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KALKSTEIN – LA VALLE DI PIETRA

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“Racconto qui una storia narrataci un giorno da un amico, in cui non accadde nulla di straordinario e che pure non ho potuto dimenticare. Di dieci persone che l’ascolteranno nove biasimeranno l’uomo che vi compare. Il decimo penserà spesso a lui…” 

Adalbert Stifter – Kalkstein – incipit

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Trama: È la storia di un agrimensore che, lavorando nella cittadina di Wangen, in Boemia, conosce un prete “d’aspetto umilissimo e quasi miserabile”, tutto dedito alla sua parrocchia. La sua storia è quella di un giovane il cui fratello aveva molto successo nella vita mentre lui non sembrava riuscire in nulla. Innamorato castamente della figlia di una lavandaia, dopo la morte del fratello ed il fallimento della ditta che questi dirigeva prende l’abito. Diventato amico dell’agrimensore, gli affida il suo testamento. Alla sua morte, si apprende che il parroco ha lasciato i suoi risparmi e il ricavato delle sue modeste proprietà per costruire una scuola per il bene dei bambini della regione. Il poco che egli ha lasciato non risulta sufficiente per edificare la scuola, ma i benestanti del luogo e lo stesso agrimensore aggiungono quanto è necessario per realizzare il sogno del prete.
Sinopsys: This is the story of a land surveyor who, working in the town of Wangen, in Bohemia, meets a priest “who looks so humble that he’s almost miserable”, entirely dedicated to his parish. The priest’s brother was very successful in life while the priest himself never amounted to anything. Before he became a priest, he was unchastely in love with the daughter of a washer-woman when his brother died and the company they ran together went bankrupt. So he took the cloth. He becomes friends with the land surveyor and makes him the beneficiary of his will. After his death, it seems that the priest has left his savings and the earnings from his modest property to build a school for the benefit of the children of the region. The small amount that he left as his estate is insufficient to build the school, but the well-off families of the area and the land surveyor himself add the remaining sum necessary to make the priest’s dream come true.

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Nell’Ottocento, in Boemia, durante un pranzo in casa di un prete, un agrimensore che lavora per l’impero austro-ungarico conosce l’anziano parroco di una contrada non lontana, e nota che, nonostante i poveri abiti, indossa eleganti polsini di merletto che cerca sempre di nascondere. Passano 8 anni, e all’agrimensore viene dato dal governo un nuovo incarico, per cui, allontanatosi dalla famiglia, raggiunge in carrozza la “Conca di pietra”, fatta di grige rocce brulle, che si sfaldano giù nel fiume. Accolto dall’efficiente assistente, l’agrimensore, iniziati i rilievi necessari fra le colline franose, incontra quell’anziano parroco che aveva conosciuto tanti anni prima, che ammira il paesaggio, pur così privo di alberi, perché “le rocce raccolgono la luce”. Da allora i due si vedono spesso, anche nella canonica, povera ma pulitissima. Una sera d’estate, l’agrimensore, sospeso il lavoro, viene invitato dal prete. Scoppia però un temporale fortissimo e i due uomini, al solo lume di una candela, restano a lungo in silenzio, poi cenano, dopo la preghiera, con poco cibo frugale. Più tardi il parroco offre all’ospite un letto per la notte, e questi scopre che il prete abitualmente dorme sopra una cassapanca, col capo appoggiato su di una Bibbia. L’agrimensore, stupito, ripensa al bianchi polsini di pizzo del sacerdote. Al mattino, quando parte, vede il prete immerso nell’acqua della Conca per aiutare i bambini del paese a passare un ponticello semisommerso, e si unisce all’opera di soccorso. Preso dal lavoro, l’agrimensore dimentica il parroco per qualche tempo, poi viene a sapere che è malato ma non vuole medico, né medicine, guarirà se Dio vorrà. In una delle sue visite al malato, questi gli affida la copia del proprio testamento, poi gli racconta di essere figlio, insieme a un fratello gemello, dell’agiato e onesto proprietario di una conceria di pelli, e lo rende partecipe del suo più grande segreto…
 
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C’ E’ UN SEGRETO NEL PASSATO DEL PARROCO…

VENEZIA – Maurizio Zaccaro torna alla Mostra di Venezia un anno dopo: nel ‘ 91 era nella Vetrina del Cinema Italiano con Dove comincia la notte, mentre questa volta ha inaugurato la Settimana Internazionale della Critica con La valle di pietra. Tratto dal romanzo “Kalkstein” di Adalbert Stifter, scrittore austriaco morto nel 1868 autore anche di “Tormalina” e “Cristallo di rocca”. Nella Boemia austroungarica un agrimensore interpretato dall’ inglese Charles Dance trascorre alcuni mesi in una contrada dalla natura ostile e dal clima pericolosamente variabile per compiere i faticosi rilievi necessari a compilare, ciò che nessuno aveva ancora mai fatto, un’ esatta mappa delle infide alture calcaree che ne caratterizzano il severo paesaggio: è il lavoro che egli abitualmente svolge come tecnico al servizio del governo imperiale. Ma questa esperienza sarà diversa dalle altre. La narrazione si svolge in flashback, gli eventi sono rievocati anni dopo nel corso di una situazione conviviale durante la quale l’ agrimensore racconta ai suoi commensali come fu che conobbe il parroco di quella sperduta località e come quell’ uomo cambiò la sua vita. C’ era già stato un precedente incontro: durante un pranzo l’ agrimensore era rimasto profondamente colpito dall’ austera serenità del vecchio parroco, dalla sua indole taciturna e dall’ aspetto estremamente dimesso contrastante con il devoto rispetto di cui era stato oggetto da parte dell’ alto prelato padrone di casa; ma soprattutto contrastante, questo aveva maggiormente colpito la fantasia dell’ agrimensore, con un dettaglio che nel suo abbigliamento così misero faceva pensare al lusso e ad una spiccata raffinatezza di gusti: i polsini della sua camicia immacolata e di finissima qualità. Ritrovarlo e stringere con lui un’ autentica confidenza e una preziosa amicizia, malgrado la riservatezza del prete, sarà tutt’ uno. Fino a quando, sicuro di poter confidare nel più giovane amico dopo una serie di impercettibili ma precise prove (veramente magiche sono le scene in cui l’ ospite, al contempo imbarazzato e incantato, viene introdotto alla spartana frugalità dell’ altro: smentita soltanto, di nuovo, dalle pregiate lenzuola che trova nel letto una notte in cui il temporale lo costringe a fermarsi), gli svela il suo passato, il suo segreto. E gli assegna il compito di condurre a termine, quando sarà morto, la missione cui ha sacrificato tutta la vita. In fondo è un intreccio, per quanto eccentricamente, ricco di suspense; e lasciamo perciò che lo spettatore ne assapori il gusto senza anticipazioni. Zaccaro, che è stato almeno inizialmente condotto per mano in questa impresa da Ermanno Olmi di cui è uno dei più promettenti allievi, fornisce un’ ulteriore e più compiuta dimostrazione di una non comune qualità registica: quella di far sembrare i suoi film più ricchi di quel che sono. Dove comincia la notte nasceva da un’ operazione degna della scuola cormaniana, da una sceneggiatura di Pupi Avati e dallo stesso set del suo Bix, qui egli ha ricostruito un plausibilissimo paesaggio boemo alle falde del Fumaiolo. Di nuovo, anche se le ambizioni sono cresciute rispetto alla convenzionalità della precedente prova, non è tanto l’ autore che afferma la propria originale personalità (La valle di pietra, con la sua olmiana carica etica, ricorda anche i film di Zanussi nella stagione più ispirata. E’ del resto il fantastico attore polacco Aleksander Bardini a vestire i panni del parroco) quanto il sicuro professionista, il cineasta padrone dello strumento; il sicuro investimento per produttori a caccia di nuovi talenti alla cui mano sicura affidare senza troppi patemi anche budget di impegnativo rilievo.

Paolo d’Agostini – La Repubblica

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Questo lavoro di Maurizio Zaccaro è pieno di profonda spiritualità, ed offre motivo di meditazione, presentando la vita di un povero sacerdote dell’800, in una località inospitale, nella quale egli sa trovare ugualmente motivo di ammirazione per la varia bellezza del creato. Si tratta di un personaggio originale, e ricco di fine psicologia, che si rivela con pudore all’agrimensore stupido, ma subito interessato dalla particolare personalità del prete. Non una parola, nè una situazione, nè un personaggio della vicenda appaiono violenti o comunque malvagi, ma tutto è espresso con una tale sobrietà da evitare sia la leziosità che il tono patetico. L’episodio dell’incontro purissimo dell’adolescente con la mai dimenticata Johanna, da cui deriva poi nel sacerdote l’amore per i merletti e la bella biancheria, è trattato con molta finezza. Un film d’atmosfera, evocativo e non descrittivo: notevoli appaiono la scena della preghiera in canonica, prima della cena, e il silenzio dei due uomini, mentre infuria il temporale e la candela si consuma lentamente, e significativo è il furtivo gesto del parroco, che cerca sempre di nascondere i polsini di pizzo, sotto le maniche della povera giacca. Ricca di contenuti, e sicuramente influenzata dalla tematica di Olmi, quest’opera si avvale di una splendida fotografia e delle ottime interpretazioni di Charles Dance (l’agrimensore) e di Aleksander Bardini (il parroco).
 
Segnalazioni cinematografiche’, vol. 114, 1992
 
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In questi nostri anni di crisi delle ideologie, il ritorno a una letteratura di cristallini sentimenti (non di sentimentalismo) e di amore per gli umili ha un suo indubbio significato. Certo, portare sullo schermo ‘Kalkstein’ (cioè ‘La pietra calcarea’) era impresa rischiosa. In questa novella accade molto poco, mentre ciò che conta è lo stato d’animo dei personaggi, il mondo in cui si cala la loro vita e il valore che essi le danno. (…) Il film ha il respiro lieve della novella di Stifter rielaborata cinematograficamente senza tradirla, e anzi facendone occasione per esprimere attraverso di essa l’intero mondo poetico e spirituale dello scrittore. Zaccaro conduce il film con rara delicatezza, attento alle piccole cose, ai piccoli gesti, e con la capacità di dare un’anima al paesaggio che non è mai soltanto scenografia, occasione decorativa, ma diventa anch’esso personaggio. In tempi di banalità televisiva o di effettistica spettacolarità cinematografica, film come quello di Zaccaro ci ricordano quanto il film possa essere poesia e aiutarci a ritrovare la giusta direzione del vivere.

 
Ernesto G. Laura – La Discussione’
 
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RICERCA
Prospetti chiesa e canonica nella “Valle di Pietra” Scenografia Carlo Simi, Costruttore Luigi Sergianni

località della costruzione: adiacenze torrente Para (ponte Tavolicci). Alfero (Sarsina/FC)

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Ricordando

Aleksander Bardini – Lódź, 17 novembre 1913 – Varsavia, 30 luglio 1995

Ricordando

Carlo Simi, scenografoViareggio, 7 novembre 1924 – Roma, 26 novembre 2000

Ricordando

Rudolf Hrušínský – Nová Včelnice, 17 ottobre 1920 – Praga, 13 aprile 1994

Ricordando

Miloš Kopecký, Praga 22 August 1922 – Prague 16 February 1996

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