MARE 1

il-piccolo-mare-poster

Red line vecto

Storia e vita di una terra, attraverso i racconti di chi la vive. Artigiani di mestieri dimenticati, artisti, imprenditori. Ma soprattutto lei: la Natura. Sola e quasi indifesa davanti all’uomo.  

Girare “Il piccolo mare” è stato come fare un film sui tuoi vicini di casa. La Val Marecchia è questo per me. Qualcosa che conosco da sempre e di cui mi piace parlare. Questo documentario è una specie di tour romagnolo. Io amo profondamente questa terra e la sua gente, che poi è la mia gente. Il filo conduttore è la trasformazione, a partire dallo scorrere dell’acqua. Ho voluto rappresentare il pericolo che ogni caratteristica che identifica la Val Marecchia possa scomparire da un giorno all’altro in nome del progresso. L’antica bottega di stampa ne è un esempio. I giovani si avvicinano affascinati ai mestieri tradizionali, ma poi la fatica li scoraggia e quasi nessuno porta avanti la tradizione. Il pittore che dipinge i suoi ricordi di infanzia sa benissimo che costruire un teatro istituzionale spazzerà via per sempre l’emozione viva del teatro di strada. Ma anche l’azienda che ha bisogno di una nuova autostrada, per velocizzare i trasporti, dal suo punto di vista ha ragione. L’imprenditore che parla è un amico, e mi piace il fatto che la figlia dica di non condividere la posizione del padre. Mettere in evidenza uno spaccato familiare di contrasto, incentrato su un problema così serio per tutti, dà ancora un altro aspetto di verità al mio lavoro.

Ho girato questo documentario in completa solitudine, fatta eccezione per uno o due episodi in cui sono stato aiutato da qualche amico. Sono stati 2 anni di riprese, non senza difficoltà, anche economiche (ho rischiato di lasciarlo incompiuto). Iniziare con la ricerca delle sorgenti del Marecchia, difficili da trovare perché non ci sono indicazioni, perché l’acqua è testimone di tutti i cambiamenti della valle; finisce con l’immagine della neve al mare, evento anche questo insolito e meraviglioso. Come dice anche Tonino Guerra nel film: “Le autostrade fanno viaggiare bene le auto ma distruggono la poesia.” Questa è una frase che dice tutto. E anche quando, sempre Guerra, parla dell’incanto di Ezra Pound per questa terra, si capisce che la potenza della Natura non può essere rimpiazzata dal progresso, non nella sua interezza. Per il momento il documentario è finito, ma lo considero un film in progress. Aspetto di sapere come si concluderanno gli appalti.

E’ importante rendersi conto che questa non è una situazione esclusiva e isolata all’Emilia Romagna. In qualsiasi paese del mondo si sta vivendo una lotta per la sopravvivenza al progresso. Io attualmente mi trovo in Ecuador per un altro documentario, e lì gli indigeni vengono sfrattati perché è stato trovato un immenso giacimento di petrolio. Quella gente perde la propria terra, le proprie radici, per gli interessi di qualche potente. Con quel petrolio dicono che estinguerebbero il debito, ma chi potrà restituire loro un’identità? E tra Basilicata e Calabria sono già in moto gli accordi perché l’Eni possa iniziare a trivellare anche lì, sempre per il petrolio. Quindi è una situazione comune davvero a tutte le terre. In questo documentario abbiamo visto i mutoidi, frutto del riciclo creativo di due artisti, ma in un luogo copto nei pressi de Il Cairo la gente ricicla i rifiuti per dare loro una nuova funzione. Le distanze ormai non esistono.

Io personalmente, amo la parte in cui parla Tonino Guerra, e mi dispiace che, per una mia sbadataggine, alcune sue dichiarazioni non siano state registrate. Quando lo sentiamo dire “Le parole cambiano di sapore a seconda di come tira il vento”, però… questo dice molto già da solo. E anche l’immagine che dà di Ezra Pound mi piace, perché si discosta da quella strumentalizzazione politica di cui il suo nome è stato vittima negli ultimi anni. E sempre a Tonino si lega l’immagine delle lapidi di Fellini e Giulietta Masina. Questo è stato uno scherzo che lui ha voluto fare. La gente pensa che lì siano davvero sepolti. Dunque si è creato un alone di mistero intorno alla vicenda: saranno lì o saranno a Rimini? Tonino amava creare stimoli di questo tipo. Sono opere d’arte.

Il documentario vive la trasformazione anche attraverso lo scorrere del tempo e i cambi di stagione. La Natura è stata sempre al centro di tutta la mia ricerca.

Maurizio Zaccaro, febbraio 2013

Red line vecto

Il piccolo mare (Maurizio Zaccaro, 63’) —

Sceneggiatura: Maurizio Zaccaro. Fotografia: Maurizio Zaccaro. Montaggio: Dario Indelicato. Musica: Andrea Alessi, Theo Teardo. Interpreti: Tonino Guerra, Alfonso Marchi, Annalisa Teodorani, Matteo Giorgetti. Produzione: FreeSolo Produzioni.

Il film si snoda lungo gli argini del Marecchia, piccolo fiume della Romagna, scandagliando il  mondo che si affaccia sulle sue acque; le attività dell’uomo, le grandi industrie e i piccoli artigiani, il fluire dei giorni e delle stagioni, il mutare dell’ambiente. Un lento viaggio in una valle ancora intatta, di primordiale bellezza, un po’ di qua e un po’ di là, come concede il cinema libero e indipendente. Il Marecchia ha una storia straordinaria, a cominciare dal suo antico nome “Maricula” o Piccolo Mare per i Romani. Compagno fedele e silenzioso delle più schiette genti di Romagna, il Marecchia è un fiume carico di cultura e segreti che meritano d’essere svelati; con il dovuto rispetto che ogni fiume merita.

Red line vecto

Il cinema italiano visto da Milano, XI edizione, 5 – 14 aprile 2013, Milano

Viaggio nel cuore della Romagna (e non solo)
Nella carriera di ogni autore prima o poi sopraggiunge una fase meditativa, un bilancio intimo, esplorativo del proprio percorso compiuto. Un momento in cui si accantona il desiderio di raccontare mondi inventati o appartenenti esclusivamente ad altri, per concentrarsi su se stessi, conoscersi e fare conoscere al pubblico la realtà, i luoghi, le persone che della formazione artistica sono stati ispiratori e bacino di influenze.

Il piccolo mare è innanzitutto un atto d’amore rivolto alla Marecchia, terra madre di Maurizio Zaccaro, che ha preparato questo documentario in solitudine per 2 anni, spesso non allontanandosi più di 200 m da casa, a volte affacciando la mdp semplicemente alla finestra, per assorbire e immortalare l’energia misteriosa del torrente che scorre tra le vallate romagnole. L’acqua sorgente di vita, testimone inestinguibile di tutte le cose, scandisce il tempo delle stagioni e di una tradizione che lotta per non scomparire malgrado i tentativi d’irruzione dell’esterno. Zaccaro ci mostra una natura che pulsa e si preserva, nella primavera di un eden primordiale di cui egli stesso sembra ancora in grado di stupirsi, e nella neve finale che copre la magia congelandola, circondando gli antichi mestieri, i ricordi di chi visse l’esperienza della guerra, i proverbi dialettali, il rituale del pranzo domenicale in famiglia, tra un bicchiere di vino, una fetta di salame e qualche storiella buffa. Un diario personale che celebra e si confronta con i grandi personaggi che in quei ruscelli si sono specchiati, Ezra Pound, Tonino Guerra. Quest’ultimo, qui intervistato pochi mesi prima della morte, rivela come il vento di quelle parti abbia mosso le sue parole e come i mondi poveri siano necessari alla poesia. Lontano però da una visione ambientalista troppo arcaica e conservatrice, Zaccaro dà spazio all’intrusione di artisti circensi e assemblatori di rottami metallici che poco hanno in comune con gli stampatori di tele, ammettendo così come la contaminazione in alcuni casi sia di arricchimento alla comunità. Necessaria a formare nuove possibilità di partecipazione pubblica, in sostituzione alle modalità già perdute, come ad esempio il teatro in piazza di S.Arcangelo. Ben diversamente invece è percepito il progetto dell’E45, autostrada che stravolgerebbe il paesaggio distruggendo l’assetto geologico, pericolo non solo locale ma di ogni vallata su cui si siano posati gli interessi imprenditoriali. Il piccolo mare allora, nato da un bisogno interiore coltivato nelle radici di un territorio, finisce per confluire idealmente in altri fiumi e nei sentimenti di altre popolazioni, evocando archetipi universali a cui solo un italiano ha saputo dare magistralmente forma nella storia del cinema. Un italiano che si è nutrito della stessa atmosfera e del respiro della stessa aria: Federico Fellini.

Il piccolo mare [Id., Italia 2012] REGIA Maurizio Zaccaro.
CAST Tonino Guerra, Alfonso Marchi, Annalisa Teodorani, Matteo Giorgetti.
SCENEGGIATURA Maurizio Zaccaro. FOTOGRAFIA Maurizio Zaccaro. MUSICHE Andrea Alessi, Theo Teardo.
Documentario, durata 65 minuti.

Red line vecto

GALLERY

P1010371

img_0522

p1010526

P1010525

p1010533

p1020465

p1020441

p1020388

p1020368

img_3203

img_3187

img_3201

IMG_2970

IMG_1248