma anche, e soprattutto, ad estrarre le ricchezze nascoste nel sottosuolo di quei paesi, fra tutti oro e petrolio. Quello che sta accadendo in queste terre è la distruzione dell’ambiente locale e l’estinzione totale delle nazioni indigene che hanno nella foresta pluviale il loro territorio ancestrale. Si stima che una volta estratto tutto il petrolio disponibile nascosto sotto lo Yasunì si potrà fornire al mondo energia per soli dieci giorni. Per creare quello che si sta per distruggere ci sono invece voluti milioni di anni. La terra ha abbastanza risorse per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di poche persone diceva Gandhi. Ma ai “petroleros” le parole del Mahatma fanno solo il solletico. Adelante petroleros, adelante!

Maurizio Zaccaro, novembre 2013

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ADELANTE PETROLEROS – GIOIELLO INATTESO AL 31° TFF

E’ stato presentato nella sezione “Intanto in Italia” del 31 Torino Film Festival un gioiello inatteso dal titolo “Adelante Petroleros – l’oro nero dell’Ecuador”, di Maurizio Zaccaro. Prodotto da ManiTese Ong grazie al sostegno della Comunità Europea, il film scuote l’animo dello spettatore, prendendolo per mano fin dalla prima inquadratura (uno splendido “loading” animato nientemeno che da Bruno Bozzetto) per accompagnarlo in un delirio lungo 75 minuti duranti i quali si racconta la storia della nobile iniziativa antiestrattivista denominata Yasuni ITT, ora dichiarata fallimentare dal presidente dell’Ecuador Rafael Correa. La forza di “Adelante Petroleros” sta nelle sue inequivocabili immagini: la foresta pluviale agonizzante, indelebilmente segnata dall’avida mano dell’uomo, i terreni inquinati, i corsi d’acqua contaminati, uomini, donne e bambini che vivono su pozzi petroliferi dismessi o fosse di scarico bevendo acqua che puzza di idrocarburi e altri veleni; popolazioni intere costrette a modificare radicalmente il loro stile di vita, colpite da gravissime malattie quali tumori, malformazioni congenite, leucemia, morbi della pelle. “Adelante Petroleros” mostra così, senza mezze misure, gli evidenti segni della distruzione e del degrado creati in una delle regioni del mondo più ricche per biodiversità e varietà culturale, “incontaminata”  almeno fino a qualche decennio fa. Il film, fra testimonianze inconfutabili, a volte toccanti, e faticose riprese nel cuore della giungla a 50°C, regala allo spettatore tante emozioni ma anche tanta rabbia, alimentando così la sua presa di coscienza per una storia importante e necessaria. Un esemplare lavoro che ha il suo pregio nella semplicità del linguaggio, ma soprattutto nell’amalgama fra la bellezza primordiale della selva ecuadoriana e l’orrore per quello che le multinazionali del petrolio le hanno fatto, vedi il caso Chevron –Texaco, multinazionale americana che, nell’arco di un ventennio ha inquinato oltre due milioni di ettari, contaminando la foresta e riversando qualcosa come 68 milioni di litri di residui tossici nell’acqua dei fiumi utilizzata dalle popolazioni locali. “Adelante Petroleros”, titolo ironico quanto mai azzeccato, è un film da vedere e pubblicizzare ovunque, soprattutto, come indica il regista, in quelle regioni del sud Italia (Basilicata e Sicilia) dove le multinazionali del petrolio stanno dando il via all’estrattivismo più feroce. “Adelante petroleros” non racconta infatti solo l’Ecuador ma, metaforicamente, anche quello che potrebbe succedere anche qui da noi estraendo petrolio dal sottosuolo. Non a caso una delle frasi più importanti e significative del film viene da Alberto Acosta, ex ministro del secondo governo Correa: “Pensare di estrarre il petrolio senza inquinare, distruggere,uccidere è come dire che Dracula è diventato improvvisamente vegetariano e che gli si può affidare la Banca del Sangue senza problemi.”

DOMENICA 1 DICEMBRE 2013 – MYMOVIES

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ADELANTE PETROLEROS!

 
L’Oro Nero dell’Ecuador

Documentario di denuncia di Maurizio Zaccaro, Italia 2013, prodotto da Freesolo Produzioni e Mani Tese ONG ONLUS, con il patrocinio dell’Unione Europea.
“Agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con la continuazione di una vita autenticamente umana”. Questo l’imperativo dell’etica della responsabilità formulato dal filosofo tedesco Hans Jonas nel 1979. Necessario il superamento del culto della tecnica e della pretesa filosofica che subordina la Natura e la Terra alle esigenze dell’uomo. Con simile intendimento tra il 2006 e il 2007 l’Ecuador ha riconosciuto, in uno degli articoli più importanti della sua nuova costituzione, i diritti fontamentali della Natura, rinunciando allo sfruttamento dei giacimenti di petrolio che si trovano nel sottosuolo della riserva nazionale dello Yasunì. In particolare del blocco ITT (Ishpingo, Tambococha, Tiputini), aree occupate dalla foresta amazzonica, ricche di acqua e di biodiversità, dove vivono ancora parzialmente isolate numerose tribù indigene. Evitare di trivellare nella zona dello Yasunì ITT avrebbe portato beneficio all’intera comunità globale, risparmiando al Pianeta un assorbimento equivalente a circa 400 milioni di tonnellate di CO2. A seguito di iniziative promosse dalla società civile ecuadoriana, che ha maturato per contatto diretto con i suoi “effetti collaterali”, una coscienza critica verso lo sfruttamento petrolifero del sottosuolo, nel 2006 è stato istituito un fondo fiduciario aperto alla contribuzione dei privati e dei governi, il cui obbiettivo era la raccolta in 12 anni della metà dei 7 miliardi e 200 mila dollari che il paese avrebbe guadagnato dall’estrazione nello Yasunì ITT. Promotori eccellenti del progetto furono l’allora ministro dell’energia e dell’industria mineraria Alberto Acosta ed il neo-presidente dell’Ecuador Rafael Correa Delgado, con l’appoggio delle Nazioni Unite. Il 15 agosto del 2013, in un discorso tenuto a Quito e trasmesso a reti unificate, Correa (nel frattempo rieletto) ha reso pubblico il fallimento dell’intera operazione: a 7 anni dalla sua creazione, nel fondo è stata versata una cifra pari a solo lo 0,37% di quella richiesta (a questa si aggiungono 300 milioni di dollari in impegni sottoscritti ma ancora non versati da diverse nazioni). Prendendo atto dell’insuccesso il presidente comunica quindi la decisione di abolire il divieto di estrazione petrolifera nello Yasunì, in quanto la ricchezza prodotta dal greggio è diventata necessaria al paese per combattere povertà e sottosviluppo, sminuendo l’entità delle conseguenze che tale attività avrà sull’ambiente. Resta contrario l’ex ministro Acosta.
La presa di posizione dell’opinione pubblica ecuadoriana “anti petrolio” cominciò a consolidarsi nel 1993, quando a New York iniziò il processo contro la Chevron. Questa azienda, infatti, insieme alla Texaco, aveva causato, durante lo sfruttamento petrolifero del sottosuolo amazzonico in Ecuador, un grave disastro ambientale, inquinando acqua, aria e territorio. Nonostante la natura ritorni a riprendersi i suoi spazi, inglobando i siti di estrazione dismessi nella foresta, che cresce e si rigenera, gli effetti invisibili ma concreti di questo avvelenamento continuano a fare danni. Accusati di condotta irresponsabile e criminale, entrambe le multinazionali non avevano previsto nella loro attività piani di smaltimento delle sostanze tossiche derivate dalle trivellazioni e nemmeno opere di bonifica dei pozzi alla chiusura degli impianti. Nel 2003 il caso è stato affidato alla Corte di Giustizia dell’Ecuador, nel 2012 la ratifica della sentenza ha definitivamente condannato la Chevron anche se nessun rimborso, nessun intervento di bonifica e nessun impegno per il futuro sono stati presi da parte della compagnia petrolifera. Intanto nelle aree intorno ai pozzi aumentano i casi di cancro e di malattie respiratorie, l’acqua continua ad essere contaminata e le tribù indigene restano confinate lontano delle loro terre ormai divenute inospitali.
Il documentario “Adelante Petroleros! – L’Oro Nero dell’Ecuador” si propone di indagare sull’intera vicenda, attraverso testimonianze, interviste e analizzando precedenti e conseguenze dello sfruttamento petrolifero in Amazzonia e la regia di Zaccaro è semplice e pulita, priva di ridondanze. L’organizzazione del discorso filmico risulta funzionale anche se frammentata, all’autore va comunque il merito di aver approfondito concretamente l’argomento, senza cadere in ideologismi o sentimentalismi. L’impatto ambientale dello sfruttamento petrolifero (passato, presente e futuro) dello Yasunì è devastante ma niente è dato per scontato. La costruzione del documentario si articola attraverso il dialogo con le popolazioni coinvolte, attraverso la visione apocalittica dei siti di estrazione (attuali e dismessi), e si avvale dei contributi di medici, avvocati, attivisti e dello stesso ex ministro Acosta. Il pubblico è illuminato sui vari aspetti del problema con chiarezza espositiva e varietà di fonti e informazioni. Le inquadrature, oltre che i volti e i dettagli, focalizzano l’attenzione dello spettatore su i punti chiave della vicenda, rendendolo testimone partecipe del dramma in corso, e dell’irresponsabile stravolgimento di un ecosistema unico: dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. “Adelante Petroleros!” è un documentario importante, che denuncia un singolo caso tra tanti ma contestualmente offre lo spunto per riconsiderare nel complesso i costi del progresso, mettendo in discussione il sistema di sviluppo economico attuale. L’etica della responsabilità formulata da Hans Jonas e più recentemente il capitalismo sostenibile proposto da Peter Barnes nel suo saggio il “Capitalismo 3.0 – Il Pianeta Patrimonio di Tutti” del 2007, ci suggeriscono uno sforzo collettivo per la gestione responsabile dei beni comuni, ambientali e culturali, nell’ordine di preservare il pianeta per le prossime generazioni.

Zelia Zbogar

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La recensione su Adelante Petroleros!

di LIBERTADIPAROLA75

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31°TFF2013- Sezione “E intanto in Italia”

Il regista Maurizio Zaccaro,  autore di buoni film di denuncia e thriller, ultimamente ridotto a dirigere fiction di livello discontinuo, torna ai fasti di un tempo con questo Mondo Movies ecologico per il cinema.
Alternando interviste amatoriali e televisive a persone comuni, così come a politici, funzionari statali e di varie imprese petrolifere (tra queste la Texaco) e ambientalisti, e sequenze suggestive in presa diretta, con macchina a mano, che rimandano a certo buon cinema del passato (CANNIBAL HOLOCAUST), l’autore indaga nella decisione presa dal presidente dell’Equador, Correo, di aprire il Parco Nazionale dello Yasunì, Equador, allo sfruttamento petrolifero, a causa del fallimentare esperimento di creare di un fondo per raccogliere, in dodici anni circa, la metà del ricavo previsto da codesto sfruttamento.
Intanto, mentre si mostra la battaglia intrapresa dalla popolazione locale e gli ambientalisti per salvaguardare questo patrimonio di biodiversità, si cercano soluzioni energetiche alternative al petrolio.
Ottimamente girato e sicuramente sentito e sincero, propone anche un montaggio che non lesina in soluzioni ironiche. Veramente bello.

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Mani Tese è un’Organizzazione Non Governativanata in Italia nel 1964 per combattere la fame egli squilibri tra Nord e Sud del mondo. Grazie a migliaia di persone che contribuiscono ogni giornocon il proprio impegno personale e con donazioni concrete, Mani Tese opera attraverso progetti dicooperazionein 11 paesi in Africa, Asia e America Latina, iniziative disensibilizzazioneecoinvolgimento della società civile, esperienze concrete di sostenibilità edeconomia solidale,volontariato ed educazione alla cittadinanza mondiale. Mani Tese è un Associazione riconosciutacome Ente Morale dotata di status consultivo speciale presso il Consiglio Economico e Sociale delleNazioni Unite (ECOSOC) dal 1997 e opera come Organizzazione Non Governativa ai sensi dellalegge 49/87 riconosciuta dal Ministero Affari Esteri Italiano e, ai sensi dell’art. 10 del D. Lgs.460/97, è anche Onlus di diritto. Le vicende legate all’estrazione di petrolio in Ecuador,documentate da Maurizio Zaccaro – che ringraziamo per il suo prezioso lavoro – offrono soloalcuni esempi di ingiustizia ambientale dei nostri tempi. Il film Adelante petroleros ribadisce peròcon forza un messaggio universale: lo sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili – inEcuador così come in altre parti del mondo – non produce sviluppo durevole, madiseguaglianze, sfruttamento, povertà e disastri ambientali. Per metter fine all’attuale modelloeconomico non più sostenibile, non bastano denunce e proteste. Occorre impegnarsi a promuoveresu scala globale stili di vita sostenibili per tutti i popoli e per tutte le nazioni, nel Sud come nel Norddel mondo. Quale strumento migliore di un film documentario per arrivare alla coscienza dellepersone?L’impegno di giustizia di Mani Tese, che si avvale del lavoro di centinaia di persone intutto il mondo, è racchiuso in poche parole: contribuire a costruire un futuro migliore. Un futurogiusto. Un futuro giusto in cui ogni popolo è sovrano delle proprie risorse naturali. Un futuro giustoin cui la gestione democratica e partecipata di acqua, terra ed energia da parte delle comunità localiconsente loro di decidere i propri sentieri di progresso. Un futuro giusto in cui gli stili di vita dei piùricchi tengono conto della finitezza delle risorse e non generano sfruttamento selvaggio della naturae violazione dei diritti fondamentali. Info: http://www.manitese.it/futurogiusto

 
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