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IN CODA ALLA CODA

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158151440346636° San Sebastián International Film Festival

Guido, a bored commuter, takes the train to work. One day, a railway strike forces him to use his old and beloved Fiat 1100. The car is ruined when it gets stuck in a traffic jam and its engine melts. This is a disaster for Guido, since the car has witnessed his life and he feels like a part of him is dying with it. A special day in the life of a tranquil, urban pen-pusher which will drag him and his beloved “life partner” toward the brink

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Si dice che i film realizzati non vanno mai più rivisti, e forse in questo c’è del vero. Infatti quando “In coda alla coda” viene riproposto in qualche retrospettiva, non posso fare a meno di pensare a Woody Allen: “Il mio primo film era così brutto che in sette Stati Americani aveva sostituito la pena di morte”. Tuttavia, bello o brutto, realizzato nell’inverno del 1987 a Milano, il film è stato comunque un buon viatico verso la professione che, all’epoca, tentavo d’intraprendere. Non avevamo soldi se non una manciata di milioni di lire elargiti da Ipotesi Cinema, non avevamo mezzi se non una macchina da presa, un po’ di pellicola, quattro luci e uno sgangherato carrello. E soprattutto non avevamo tempo perché avere tempo per fare bene il proprio lavoro è ancora oggi un lusso che non mi posso permettere. In poche parole “In coda alla coda” non sarebbe mai venuto al mondo se non fosse stato per la determinazione di quel “manipolo di amici”, veri e pazienti, che avevo messo insieme. Dodici in tutto, una “sporca dozzina” alla quale ancora oggi va tutta la mia riconoscenza e il mio affetto. Senza di loro, senza il loro aiuto e la loro incrollabile fiducia nel mio lavoro non sarebbe successo nulla di quello che invece è avvenuto dopo.

Maurizio Zaccaro

7° FESTIVAL INTERNAZIONALE CINEMA GIOVANI – TORINO
Spazio Aperto – Proposte 1989 – Uno sguardo sul cinema indipendente
La recensione su “In coda della coda” 
fonte: Film – tv
La giornata sopra le righe di un uomo apparentemente comune.

In coda alla coda è un doppio esercizio di bravura: innanzitutto lo è per il protagonista, un Alessandro Haber mattattore perennemente in scena dalla prima all’ultima sequenza del film; e poi, naturalmente, è l’occasione per Maurizio Zaccaro, esordiente dietro la macchina da presa, di mostrare quanto appreso collaborando negli anni precedenti con Ermanno Olmi (con il quale il sodalizio artistico proseguirà nei successivi decenni). Classe 1952, non più giovanissimo quindi, Zaccaro attende il momento giusto per debuttare come regista e gli va riconosciuta la giustezza della scelta: questo lavoro, un mediometraggio della durata di un’ora tonda, è un’opera di pochi fronzoli che racconta con toni asciutti una vicenda perennemente sul ciglio del surreale con al centro un personaggio lunare, affidato con evidente lungimiranza al citato Haber. Il regista figura anche come sceneggiatore e gode qui della partnership produttiva della Rai; il suo secondo lavoro, questa volta un lungometraggio, arriverà due anni più tardi e sfoggerà un altro ‘endorsement’ non da poco: sarà infatti Dove comincia la notte, scritto da Pupi Avati.

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TOT

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