DOVE COMINCIA LA NOTTE




PER CINEMA ITALIANO DATABASE “DOVE COMINCIA LA NOTTE” E’ AL 64° POSTO FRA I 100 MIGLIOR GIALLI ITALIANI DAL 1960 AL 2015.


























Voto: 7.5
Dove comincia la notte
di Maurizio Zaccaro
Su soggetto e sceneggiatura di Pupi Avati, Dove comincia la notte di Maurizio Zaccaro si colloca nel solco del mystery all’italiana, qui ambientato in terra d’America, scartando a poco a poco dalle cornici del genere verso un esercizio elegante e intelligente. Un cinema di cui in Italia si sente sempre più la mancanza.
La fu Glenda Mallory
Davenport. Dopo la morte di suo padre il giovane Irving Crosley ritorna in città per occuparsi della cessione della vecchia casa di famiglia. Anni prima infatti suo padre Nat aveva intrecciato una relazione con una sedicenne sua studentessa, Glenda Mallory; a seguito dello scandalo la madre di Irving aveva chiesto il divorzio andandosene dalla città col figlio, mentre Glenda si era tolta la vita. A distanza di anni però alcune testimonianze continuano a sostenere che in realtà Glenda sia viva e che il suo suicidio sia stato solo una simulazione per poter continuare a vivere con Nat di nascosto. Con l’aiuto di alcuni nuovi amici ritrovati in città Irving si mette a indagare… [sinossi]
Opera prima in lungometraggio per Maurizio Zaccaro, Dove comincia la notte (1991) prende vita da un soggetto e sceneggiatura di Pupi Avati, collocandosi ampiamente nel solco del filone avatiano del mistero, terreno ben dissodato dall’autore bolognese col seminale La casa dalle finestre che ridono (1976) e Zeder (1983), e in seguito con altri titoli come Il nascondiglio (2007) e in parte L’arcano incantatore (1996). In tal senso Dove comincia la notte evoca e incrocia anche un ulteriore percorso avatiano, quello “americano”, tanto che il film di Zaccaro fu realizzato proprio con la medesima troupe che negli stessi mesi aveva partecipato al lavoro di Bix (1991) in territorio statunitense – un ulteriore incrocio tra brivido e America sarà poi affrontato da Avati con L’amico d’infanzia (1994) e ancora Il nascondiglio. Avati anzi sembra portare anche in racconti lontani dall’Italia il suo approccio paesano o provinciale: l’America narrata da Dove comincia la notte (così come quella, di tutt’altro genere, di Fratelli e sorelle, 1991) è piccola, lontana dalle metropoli, dominata da schiaccianti dinamiche di controllo, pettegolezzo ed esclusione/inclusione sociale. In sostanza, nel bel film di Zaccaro l’orizzonte sociale non è poi così distante dall’asfittica cupezza padana evocata da La casa dalle finestre che ridono. È meno intenso il sostrato di marcescenti credenze popolari, ma lo stigma sociale resta al fondo il motivo dominante dell’intreccio, con annesso desiderio di espiazione.
Dove comincia la notte si colloca altresì in un ulteriore territorio italiano che lungo gli anni Ottanta si era trovato sempre più in difficoltà, ossia l’ampia produzione di genere e consumo, che proprio con l’inizio del nuovo decennio dei Novanta troverà una progressiva e netta marginalizzazione nel quadro produttivo di casa nostra (quantomeno nel cinema di medio-ricca produzione). Mantenendosi nel solido solco tracciato da Avati nelle sue opere precedenti, anche Dove comincia la notte cerca il brivido tramite un lavoro minimale di messa in discussione della lettura razionale di realtà. Evocando un complesso figurale di lunga tradizione (l’antica magione fatta di corridoi e scricchiolii, strani fenomeni e angoli bui), Zaccaro ribalta innanzitutto il più elementare dei principi di identità e non-contraddizione: chi è morto non può essere anche vivo, chi è passato a miglior vita non può continuare a manifestarsi nell’aldiquà senza ribaltare il senso dell’esistenza stessa. Lungo l’indagine condotta da Irving, figlio di una coppia traumaticamente divorziata dopo il suicidio di una sedicenne, Glenda Mallory, che aveva avuto una relazione col padre, i primi elementi ad aprire anfratti d’inquietudine sono le frequenti riapparizioni della ragazza (mai concretizzate in audio-video, ma solo evocate), apparentemente testimoniate da un’amica e da tracce documentali. Solo a tratti il film di Zaccaro evoca i territori del sovrannaturale: la casa che fu teatro della tragedia continua a dare segnali dal passato (il tintinnio di un lampadario ormai rimosso, gocce che provengono dal soffitto), ma quasi mai il film sprofonda nell’ipotesi del fantasma o del ritorno dall’oltretomba. Sapientemente la regia e il racconto scelti da Zaccaro optano per l’ambiguità, oscillando con esiti intensamente avvincenti tra la soluzione razionale e irrazionale.
Rileggendo dunque scenari classici del brivido, Dove comincia la notte concede in realtà un’ampia parte centrale a un’avvincente ipotesi da paradosso pirandelliano, dove la presunta simulazione di morte è la necessaria moneta di scambio per poter continuare a vivere in una delirante serenità. Zaccaro squaderna un armamentario decisamente competente riguardo a tòpoi convenzionali del mistero, adottando soprattutto un frequente uso di soggettive non attribuite, e lasciando così intuire uno sguardo che spesso, dietro gli angoli degli interni della casa, sembra continuare a vigilare sui movimenti dei protagonisti. Intensa è l’evocazione, molto avatiana, di luoghi inaccessibili e ominosi in spazi chiusi. Le case, spazi razionalmente limitati, conservano sempre infiniti margini di mistero, dove il passo dell’uomo è impedito e lo sguardo scopre i propri limiti di lettura. Giocando con le paure più primordiali dell’essere umano in un’ottica da spavento pressoché infantile, Dove comincia la notte evoca spazi interstiziali tra tetto e stanze abitate (la soffitta de La casa dalle finestre che ridono, riecheggiata poi trent’anni dopo dai cunicoli di Il nascondiglio), metonimia dell’inconoscibile seppur a portata di mano, lì, a un passo dalla camera da letto.
Le case sono anche cumulo di tempo, stratificazioni di eventi, che ripartoriscono ineluttabilmente tracce del rimosso. Libri annotati, smalti per le unghie, piccoli premi per un concorso infantile: il gioco espressivo di Zaccaro s’incardina spesso e sapientemente sulla presenza/assenza degli oggetti. Agli indizi-oggetto che a poco a poco affiorano dalla casa risponde il grande rimosso dell’oggetto-corpo: Glenda Mallory, il padre e la madre di Irving non assumono mai sembianze e ruoli agenti all’interno dell’intreccio, ma restano solo come stratificazioni nella memoria dei personaggi o sotto forma di trasmigrazioni metonimiche in oggetti di scena. Non a caso sarà un oggetto-metonimia, posto sulla tavola da pranzo, a chiudere il racconto in un ammirevole finale.
D’altra parte Dove comincia la notte mostra anche grande sapienza nella costruzione di una storia che sembra andare nella direzione della pura detection, sia pure sull’ambiguo crinale tra razionale e irrazionale, mentre di fatto racconta tutt’altro. L’indagine intorno al destino di Glenda Mallory si tramuta in realtà, per piccoli cenni progressivi, nello scandaglio interiore di un’anima segnata dal trauma. Ancora in linea con le tendenze avatiane del mistero, Dove comincia la notte si chiude infatti con lo sprofondamento nel delirio del detective, destino comune agli Stefano de La casa dalle finestre che ridono e di Zeder (a ben vedere, pure il protagonista di Un ragazzo d’oro, 2014, al momento ultima fatica cinematografica di Avati, va incontro al medesimo percorso). Nel labirinto illeggibile del mistero non solo si perde la certezza della ragione, ma finisce per perdersi l’integrità dello stesso protagonista. La riscoperta del passato, insomma, non si tramuta in chiave vincente per addentrarsi in un univoca realtà storica, bensì diventa cartina di tornasole per la coscienza del protagonista, riportato al confronto con se stesso, coi propri rimossi, con la propria anima vulnerata. Così, esordendo intorno al tòpos della “casa”, Dove comincia la notte dà espressione alla sua metonimia più compiuta nel finale, dove la casa finisce col sovrapporsi e identificarsi con la famiglia, oggetto perduto (magari solo immaginato e idealizzato nella sua eterna letizia) e in tal senso protagonista di un’ossessione delirante. Da una simulata detection, in sostanza, si giunge a un finale in odore di Psyco, avvitato nel medesimo rapporto compensativo con la figura materna.
Non tutto torna: avviandosi al finale il racconto affretta fin troppo il passo, e da Dove comincia la notte l’esigenza spettatoriale di logica e coerenza esce talvolta messa in scacco. Accade spesso col cinema di genere italiano e pure col filone avatiano del mistero. Ma è vincente, per l’appunto, la scelta di narrare lo scacco della ragione. Se quella casa sembra essersi fermata nel tempo (come suggerisce il personaggio di Denny), ciò è dovuto in realtà al blocco temporale/esistenziale di una mente, incapace di elaborare positivamente traumi e dolore, se non avvitandosi con scatto ulteriore verso un’elaborazione delirante.
Scegliendo di evitare effettacci e momenti forti, Zaccaro valorizza così con esiti altissimi l’unico brano in cui il sangue appare in scena: quella coperta sciacquata in vasca, che a poco a poco riporta in vita un antico sangue versato. Frammento potente, perfetta incarnazione di un passato letteralmente rimesso in vita nel presente. Non c’è bisogno di tornare effettivamente dall’oltretomba: il passato si stratifica innanzitutto nelle coscienze, negli oggetti, nei luoghi. Con conseguenze dirompenti. Lì, forse, comincia la notte. In tale direzione sembra infatti assumere senso anche un titolo che appare per lo più occasionale, legato alla pura e semplice evocazione di un orizzonte di genere e mistero. In realtà, la “notte” di Zaccaro sembra cominciare dove la coscienza è messa a confronto coi propri rimossi, territori impercorribili come un oscuro sottotetto.
A nostra memoria Dove comincia la notte fu distribuito a suo tempo con una buona copertura promozionale (il sottoscritto mantiene un chiaro ricordo di trailer molto insistenti sui canali televisivi soprattutto commerciali), per poi essere letteralmente dimenticato. Al momento non è disponibile nemmeno una distribuzione in dvd, ed è un vero peccato. Recuperarlo può essere un’esperienza esaltante, per riscoprire una volta di più un cinema italiano capace di andare altrove, affrontare generi ormai sempre meno consueti nell’attuale produzione nazionale, e soprattutto capace di parlare tramite il genere. Capace di intrattenere, evocare, e riflettere.

Where the night begins
by Maurizio Zaccaro
Based on a subject and screenplay by Pupi Avati, Maurizio Zaccaro’s Dove comincia la notte is in the groove of the Italian-style mystery, here set in the land of America, gradually unwrapping itself from the frames of the genre toward an elegant and intelligent exercise. A cinema increasingly missed in Italy.
The late Glenda Mallory
Davenport. After the death of his father, young Irving Crosley returned to town to take charge of the sale of the old family home. Years earlier, in fact, his father Nat had engaged in an affair with a 16-year-old student of his, Glenda Mallory; following the scandal, Irving’s mother had filed for divorce, leaving town with her son, while Glenda took her own life. Years later, however, some witnesses continue to claim that in fact Glenda is alive and that her suicide was just a simulation so that she could continue living with Nat on the sly. With the help of some new found friends in town Irving sets out to investigate… [synopsis]
Maurizio Zaccaro’s first feature-length work, Dove comincia la notte (1991) comes to life from a subject and screenplay by Pupi Avati, placing itself broadly in the groove of the Avatian mystery vein, terrain well trodden by the Bolognese author with the seminal La casa dalle finestre che ridono (1976) and Zeder (1983) , and later with other titles such as Il nascondiglio (2007) and in part L’arcano incantatore (1996). In this sense, Dove comincia la notte also evokes and intersects with a further Avatian path, the “American” one, so much so that Zaccaro’s film was made with the very same crew that in the same months had participated in the work of Bix (1991) on U.S. soil-a further intersection of thrillers and America would later be addressed by Avati with L’amico d’infanzia (1994) and again Il nascondiglio. Avati indeed seems to bring even in tales far from Italy his small-town or provincial approach: the America narrated by Where the Night Begins (as well as that, of an entirely different kind, of Brothers and Sisters, 1991) is small, far from the metropolis, dominated by overwhelming dynamics of control, gossip and social exclusion/inclusion. In essence, in Zaccaro’s fine film, the social horizon is not so distant from the asphyxiating Po Valley gloom evoked by The House with the Laughing Windows. The substratum of festering popular beliefs is less intense, but social stigma remains at bottom the dominant motif of the plot, with an accompanying desire for atonement.
Where the Night Begins is also located in further Italian territory that had found itself increasingly in trouble along the 1980s, namely the broad genre and consumer production, which precisely with the beginning of the new decade of the 1990s would find a gradual and sharp marginalization in the productive framework of our house (at least in medium- and high-production cinema). Keeping in the solid groove traced by Avati in his previous works, Dove comincia la notte also seeks thrills through a minimalist work of questioning the rational reading of reality. Evoking a figural complex of long tradition (the ancient mansion made of corridors and creaks, strange phenomena and dark corners), Zaccaro first and foremost overturns the most basic of principles of identity and non-contradiction: those who have died cannot also be alive, those who have passed away cannot continue to manifest themselves in the hereafter without overturning the meaning of existence itself. Along the investigation conducted by Irving, the son of a couple traumatically divorced after the suicide of a 16-year-old girl, Glenda Mallory, who had had an affair with his father, the first elements to open crevices of disquiet are the frequent reappearances of the girl (never materialized in audio-video, but only evoked), apparently witnessed by a friend and documentary traces.
Only at times does Zaccaro’s film evoke the territories of the supernatural: the house that was the scene of the tragedy continues to give signals from the past (the tinkling of a now-removed chandelier, drops coming from the ceiling), but almost never does the film sink into the hypothesis of a ghost or a return from beyond the grave. Cleverly, Zaccaro’s chosen direction and narrative opt for ambiguity, oscillating with intensely compelling outcomes between the rational and irrational solution.
Thus reinterpreting classic thrillers scenarios, Where the Night Begins actually concedes a large central part to a compelling Pirandellian paradox hypothesis, where the supposed simulation of death is the necessary bargaining chip in order to continue living in delirious serenity. Zaccaro squares a decidedly competent paraphernalia regarding conventional mystery topoi, adopting above all a frequent use of unattributed subjectivities, and thus hinting at a gaze that often, around the corners of the house’s interior, seems to keep watch over the movements of the protagonists. Intense is the very Avatian evocation of inaccessible and hominous places in enclosed spaces. Houses, rationally limited spaces, always preserve infinite margins of mystery, where the human step is impeded and the gaze discovers its own limits of reading. . Playing with the most primal fears of human beings in an almost childlike fright perspective, Where the Night Begins evokes interstitial spaces between roof and inhabited rooms (the attic of The House with the Laughing Windows, later echoed thirty years later by the tunnels of The Hiding Place), metonymy of the unknowable though within reach, there, just a stone’s throw from the bedroom.
Houses are also piles of time, layers of events, ineluctably repartitioning traces of the removed. Annotated books, nail polish, small prizes for a children’s contest: Zaccaro’s expressive play hinges often and skillfully on the presence/absence of objects. The object-object clues that gradually surface from the house are answered by the great removed object-body: Glenda Mallory, Irving’s father and mother never take on likenesses and agent roles within the plot, but remain only as stratifications in the characters’ memories or in the form of metonymic transmigrations into props. Not surprisingly, it will be an object-metonymy, placed on the dining table, that closes the tale in an admirable finale.
On the other hand, Where the Night Begins also shows great wisdom in the construction of a story that seems to go in the direction of pure detection, albeit on the ambiguous ridge between the rational and the irrational, while in fact it tells something quite different. . The investigation around the fate of Glenda Mallory actually turns, by small progressive hints, into the inner probing of a soul scarred by trauma. Still in line with Avati’s mystery tendencies, Dove comincia la notte in fact closes with the detective’s sinking into delirium, a fate common to the Stephanos of The House with the Laughing Windows and Zeder (on closer inspection, the protagonist of Un ragazzo d’oro, 2014, at the time Avati’s last cinematic effort, also goes down the same path). In the unreadable labyrinth of mystery, not only the certainty of reason is lost, but the integrity of the protagonist himself ends up being lost. The rediscovery of the past, in short, does not turn into a winning key to delve into an unambiguous historical reality, but rather becomes a litmus test for the consciousness of the protagonist, brought back to confront himself, his own remorsefulness, and his own vulnerable soul. Thus, beginning around the tòpos of the “house,” Where the Night Begins gives expression to its most accomplished metonymy in the finale, where the house ends up overlapping and identifying with the family, a lost object (perhaps only imagined and idealized in its eternal happiness) and in this sense the protagonist of a delusional obsession. From a simulated detection, in essence, we arrive at a finale in the odor of Psyco, screwed in the same compensatory relationship with the mother figure.
It does not all add up: heading into the finale, the tale hurries its pace far too much, and from Where the Night Begins the spectator’s need for logic and coherence sometimes comes out in check. It happens often with Italian genre cinema and even with the Avatian mystery strand. But the choice to narrate the checkmate of reason is a winning one, precisely. If that house seems to have stopped in time (as Denny’s character suggests), this is actually due to the temporal/existential block of a mind, incapable of positively processing trauma and pain, except by screwing itself with further snap towards delusional processing.
Choosing to avoid effete and forceful moments, Zaccaro thus enhances to high effect the only piece in which blood appears on stage: that blanket rinsed in the bathtub, which little by little brings ancient spilled blood back to life. Powerful fragment, perfect embodiment of a past literally brought back to life in the present. There is no need to actually return from beyond the grave: the past is first layered in consciousness, in objects, in places. With disruptive consequences. There, perhaps, the night begins. Indeed, in that direction, even a title that appears mostly casual, linked to the mere evocation of a horizon of genre and mystery, seems to take on meaning.
In fact, Zaccaro’s “night” seems to begin where consciousness is confronted with its own removals, territories as impassable as a dark attic.
To our recollection Where the Night Begins was distributed in its time with good promotional coverage (yours truly retains a clear memory of very insistent trailers on mainly commercial TV channels), only to be literally forgotten. Not even a dvd distribution is currently available, which is a shame. Recovering it can be an exhilarating experience, to rediscover once again an Italian cinema capable of going elsewhere, tackling genres now less and less usual in current domestic production, and above all capable of speaking through genre. Able to entertain, evoke, and reflect.











A VOLTE LA VERITA’ HA IL VOLTO DEFOME DELLA FOLLIA







Ritornato nella natìa Davenport, dove ha trascorso l’infanzia, il giovane Irving, figlio di un professore di liceo, per non rientrare nella villa piena di ricordi ereditata dal padre, di recente defunto, dimora signorile dei suoi anni verdi, da cui era partito in tutta fretta con la madre quattordici anni prima, subito dopo il misterioso suicidio della sedicenne Glenda, allieva del padre, prende alloggio in un albergo. Intende infatti fermarsi solo il tempo necessario per attendere alla pratica di donazione della villa ai familiari di Glenda, a titolo di risarcimento per quell’enigmatico suicidio, nel quale risulta in qualche modo implicato il padre, a motivo di un suo legame sentimentale con la giovane allieva. Ma la sera stessa del suo arrivo in albergo, un anonimo, che si dice collega del defunto professore, gli dichiara al telefono che la ragazza è viva. Altrettanto si sente dire da una coetanea di Glenda, a suo tempo sua compagna di banco al liceo, che afferma di averla incontrata di recente; e ancora da una giovane bibliotecaria, incaricata dal curatore di registrare i libri del defunto, che ha trovato ben nascosto un libro di devozione in latino, tutto annotato dal professore, a mò di diario recente, con riferimenti continui a Glenda. Deciso ad andare a fondo della strana faccenda, Irving si stabilisce nella villa per indagare su quanto vi può esser accaduto. Inevitabilmente il suo soggiorno a Davenport si protrae oltre il previsto, nonostante le frequenti sollecitazioni di sua madre, che lo vuole a casa. Nel frattempo accadono nella villa cose inspiegabili: il tetto, pur appena riparato, lascia filtrare acqua: il telefono, pur staccato da tempo, sembra squillare nelle ore più imprevedibili; dentro un tombino del parco viene rinvenuto un flacone di lacca per unghie, ancora freschissimo. Finchè le affannose indagini del giovane approdano a un incredibile risultato: Glenda è morta barbaramente uccisa dalla madre di Irving.
Returning to his native Davenport, where he spent his childhood, young Irving, the son of a high school teacher, in order not to return to the mansion full of memories inherited from his recently deceased father, the stately home of his green years, from which he had left in a hurry with his mother fourteen years earlier, immediately after the mysterious suicide of 16-year-old Glenda, his father’s student, takes lodging in a hotel. In fact, he intends to stay only as long as necessary to attend to the practice of donating the villa to Glenda’s family, as compensation for that enigmatic suicide, in which his father turns out to be somehow implicated, because of his sentimental connection with the young pupil. But on the very evening of his arrival at the hotel, an anonymous person, claiming to be a colleague of the late professor, tells him over the phone that the girl is alive. He hears the same from one of Glenda’s contemporaries, at one time his high school classmate, who claims to have met her recently; and again from a young librarian, assigned by the curator to record the deceased’s books, who has found a well-hidden devotional book in Latin, all annotated by the professor, in the manner of a recent diary, with constant references to Glenda. Determined to get to the bottom of the strange matter, Irving settles in the mansion to investigate what may have happened there. Inevitably, his stay in Davenport overstays its welcome, despite frequent urging from his mother, who wants him home. Meanwhile, inexplicable things happen in the mansion: the roof, though newly repaired, allows water to seep in: the telephone, though disconnected for some time, seems to ring at the most unpredictable hours; a bottle of nail lacquer, still very fresh, is found inside a manhole in the park. Until the young man’s harried investigations come to an incredible result: Glenda is barbarously murdered by Irving’s mother.

- Regia: Maurizio Zaccaro
- Attori: Jerry Y. Wolking – Greg, Cara Wilder – Nora, Don Pearson – Lee, Kim Mai Guest – Sybil, Tom Gallop – Irving, Marylou Dennhardt – Sylvia, Blair Bybee – Denny, Lean D. Donovan – Betty
- Soggetto: Pupi Avati
- Sceneggiatura: Pupi Avati
- Fotografia: Pasquale Rachini
- Musiche: Stefano Caprioli
- Montaggio: Amedeo Salfa
- Scenografia: Carlo Simi
- Altri titoli: WHERE THE NIGHT BEGINS
- Durata: 96′
- Colore: C
- Genere: GIALLO
- Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
- Produzione: DUEA FILM – FILMAURO – RAIUNO
- Distribuzione: FILMAURO – VIVIVIVDEO, PANARECORD
DAVID DI DONATELLO 1992 PER MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE (MAURIZIO ZACCARO).
Pur con qualche lungaggine,”Dove comincia la notte” è un film abilmente congegnato su commissione e con un budget di soli 800 milioni. (Maurizio Porro, Il Corriere della sera)
E’ abbastanza facile obiettare due cose: che non è poi cosi’ italiano da figurare in una vetrina incaricata di documentare le novità del cinema italiano, e che sfugge palesemente alle convenzioni non scritte del film “da festival”, e da festival come Venezia. (Paolo D’Agostini, La Repubblica)
Una “mistery story” a tratti intrigante, a tratti un pò scontata. (Giorgio Spagnoletti, Il Mattino)
Si tratta di un giallo di solida scrittura, ma a tutti i film e questo è un pò il suo limite “diverso”. Il film infatti da un lato esibisce un efficace e fluido congegno narrativo, dall’altro sconta l’eccessiva preoccupazione di riproporre gli inflazionati stereotipi del thriller, dell’horror e del fantastico, di evitare certi passaggi topici del genere. (Alberto Castellano, Il Mattino)
Although it has some lengthy features, “Where the Night Begins” is a cleverly contrived film by committee and with a budget of only 800 million. (Maurizio Porro, Il Corriere della sera)
It’s easy enough to object to two things: that it’s not so Italian as to figure in a showcase charged with documenting what’s new in Italian cinema, and that it blatantly escapes the unwritten conventions of the “festival” film, and of festivals like Venice. (Paolo D’Agostini, La Repubblica)
A “mystery story” at times intriguing, at times a bit predictable. (Giorgio Spagnoletti, Il Mattino)
This is a solidly written detective story, but to all movies and this is somewhat its “different” limitation. In fact, on the one hand the film exhibits an effective and fluid narrative device, on the other hand it suffers from an excessive preoccupation with repurposing the overused stereotypes of thriller, horror and fantasy, and avoiding certain topical passages of the genre. (Alberto Castellano, Il Mattino)





Brawny Insurance 6:59pm, 26 December 2006
Io mi ricordo un bellissimo film di Maurizio Zaccaro, un giallo e il suo titolo era “Dove comincia la notte.”
Uno di quei film intramontabili anche a distanza di anni grazie ad un ottima sceneggiatura e per le sue dense atmosfere. Pupi Avati è lo sceneggiatore e Maurizio Zaccaro è il regista al suo incredibile esordio! Purtroppo nel mercato Home Video si trova solo la VHS e per ora del dvd nemmeno un accenno.Speriamo che venga riproposto a breve anche in DVD.Un film veramente ottimo come purtroppo ora non se ne fanno più. Ve lo consiglio se amate il thriller d’atmosfera!!!
Da riscoprire e apprezzare. Ambientato in America,con attori americani sconosciuti . Un film molto inquietante e soprattutto intenso,anche grazie all’ottima prova degli attori, credo tutti esordienti come il regista. E’un film dove le angosce sono tutte interiori e ci trascinano e ossessionano assieme al protagonista dall’inizio alla fine. Uno dei finali più inquietanti e criptici che abbia mai visto… se ripenso a quello zoom sull’apparecchio per i denti che spunta fuori accanto al piatto riservato alla mamma del protagonista, Cristo Santo che storia. Perchè un film così raro, ITALIANO, con una tale forza narrativa e una tale bellissima sceneggiatura deve andare perduto? Speriamo almeno che De Laurentiis, il produttore, ne faccia ,un giorno,un dvd… Non pensiamo solo al Napoli o ai film di Natale!






Un appello: lo voglio rivedere! di allix MyMovies |
| venerdì 15 giugno 2007 |
| Avati ha firmato la sceneggiatura di questo film, che quasi nessuno ha visto, ma che è rimsto potentemente impresso nella mia memoria. Ricordo ancora il trailer: era l’estate 1991 e la voce fuori campo diceva che “a volte la verità ha il volto deforme della follia”. Un bel film, che deve molto a “La casa dalle finestre che ridono” quanto a tematiche scabrose e sensazioni malsane. La storia morbosa del professore che aveva una relazione con la studentessa minorenne, poi morta suicida per lo scandalo; l’abbandono del tetto coniugale da parte della di lui moglie e del figlio; il ritorno di quest’ultimo, dopo la morte del padre, per mettere a posto l’eredità ed indennizzare i parenti della giovane Glenda, chiudendo così i conti riguardo quella brutta vicenda. Ma le cose vanno in modo strano: la presenza della ragazza morta è ovunque, c’è il suo smalto per le unghie, c’è chi giura che sia viva, ci sono porte che si aprono senza spiegazione… Il finale non si può rivelare, ma è meraviglioso: come ne “LA casa dalle finestre che ridono”, è rivelatore, perché la verità si scopre, ma non è affatto consolatorio. Rimane il rimpianto di aver visto questo gioiellino una sola volta, quasi dieci anni fa, durante quello che è stato (a quanto ne so) uno dei pochissimi passaggi televisivi; non è neppure disponibile in dvd. Come afferma l’autore della recensione “Una novità che galleggia nel vuoto”, è veramente spiacevole che un film del genere, notevole per vari motivi, sia stato penalizzato dallo scarso successo di pubblico, mentre certo ciarpame nazionale (e non) ha un immenso successo al botteghino, viene riproposto in migliaia di diverse edizioni dvd e programmato in tv mille volte all’anno, fino alla nausea. Vi prego, riscopriamo pellicole come questa! |
Dove comincia la notte (1991)

Avete presente i trailer cinematografici di una volta capaci di incutere timore e inquietudine con quel vecchio metodo di ripetere il titolo del film tre o quattro volte in un minuto di spot? Dove comincia la notte, girato interamente nel 1990 ma distribuito l’anno dopo è uno di quei casi. Pensato dalla geniale mente di Pupi Avati e diretto da un esordiente, sempre della scuola del regista emiliano, Maurizio Zaccaro, non ha mai riscosso un grande successo, ma curiosamente, per quelli della mia età è rimasto decisamente impresso nella mente e proprio grazie a quel trailer pieno di mistero, una pubblicità che sembrava stesse lanciando il più classico film thriller alla Lamberto Bava o Michele Soavi…sembrava. Altro dettaglio interessante, la locandina: come possiamo vedere la distribuzione italiana (in questo caso la Filmauro) chiese al grafico di turno un’immagine che potesse richiamare più pubblico possibile, facendo così passare il film per un’altra storia ad alto tasso sanguinolento, tipo Sotto il vestito niente. Il film venne distribuito in Italia a partire dal 10 settembre 1991 e con garbo ed in punta di piedi, si portò a casa il David di Donatello 1992 per il Miglior regista esordiente. Sì ok, tutto molto bello (come diceva il nostro Bruno Pizzul), ma di che razza di film stiamo parlando?
Il giovane Irving Crosley (Tom Gallop), assieme a sua madre, è dovuto andare via dal suo quartiere di Davenport in Iowa, dopo lo scandalo in cui era finito il padre, un professore che aveva una relazione con Glenda Mallory, una minorenne che successivamente si suicidò per la vergogna. Alla notizia della morte del padre, la famiglia di Irving manda il ragazzo a firmare la vendita della vecchia magione del professore con un ottimo prezzo alla famiglia della ragazza. Irving, però, viene a contatto con alcune persone della zona che giurano di aver visto Glenda all’interno della sinistra abitazione e che la sua morte è solo un inganno. A questo punto il ragazzo inizia una sua personale indagine cercando di allungare il più possibile il tempo per la vendita, fino a che non scopre…
Facciamo un salto indietro. Il trailer di questo film è chiaramente depistante, in quanto tenta di farci credere che si parli di un glam horror, mentre il film è una classica mystery-story e fra l’altro anche di pregevole fattura. Girato con attrezzature ed attori d’oltreoceano è un prodotto squisitamente nostrano, ma fatto a regola d’arte. Se durante i suoi 90 minuti questa pacata mystery-story non ci mostra nemmeno una goccia di sangue, si dimostra comunque un giallo carico di suspance, che spinge lo spettatore a scavare sempre più nel profondo in modo che il protagonista, detective per caso, trovi una risposta alla domanda delle domande (cosa è accaduto davvero a Glenda?), la quale avrà risvolti alquanto particolari ed è questo che soddisfa maggiormente. Un finale che di certo non vale come quello del meraviglioso Inquilino del terzo piano di Polanski, ma che ne segue il rituale e lo elogia in modo misurato senza prostrarsi compiendo la più misera emulazione. Ma che ho scritto? :)) Sinceramente, un bel film, lontano sicuramente dal capolavoro, ma che seppur volando basso e con toni molto bassi (in certi punti si rischia la noia), spicca il volo e non può dispiacere. Zaccaro e Avati compiono un mezzo miracolo, con pochi soldi, attori sconosciuti e un dosatissimo livello di horror, affidandosi ciecamente alla sceneggiatura. Tuttavia, la grande pecca di questo film sono le musiche, perfettamente in disaccordo con tutto ciò che si vede, una scelta che anche se pensata per sorprendere, vi riesce ma solo in modo negativo. 24 febbraio 2017 di Bellaballò
★★★☆☆



Location
Roughly bounded by 5th, Vine, Ripley, and 9½ Streets, Davenport, Iowa
Coordinate
41°31′36″N 90°34′57″WArea
79 acres (32 ha)
Architect
Benjamin Aufderheide
Architectural style
Late Victorian















Davenport – Fine riprese – Giugno 1991




Actors: Tom Gallop(Irving), Cara Wilder(Nora), Don Pearson(Lee), Kim May Guest(Sybil), Blair Bybee(Denny), Jerry Y. Wolking(Greg), Mary Lou Dennhardt(Sylvia), Leann D. Donovan(Betty), Ron Jasson(Schudalter), Jean Liblick(Ruth), Georgia Klein(Barbara), Elisabeth L. Riecke(Glenda), William C. Renk(Rich), Michael Kennedy(Lanny), Randy Pearson(Steve)
Sinopsys: Nat Crosley dies in Davenport, a small American town in the state of Iowa, where for the last 13 years he’s lived alone closed up in his home, after splitting up with his wife Martha. His wife divorced him after she found out about his affair with his sixteen-year-old student, Glenda Mallory, who later committed suicide. Martha goes to live in Chicago with their son, Irving. Irving goes back to Davenport with the aim of donating their family home to Glenda’s parents, in compensation for the moral damage they’ve suffered. But in Davenport, rumors are circulating that Glenda is still alive. Irving is convinced that the rumors are untrue, and signs the contract. But before he hands over the keys to the new landlords, he decides to dig around a bit to see if there isn’t maybe some truth to all those rumors about Glenda. Several clues lead him to think that the girl didn’t commit suicide, but was murder.
ORIGINAL SCREENPLAY – SHOOTING SCRIPT

ORIGINAL SCREENPLAY – FINAL SCENE


“WHERE THE NIGHT BEGINS” – SHOOTING SCHEDULE – 5 WEEKS

THE COMPOSER – STEFANO CAPRIOLI

“La scelta di Maurizio fu di usare una poesia di Emily Dickinson come traccia per creare una piccola melodia infantile e inquietante, che bene si sposava al contenuto del film. Il testo era il seguente:
‘Twas such a little—little boat
That toddled down the bay!
‘Twas such a gallant—gallant sea
That beckoned it away!
‘Twas such a greedy, greedy wave
That licked it from the Coast—
Nor ever guessed the stately sails
My little craft was lost!
Un pianoforte molto riverberato e un quintetto d’archi, più qualche strumento a fiato e il gioco era fatto. Per trovare una voce femminile incisiva incontrammo Susan Zelouf, madrelingua inglese, che cantò meravigliosamente bene la nostra canzoncina.”
BLACK AND WHITE VERSION
QUALCHE COMMENTO DAL PUBBLICO:
Uno dei film migliori anni 90 intrigante catartico musica che accompagna il tutto a cominciare dalla sigla iniziale visto e rivisto piu volte introvabile in dvd finale spiazzante e sinceramente lascia più di qualche punto interrogativo “dice e non dice” guardatelo con attenzione perché merita grazie per il video
Reputo questo film un autentico gioiello. Capace di tenerti in uno stato di tensione costante.ambientazione e storia effascinanti e finale top
Egregio Maurizio Zaccaro, è un vero onore per me poterle scrivere per dirle che DOVE COMINCIA LA NOTTE è uno dei più bei film italiani di sempre. Non la ringrazierò mai abbastanza per avere diretto questa meravigliosa perla cinematografica, secondo me sottostimata da critica e pubblico e che meriterebbe una riscoperta. Riduttivo definirlo un horror, in realtà è un film dalle mille facce: inquietante, a tratti spaventoso e agghiacciante ma anche delicato, suggestivo, poetico ed inoltre interpretato da attori eccezionali (con una menzione particolare per il protagonista, autore di una incredibile interpretazione nonostante la giovane età) e con una splendida colonna sonora. Insomma, in parole povere, un capolavoro senza se e senza ma. Ringraziandola ancora per averci regalato questo gioiello del cinema italiano. Cari saluti
Bellissimo film. Uno dei film horror italiani meglio riusciti. All’epoca mi aveva colpito e terrorizzato, più per le atmosfere e la tensione, che uniti ai giochi di chiaroscuri, ti rendevano difficile capire chi fosse il colpevole e cosa fosse successo. E poi il finale rivelatore. Un’inezia a volte, un particolare all’apparenza inutile, un ricordo appeso nella mente di un bambino, che senza sapere sapeva. Grande film. Rivisto con piacere….e con un po’ di malinconia. Bravi gli attori ma bravissimo anche il regista, un Maurizio Zaccaro in stato di grazia che ci ha regalato altre perle di uguale valore. Bravo bravo bravo. Da vedere. Assolutamente.
Ottimo film.
Uno dei miei film preferiti. Da bambino mi ha terrorizzato.
Ottimo film… Ottima musica… Speravo uscisse dove comincia la notte 2
Gran bel film, bravissimo il regista,gli attori stupendi,ma soprattutto lail soggetto e la sceneggiatura del grande Pupi Avati.Insuperabile!Chapeu
Tra i gialli-horror il mio preferito in assoluto. Lancio l’ennesimo appello perché si decidano a fare il dvd di questo capolavoro, magari con il trailer tra i contenuti extra
Se lei è realmente “quel” Maurizio Zaccaro” che ha diretto questo film, a mio parere una vera perla del cinema italiano, saprà sicuramente a chi devo scrivere un’email o chi devo corrompere per far sì che Dove Comincia La Notte abbia una versione in bluray! Me lo dica!
La colonna sonora di questo film è stupenda e ricordo che da bambino mi metteva un’angoscia incredibile.
Incredibile, l’ho visto giusto qualche settimana fa! Mi era piaciuto parecchio. Credo che il termine ideale sia un film dell’orrore, non horror. E’ un film di atmosfera, gotico in questo senso. Probabilmente (come indicato da @sospiro eterno) non piacerà a molti, soprattutto se si intende un film dell’orrore con gore, splatter e jumping scare, cosa che qui non si vede. Direi che è più un’atmosfera alla Lovecraft.

AND FINALLY, 33 YEARS AFTER, THE SECRET CLIP NEVER EDITED

RICORDANDO
Mary Lou Dennhardt – Attrice

Fred Chalfy – Production Manager

Francesco Guerrieri – Organizzatore generale

Ron Jasson – attore

Antonio Schiavo Lena – Operatore di macchina

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mauriziozaccaro Mostra tutti
Regista e sceneggiatore italiano.
Italian film director and screenplayer.
di allix MyMovies