tretti

Nota

Ho girato questo piccolo film nel 1984, per Ipotesi Cinema e Rai Uno. “Augusto Tretti, un ritratto” è dunque uno dei miei primissimi lavori. Sono trascorsi più di trent’anni dalla sua realizzazione eppure l’ultima volta che sono passato da Colà (Lazise del Garda) poco prima della sua scomparsa ho provato le stesse sensazioni di allora. Varcare il portone della sua casa era come salire sulla macchina del tempo, talmente tutto era immutato. Gli oggetti, quelli che lui chiama con affetto “cimeli e ricordi”, dei pochi film che ha diretto nella sua carriera erano ancora lì come allora, così come era rimasto intatto, nel corso del tempo, l’arredo della villa. Nemmeno lui sembrava essere invecchiato, come se un  efficace elisir gli avesse donato l’eterna giovinezza. Perché Augusto Tretti sostanzialmente era questo: un grande sognatore, come tutti i bambini. Intelligente, ironico, fantasioso, autore di cinema troppo scomodo e pungente, Augusto era una miniera d’idee. Stare con lui (come si può vedere in questo suo ritratto) voleva dire immergersi totalmente in un mondo fatto di racconti affascinanti e unici, di aneddoti esilaranti, di spunti e visioni che avrebbero potuto sfociare in film sorprendenti, e tanto altro ancora. Un mondo che in molti hanno poi liquidato come “goliardico” e “naif” . Eppure, per chi lo conosceva bene, di goliardico e naif Augusto non aveva proprio nulla. Da vero artigiano del cinema sapeva fare un po’ tutto, dall’operatore al montatore, dall’elettricista al costumista, allo scenografo e perfino l’attore. Non a caso, a Venezia nel 1972, per “Il potere” disse in conferenza stampa:  “Ritengo che IL POTERE sia un film d’autore al cento per cento. Ho fatto tutto io, perfino il verso della gallina”. Purtroppo oggi pochi si ricordano di lui, dei suoi clamorosi film. Peccato. Ma Augusto è stato non solo un amico ma un “inventore” al quale ispirarsi per non morire di ovvietà, di banalità e soprattutto di omologazione. Non a caso Federico Fellini disse di lui: “Do un consiglio a tutti i miei amici produttori: acchiappate Tretti, fategli firmare subito un contratto, e lasciategli girare tutto quello che gli passa per la testa. Soprattutto non tentate di fargli riacquistare la ragione; Tretti è il matto di cui ha bisogno il cinema italiano”. Oggi, di matti nel cinema italiano non ce ne sono più. Sono stati fatti sparire tutti, uno dopo l’altro. Fermati, radiati, dimenticati. E il nostro cinema soffre della loro assenza. Lunga vita dunque a LA LEGGE DELLA TROMBA, a IL POTERE, a ALCOOL: i tre indimenticabili, graffianti capolavori di Augusto Tretti, “anarchico di linea veronese”, come lui stesso ama definirsi.

Maurizio Zaccaro

Red line vecto

Augusto Tretti racconta se stesso e i suoi film a una studentessa che ha l’ardire di fare una tesi su di lui. La scoperta della passione per il cinema, la benedizione di Filippo Sacchi, l’incontro con Fellini, ma soprattutto gli ostacoli del fare cinema nella totale autarchia.

Film -Tv

Red line vecto

1985, Maurizio Zaccaro incontra Augusto Tretti, maestro misconosciuto del cinema italiano, nella sua villa nei pressi del Lago di Garda. Con loro una studentessa universitaria che sta scrivendo la tesi proprio su Tretti e che accompagna il regista ormai non più giovanissimo in lunghe passeggiate nella campagna e in visite ai luoghi in cui sono conservati i cimeli dei suoi film. Tretti parla in modo schietto, spesso tagliente e spassoso, dei suoi film, di come sia arrivato per caso al cinema e delle innumerevoli traversie produttive che ha dovuto affrontare per portare a compimento La legge della tromba e Il potere, le sue opere più famose.

33° TFF (Torino Film Festival)

Red line vecto

tretti.jpg

Photo by Maurizio Zaccaro © 1978